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L’Unione Europa ha vinto: Facebook non prenderà più i dati da WhatsApp

Svolta storica nei confronti del social network che ad agosto aveva avviato la condivisione delle informazioni con il popolare servizio di chat

I piani di Zuckerberg non andranno nella direzione prevista. Lo scorso agosto, la “sua” WhatsApp (acquisita nel 2014) aveva aggiornato le politiche di utilizzo dell’app, per permettere a Facebook di ottenere i dati (fondamentalmente il numero di cellulare) degli iscritti, così da incrociarli con le eventuali informazioni sul social network. Secondo quanto comunicato in estate, l’azienda avrebbe usato i “big data” per migliorare i servizi forniti agli utenti, ad esempio l’invio di messaggi di chat per chi ha contattato un ente su Facebook oppure l’avviso di consegna di un pacco per i clienti che hanno finalizzato un acquisto via social. Peccato, che la novità non era accompagnata da una cosiddetta “opt-out”, ovvero l’opzione che consente a chiunque di rinunciare a una funzione con un semplice clic.

In molti si erano opposti all’aggiornamento, sebbene abbiano dovuto accettarlo forzatamente, vista l’assenza di un compromesso se non quello di disinstallare l’app. Nel battibecco tra la multinazionale e gli utilizzatori, sterile perché non aveva portato a ripensamenti, si è posta di traverso l’Unione Europea, attiva già nei mesi scorsi per capire come bilanciare il diritto dei cittadini con le necessità del business di Mr. Zuck. In una lettera aperta a WhatsApp, la commissione per la protezione dei dati scriveva: “Ci sono gravi preoccupazioni circa la modalità con cui è stato comunicato l’aggiornamento e il conseguente cambiamento nella gestione della privacy degli utenti”.

A quel punto diversi stati (tra cui l’Italia) hanno accolto il monito della UE, chiedendo formalmente a Facebook di fare un passo indietro. Il risultato? La scorsa settimana il governo britannico ha convinto il social a fermare la condivisione delle informazioni da WhatsApp, almeno in via temporanea. Sembrava che la decisione dovesse interessare solo i cittadini di sua maestà e invece si è allargata ovunque tra i paesi appartenenti all’Unione. Ad oggi dunque, come riporta il Financial Times, lo sharing tra le due piattaforme è interrotto fino a quando la situazione non sarà più chiara. Ciò non vuol dire che l’incrocio tra le fonti si ferma qua ma presto si capirà meglio cosa davvero se ne fa Facebook dei nostri numeri di telefono.

E questo è uno dei quesiti che un mese fa il garante nostrano, Antonello Soro, aveva posto a Zuckerberg. Nello specifico, si chiedeva alla rete da oltre 1 miliardo e 700 mila utenti, di rispondere a tre quesiti fondamentali: quali sono i dati che WhatsApp trasmette a Facebook; in che modo tale trasmissione viene comunicata agli iscritti e che tipo di misure vengono adottate per garantire l'esercizio dei diritti da parte della normativa italiana in materia di privacy, considerando anche il tempo utile per opporsi alle nuove condizioni. 

Soro attendeva un riscontro entro il 15 ottobre; mai arrivato. Le conseguenze sono state più rapide del previsto, almeno rispetto alla media burocratica europea.

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