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Israele e Palestina: è il momento dei droni

Nel conflitto entrano in scena i piccoli aerei senza pilota (UAV). L'ultimo lanciato da una base di Hamas

– Credits: AK Rockefeller , Flickr

Quando la tecnologia entra in guerra non è mai un bene. Armi, macchine e piattaforme digitali permettono (purtroppo) di essere ancora più precisi quando si decide di attaccare un villaggio, una città, un’intera nazione. È la piega che sta prendendo lo scontro tra Israele e Palestina negli ultimi giorni dove in campo sono scesi anche i droni, sia a scopo di monitoraggio che come ulteriore strumento di distruzione.

Stando ad un messaggio su Twitter lanciato ieri mattina dalle forze armate israeliane (IDF), Gaza avrebbe fatto partire un drone riuscendo a infiltrarsi in Israele prima di essere abbattuto da un missile di Patriot  nei dintorni di Ashdod. Non è chiaro se il drone fosse armato, ma il suo utilizzo segna un nuovo capitolo nella guerra tra Israele e Palestina che finora non aveva ancora conosciuto un utilizzo massiccio dei cosiddetti “UAV ” (unmanned aerial vehicle).

Scopo principale della missione del drone, partito da una base del gruppo di militanti di Hamas, sarebbe quello di catturare immagini e video sull’utilizzo di Iron Dome , la cupola di ferro usata da Israele per intercettare e distruggere i missili palestinesi. Nonostante il sistema di difesa non si sia comportato come dovuto, rappresenta per Gaza ancora un forte ostacolo alla buona riuscita del lancio di razzi su Tel Aviv, Gerusalemme e i territori circostanti.

Il lancio di un drone da parte di Hamas non pare essere una sorpresa per Israele. Peter Lerner, portavoce delle forze armate di Israele, ha spiegato al Wall Street Journal come l’esercito sapesse già dell’esistenza degli UAV nell’arsenale palestinese: “Lo abbiamo intercettato sin dal lancio da Gaza e abbiamo deciso di annientarlo in una zona che desse il minor tipo di problemi ai civili”. Secondo Israel Radio, il drone sarebbe precipitato nel Mediterraneo dopo essere stato colpito.

Il problema è che in giro di droni ce ne sarebbero almeno altri due. I portavoce di Hamas hanno infatti dichiarato come dalle basi del gruppo siano partiti in tutto tre aerei senza pilota. Israel National News riporta che Hamas ha costruito diversi droni con obiettivi specifici: da quelli per scattare immagini ai velivoli suicida fino ad aerei controllati da remoto, in grado di bombardare la popolazione.

L’interesse di Hamas verso i droni è risaputo. Già nel 2012, durante gli ultimi pesanti scontri con Israele, l’IDF aveva catturato un video in cui si vedeva un drone di Hamas volare nel corso di una fase di test. È probabile che il gruppo militante palestinese abbia lavorato allo sviluppo dei droni assieme ai tecnici dell’alleato libanese Hezbollah, che tra l’autunno del 2012 e la primavera del 2013 aveva lanciato una serie di UAV  contro Israele, tutti intercettati e distrutti prima dell’ingresso nel paese.

Dal canto suo Tel Aviv non sta a guardare. Lo scorso 11 luglio, nel rione di Gaza Sheikh Radwan, un razzo sparato da un drone israeliano ha provocato la morte di almeno sei persone con decine di feriti, come ha riportato l’agenzia di stampa KUNA .

 
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