Lg G Watch R
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Lg G Watch R, la recensione

Nonostante i limiti fisiologici di Android Wear, il primo smartwatch “tondo” di Lg si dimostra un esperimento riuscito

Il motivo per cui gli smartphone si stanno allargando a dismisura non è così difficile da comprendere: gli utenti, questo almeno ci dicono i dati di mercato, sono sempre più propensi ad acquistare dispositivi all-in-one che sappiano comportarsi da telefono e all’occorrenza anche da tablet.

Il fenomeno, per quanto inarrestabile, pone però alcuni interrogativi. Uno su tutti: siamo davvero così sicuri di voler dipendere da oggetti dalle dimensioni mostruose, difficili da riporre nel taschino e in molti casi da maneggiare? La risposta a questo interrogativo ci arriva in via indiretta da tutti quei produttori che in questi mesi hanno provato a convincerci dell’utilità di uno smartwatch.

 


L’idea è ormai nota: prendi un orologio, rendilo intelligente e collegalo al tuo smartphone. Da quel momento in avanti tutto il tuo mondo digitale sarà a portata di polso. Che significa che il tuo telefonino, pardon, il tuo telefonone potrai sfoderarlo solo nei casi di stretta necessità, in chiamata ad esempio, o durante una sessione di navigazione su Internet. Per tutto il resto - dai messaggi alle notifiche, dalle mappe al player multimediale - ci sarà appunto lo smartwatch a indicarti la via.

Fra i più lesti a sintonizzarsi sull’argomento troviamo Lg, società che non ha mai fatto mistero della sua volontà di diventare uno degli attori di riferimento nella nuova scienza dei wearable. Lo dimostra, fra le altre cose, l’uscita del nuovo G Watch R, secondo dispositivo della collezione Android Wear del produttore coreano, uno smartwatch che secondo alcuni rappresenta il primo vero prodotto maturo di un genere che finora ha mostrato più difetti che pregi.

Dopo averlo indossato per 30 giorni vi spieghiamo cosa ci ha convinto e cosa no.

Come si presenta
Visto da fuori, Lg G Watch R è in tutto e per tutto un orologio digitale. La forma tonda della cassa contribuisce senza dubbio a migliorare l’appeal di un prodotto che, a parte qualche rara eccezione, finora ha ammiccato più al nerd che non all’utente della strada. Il design è essenziale e pulito, forse si potrebbe lavorare un po’ sullo spessore (purché ciò non vada a discapito della batteria) e sul cinturino in cuoio, che non brilla per originalità; Lg, in ogni caso, ha pensato bene di offrire un attacco standard da 22 mm, che significa che potete andare dal vostro orologiaio di fiducia e scegliere un qualsiasi cinturino compatibile. I componenti attivi sono due: il display touch screen e la rotella a lato (che però funziona solo da tasto on/off). C’è poi una terza via all’interazione, quella offerta dai comandi vocali: un piccolo microfono situato sulla cassa si occupa di dettare a Google Now le nostre richieste, ad esempio fissare un appuntamento a calendario o rispondere a un messaggio.

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– Credits: Roberto Catania

Un orologio, prima di tutto
Una volta acceso e abbinato a uno smartphone Android (serve come noto un dispositivo con Android 4.4 Kit Kat o superiore e l’app Android Wear scaricabile da Google Play), Lg G Watch R è pronto a mostrarci tutto il suo bagaglio di funzionalità. Innanzitutto quelle orarie. Basta selezionare uno dei tanti quadranti digitali offerti da Lg (ma altri se ne possono scaricare) per mettere il G Watch R nelle condizioni di fare il minimo indispensabile: segnalare data, ora e minuti. Si può decidere di tenere il display sempre acceso, ma se volete risparmiare preziose tacche di batteria il mio consiglio è quello di disattivarlo; basterà una “scrollata” di polso o un semplice tap sul vetro per rianimare lo smartwatch.

