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L’Intelligenza Artificiale ha ricreato i Beatles

L’anno prossimo Sony Music realizzerà “Flow Machines”, un album nato grazie a un algoritmo che pesca tra 13.000 canzoni. Ecco le prime tracce

Spesso i cantanti si sono trasformati in robot e avatar (ricordiamo il David Bowie di Omikron) per dar vita a personaggi futuristici, calati nel ruolo di una modernità iper-connessa, che ha quasi perso i suoi tratti distintivi. Ma le cose presto potrebbero andare diversamente, con gli stessi robot in grado di vestire i panni delle popstar.

A dimostrarlo è Sony Music, che con il CSL Research Laboratory di Parigi, sperimenta da tempo come l’informatica e gli algoritmi possano anche essere “creativi”, ispirandosi a geni dell'arte musicale. 

La tappa finale, o meglio intermedia, del lavoro è la pubblicazione di due brani prodotti con il supporto essenziale dell’Intelligenza Artificiale. In pratica, i ricercatori hanno creato un archivio contenente circa 13.000 canzoni di generi differenti (dal pop al jazz, passando per salsa e musical), lasciando poi che un tecnico umano, ad esempio il compositore Benoît Carré, scegliesse le influenze della traccia finale.

A quel punto “FlowComposer”, l’algoritmo principale, ha generato uno spartito di base (melodia e armonia) su cui Carré ha potuto lavorare, finalizzando testi e arrangiamento. Con il software Rechord, anch’esso potenziato dall’Intelligenza Artificiale, è stato possibile inserire pezzi audio di brani già prodotti, che combaciano perfettamente con l’opera di FlowComposer.

Il risultato è Daddy’s Car, nato con la volontà di ispirarsi volutamente ai Beatles e Mr. Shadow, basato invece su una serie di sample che riprendono songwriter americani. 


Sony Music lancerà il prossimo anno l’album completo, contenente tracce sviluppate principalmente dall’AI e poi lavorate dall’uomo. Non si hanno notizie sul titolo, anche se pare che “Flow Machines”, epiteto del progetto, possa rendere bene l’idea di una prima assoluta nel campo.

Anche se quello dei laboratori parigini sembra ancora un esperimento, tra gli addetti ai lavori stanno sorgendo i primi dubbi. Quanto vale una canzone che prende in prestito classici di ogni epoca per creare un prodotto originale e accattivante? Che tipo di sentimento può suscitare nei fan? E, soprattutto, chi andremo ad applaudire ai concerti? Un computer, un dj, manager e compositori? Vada per il remake di Amanda Lear ma i prossimi Beatles fatti di viti e bulloni proprio no.

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