Up Move apertura
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Jawbone Up Move, la nostra prova dell'activity tracker low cost

Semplice e intuitivo da usare, fa il suo dovere nel monitoraggio di sonno, movimenti basici, esercizi e attività fisica intensa. Per poco meno di 50 euro

Evviva la semplicità. Niente istruzioni da digerire, basta guardare un video di una manciata di minuti per capire come funziona Up Move, l’ultimo nato nella famiglia dei dispositivi per il monitoraggio delle attività firmato dagli specialisti di Jawbone. Premi una volta sulla sua superficie zigrinata per sapere, grazie a un sistema di piccoli led, se hai raggiunto l’obiettivo di movimento del giorno oppure quanto ancora ti manca; tieni premuto per attivare la modalità notturna, quando sei già sotto le coperte; premi una volta piano e una più a lungo per comunicare al braccialetto che stai iniziando un’attività fisica più o meno intensa. Tutto qui. Al resto pensa lui in automatico. Registra silenzioso, discreto, i passi fatti, le calorie bruciate, veglia e non, l’intensità del sonno.

 

Eccolo qui il principale pregio, il valore aggiunto di un tracker simile ad altri, è vero, ma senza dubbio aggressivo nel prezzo: meno di 50 euro. Si porta al polso grazie a uno dei tanti cinturini colorati che gli danno un tocco glamour, da accessorio giocoso; oppure si aggancia in modo discreto alla tasca di un jeans, alla tracolla, a un pantaloncino grazie a una clip. Non ci sono display touch su cui trafficare e francamente non se ne sente la mancanza, perché il grosso lo fa la app - la ben fatta «Up», quasi un gioco di parole - da scaricare sul proprio smartphone.

 Accenderlo per la prima volta è questione di secondi: si svita, si inserisce la batteria in dotazione, è pronto all’uso. Durante la nostra prova il Move si è comportato in modo egregio, riconoscendo durante la notte i momenti d’improvvisa veglia (per bere dell’acqua, andare in bagno o quando abbiamo aperto gli occhi all’improvviso), fornendoci indicazioni su quantità di sonno profondo e leggero accumulato, oltre al tempo necessario per cadere tra le braccia di Morfeo. Tutto già visto dai possessori degli altri braccialetti di Jawbone, giacché l’interfaccia è la medesima.

Sensata accuratezza nel computo dei passi, con un bonus niente male: con la modalità a clip, lo si imbroglia meno facilmente, visto che non vale come movimento il trafficare con fogli o tastiera davanti a un computer. Diciamo, in generale, che alcune ingenuità della prima generazione paiono superate. Nell’attività fisica, il dispositivo capisce quando ci diamo da fare e, al momento in cui lo sincronizziamo con lo smartphone, ci chiede di precisare che tipo di sforzo abbiamo concluso. Se una camminata, una corsa, sollevamento pesi, bicicletta, cyclette, danza, pilates, yoga, tennis, calcio, basket, nuoto, sci e così via. L’elenco in cui pescare è davvero lunghissimo. Sono informazioni che gli servono a imparare, anche, il nostro stile dei movimenti e adattarsi in automatico, pian piano, le volte successive.

La app è fluida, chiara. Strapiena di consigli, dritte, suggerimenti: c’è da perdersi dietro e, dentro, tanto da imparare. Rimane viva la logica di sempre: la tenuta del metodo dipende dalla nostra costanza di fissarsi obiettivi sempre più ambiziosi e impegnarsi a mantenerli, magari coinvolgendo gli amici grazie ai meccanismi social integrati. Up Move ha il merito di far entrare in questo universo di controllo di sé stessi anche chi finora se n’è tenuto alla larga perché intimorito dalla barriera del prezzo. O impigrito all’idea di dover ricaricare ogni giorno uno smartwatch. O spaventato all’idea di rovinarlo. Up Move resiste all’acqua, anche sotto la doccia, ha un’autonomia di sei mesi. In verità, non restano poi chissà quante scuse per rimanere fermi a poltrire.

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