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– Credits: Roberto Catania

L'intelligenza di Android Wear
Ma, è inutile girarci intorno, chi spende quasi 270 euro per un oggetto del genere non lo fa certo per avere un altro orologio. Dal G Watch R ci si aspetta ben altro: ad esempio che sappia mostrarci in anteprima tutti gli avvisi che contano, chiamate in arrivo, sms, mail, chat, notifiche dei social, tanto per cominciare. Tutte mansioni che lo smartwatch di Lg riesce a eseguire in maniera assolutamente impeccabile grazie alle cosiddette scorecards di Android Wear, le schede che condensano i contenuti provenienti dallo smartphone. L’adattamento sullo schermo circolare è tutto sommato positivo: gli avvisi risultano tagliati alle estremità, ma basta scrollare verso l’alto per portare le righe di testo in posizione di lettura ottimale. Il display Oled di Lg G Watch R si dimostra sempre all’altezza della situazione (per luminosità, definizione, colori) e anche sul piano della fluidità c’è davvero poco da obiettare: basta dare una frustata di polpastrello sul menu per veder scorrere tutte le impostazioni senza alcun impuntamento. E poi, come detto, ci sono i comandi vocali, che possono aiutare, anche se il mio consiglio è di non farci troppo affidamento. Se siete in luoghi non particolarmente affollati o rumorosi, ad esempio, potrete rispondere a un messaggio di WhatsApp senza bisogno di tirar fuori il vostro smartphone "parlando" al vostro G Watch R. Il problema è che non sempre Google riuscirà a capirvi alla lettera, obbligandovi a rincorrere l’orologio per evitare che invii messaggi senza senso.

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– Credits: Roberto Catania

Perché acquistarlo
Ci sono almeno tre buoni motivi che fanno di questo Lg G Watch R un’alternativa da prendere in seria considerazione: la forma tonda della cassa (al momento solo il Motorola Moto 360 può rispondere per le rime), la durata della batteria (un ciclo completo di carica dura due giorni di media) e la presenza di un set di funzionalità abbastanza esteso, almeno se confrontato con la concorrenza. A conti fatti, l’orologione di Lg permette di avere sotto mano tutte le notifiche che contano, di rispondere ai messaggi (anche quelli su WhatsApp) attraverso frasi predefinite o comandi vocali, di scrivere note, fissare appuntamenti sul calendario, impostare la sveglia silenziosa, guardare le mappe e molto altro ancora. Manca il sensore di luminosità, ma è una scelta che ci sentiamo di condividere: in questo modo, difatti, il G Watch R può sfruttare a pieno tutto lo spazio a disposizione evitando antiestetici buchi neri (come invece accade sul già citato Moto 360). Se fate sport avrete poi un motivo in più per scegliere il G Watch R di Lg. La possibilità di monitorare i passi, il battito cardiaco e di interagire direttamente con Google Fit, il personal trainer virtuale di Mountain View, certamente aiuta. Se poi siete fra quelli cui piace ascoltare musica durante il jogging, sappiate potrete farlo senza portarvi appresso un lettore mp3 o lo smartphone: basta sincronizzare le tracce musicali sullo smartwatch stesso (e ovviamente disporre di un auricolare Bluetooth).

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– Credits: Roberto Catania

Perché non farlo
La storia di questo Lg G Watch R riflette in buona parte ciò che è attualmente Android Wear. Per quanto affidabile, l’OS di Google rappresenta solo il primo tentativo di offrire un’esperienza ad hoc per il mondo dei dispositivi indossabili. Già solo il fatto che Lg abbia dovuto adattarsi a un’interfaccia concepita per gli smartwatch quadrati e rettangolari ci fa capire qual è al momento lo stadio evolutivo dello sviluppo del genere wearable. Ci sono poi i limiti fisiologici di un prodotto che sta ancora cercando la sua strada: le applicazioni sono ancora poche e perlopiù riadattate al piccolo schermo, in alcuni casi ci sono delle limitazioni nella risposta o nell’interazione più profonda con le schede di notifica e i comandi vocali non sono ancora così raffinati come ci si attenderebbe da un device senza tastiera. Per dirla in parole povere, la tentazione di aspettare il G Watch R 2 è abbastanza forte. Se proprio non riuscite ad aspettare, comunque, non temete: il G Watch R rappresenta il miglior prodotto Android Wear oggi sul mercato. Perché fa quello che dice, dura mediamente più degli altri smartwatch e ha un costo (269,90 euro) tutto sommato accettabile.

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