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Leia, gli smartphone del futuro proietteranno ologrammi

In un laboratorio legato a HP, un'equipe di scienziati sta studiando come trasformare il nostro smartphone in un dispositivo olografico. L'obbiettivo: spianare la strada alle future holochat

Ologramma lenara

– Credits: Lenara @ Flickr

Il progetto si chiama Leia, che poi è il nome originale inglese della principessa Leila , e non è un caso. Il traguardo finale prefissato dal team legato alla HP consiste infatti nel dotare il tuo smartphone di un dispositivo per proiettare ologrammi, un po’ come aveva immaginato George Lucas ormai 37 anni fa.

Sono almeno due anni che David Fattal e il suo team lavorano allo sviluppo di un display tridimensionale olografico. Ora, però, il team Leia sembra arrivato a un punto fermo, grazie alla creazione di un pannello di acquisizione costituito da 64 minuscole fotocamere orientate secondo un diverso angolo. La caratteristica che contraddistingue la tecnologia creata da Fattal e soci è infatti l’integrazione in ogni pixel di reticoli di diffrazione in grado di rifrangere la luce della retroilluminazione in diverse direzioni.

A differenza dall’approccio di altri attori del panorama hi-tech, che da tempo si cimentano nello sviluppo di display tridimensionali che non richiedono occhiali speciali, quello di Fattal non esige tecnologie ausiliarie (come l’eye-tracking) e consente di rendere l’immagine olografica visibile a più utenti contemporaneamente.

Insomma, riusciremo a utilizzare il nostro smartphone come surrogato tascabile dell’R2D2 di Star Wars?

Non proprio, o almeno, non subito. La tecnologia proposta da Fattal è ancora a livello di prototipo e, prima di essere introdotta nel mercato, deve sciogliere una serie di nodi. Uno su tutti: il problema della definizione. Dal momento, infatti, che ogni pixel deve essere rifratto in 64 direzioni diverse, la definizione di partenza verrebbe diminuita in proporzione, risultando potenzialmente non fruibile. Poi c’è la questione colore: per poter rendere i pigmenti delle immagini di partenza, infatti, il team avrebbe bisogno di alternare velocemente versioni differenti dell’immagine con una diversa colorazione.

Esiste poi un problema di dimensioni, poiché se anche è facile immaginare di integrare in un iPhone un sistema per proiettare immagini tridimensionali olografiche, più difficile è immaginare di dotare lo stesso iPhone di un sistema di acquisizione come quello proposto da Fattal (il prototipo attuale è quasi un metro quadro). Per il momento, l’ipotesi più vicina, è l’impiego di questa tecnologia per sviluppare una sorta di holo-chat che consenta a due utenti di interagire con una riproduzione tridimensionale dell’interlocutore.

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