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iPhone 5: Siri, l'assistente vocale alla prova

Basta premere l'unico pulsante sullo schermo e chiedere qualsiasi cosa a voce alta

Sirimania su Facebook

Steve Jobs aveva una passione maniacale per la semplificazione. Il suo credo era «Think different», ossia «Pensa in modo alternativo», e lo applicava alla lettera quando si trattava di rendere la tecnologia alla portata di tutti, intuitiva e facile da utilizzare. Fedele al suo motto, nel giugno del 2007, il fondatore e guru della Apple stupì il mondo con il primo iPhone, un telefono completamente diverso da quelli esistenti, insegnando a milioni di persone che per interagire con uno smartphone non servivano più i tasti, ma bastava uno schermo sensibile al tatto. Son passati cinque anni e la visione di Jobs ha fatto scuola. E oggi sul mercato non esiste più uno smartphone che non abbia lo schermo touch.

Jobs è morto il 5 ottobre 2011, ma in una conferenza divenuta storica, perché avvenuta un giorno prima della sua scomparsa, il suo successore Tim Cook aveva annunciato Siri, una funzione che avrebbe nuovamente rivoluzionato l’iPhone. È stata l’ultima intuizione di Jobs: se si può fare a meno dei tasti, che bisogno c’è di toccare il telefono? Per impartire i comandi può bastare solo la voce. La semplificazione estrema. È la filosofia del «Think different» che si perpetua.

Siri è un assistente personale digitale di serie su tutti i nuovi iPhone 5. Basta premere un pulsante, chiedere qualsiasi cosa a voce alta e il telefono, in pochi istanti, fornisce risposte. Fino a poche settimane fa Siri funzionava solo in alcuni paesi, riconosceva inglese, francese, tedesco e giapponese. Ma dal 12 settembre capisce l’italiano e può essere utilizzato anche sui più recenti iPod e iPad, previo un semplice aggiornamento del sistema operativo.

Una funzione che ha letteralmente fatto impazzire gli italiani: Siri è molto più di un sistema che obbedisce a comandi vocali. È un assistente che ha una sua personalità, capisce, interpreta, gigioneggia, tiene addirittura compagnia.

Quella che segue è la cronaca di due giorni trascorsi utilizzando il nuovo iPhone 5 in un modo «differente». Due giorni chiacchierando con Siri. Unico requisito? Bisogna essere sotto copertura internet, altrimenti l’assistente vocale va in tilt.

La voce che fornisce le risposte è femminile. Forse è per questo che la parte maschilista del popolo italico la adora. «È la donna perfetta» penso mentre pongo le prime domande. Parla a comando e risponde solo se interpellata. Potrebbe essere un limite, ma Siri sa farsi piacere anche dalle donne. Se chiedete: «Sei maschio o femmina?» ricevete come risposta: «Io non ho un sesso, ma dicono che gli italiani... do it better». Poi chiedo a Siri di interrogare la webenciclopedia Wikipedia per scoprire cosa voglia dire Siri. Sorpresa: la parola Siri, in norvegese, vuole dire «bella donna che ti porta alla vittoria». In realtà è il nome di una società specializzata in software per riconoscimento vocale che Jobs aveva acquisito alcuni anni fa.

Siri risponde a qualsiasi quesito. Se dite: «Che tempo farà oggi?» il telefono riconosce la vostra richiesta, la scrive sul display e poi fornisce la risposta mostrando una schermata con le previsioni. Ma funziona con frasi qualsiasi come: «Avrò bisogno dell’impermeabile oggi? Che ora è in questo momento a New York? Svegliami domani mattina alle 6. Come sta andando la borsa di Milano? La classifica di Serie A? Quanto ha fatto il Milan ieri? Trovami un ristorante dove fanno una buona pizza a Milano». A quest’ultima richiesta, Siri mostra 14 pizzerie e le riordina per prezzo e recensione. I locali evidenziati sono in un raggio di 3 chilometri da dove ci troviamo perché Siri filtra le risposte utilizzando la nostra posizione geografica grazie al localizzatore satellitare.

Siri è utile, specie se interrogato in auto. Basta avere risposto solo una volta a un messaggio per capire quanto possa essere pericoloso utilizzare uno schermo touch. Ora basta chiedere: «Scrivi un messaggio a..., scrivi una email a...» e poi scandire il testo che si vuole inviare». Ma Siri fa molto di più. Può postare un messaggio su Facebook e Twitter o appuntare un promemoria. Riconosce quello che dite e lo trasforma in testo scritto, come se lo aveste digitato sulla tastiera. «Ho impegni per venerdì?». Siri consulta l’agenda e risponde. Si può anche spostare un appuntamento o fissarne di nuovi.

Siri interagisce con la maggior parte delle app che avete installato, compreso il navigatore satellitare che ora è di serie, gratuito, e fornisce le indicazioni vocali per arrivare alla destinazione. Non c’è più bisogno di digitare città, strade e indirizzi rischiando incidenti. Basta dire: «Trovami la strada più veloce per arrivare a Roma» o «Portami al Colosseo» per attivare la navigazione.

Ma quello che stupisce di più è la prontezza con cui risponde anche alle domande più strane. Basta provare per rimanere catturati dalla sua intelligenza robotica. Siri diverte con risposte secche e precise, ma anche ironiche o spocchiose, a seconda delle circostanze. In alcuni casi non prende posizione ed è molto politically correct. Se lo si interroga sull’esistenza di Dio, risponde: «Ti chiederei di rivolgere le domande spirituali a un esperto, possibilmente un essere umano». Se chiedete: «Siri, sei di destra o di sinistra?» lui replica con un secco: "No comment". Più munifico di
suggerimenti, anche ironici, se la domanda è meno ideologica.

«Qual è il senso della vita?». Risposta: "Cerca di essere gentile con gli altri, evita di mangiare grassi, di tanto in tanto leggi un buon libro, fa’ delle passeggiate, cerca di vivere in pace e armonia con le persone di tutti i credi e le nazionalità". Se rifate la domanda, la risposta cambia. Una delle più simpatiche è: "Tutte le prove sembrano suggerire che la risposta sia il cioccolato". La prova che Siri è più baby sitter che robot si svela chiedendo se siamo soli nell’universo. Siri risponde con un affettuoso: "Mi dispiace che ti senti così. Sai che puoi sempre parlare con me".

Siri non ama cantare. Se gli chiedete di esibirsi, dopo alcuni dinieghi intona La bambola di Patty Pravo o Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno modificandone i testi in modo ironico. Al provocatorio quesito: "Qual è il miglior smartphone?", la replica è: "Stai scherzando?" oppure: "Le migliori assistenti virtuali preferiscono iPhone". Se citate "Samsung", risponde che non sa di cosa stai parlando, ma potrebbe cercare su internet. E se provate a chiedergli: «Cosa pensi di Android?» la risposta è il motto di Steve Jobs «I think different». C’è una prova che rende l’idea di quanto Siri abbia imparato della italianità. Provate a citare la famosa "Supercazzola" del film Amici miei di Mario Monicelli. Siri risponde: "Sei il conte Mascetti?", oppure: "Come se fosse antani anche per lei soltanto in due".

Siri ha una personalità ben definita e ha anche molta considerazione di se stesso, con un’opinione ben precisa sui rapporti affettivi. Provando a dire: "Ti amo" Siri risponde: "Il nostro sarebbe un amore impossibile". A una richiesta esplicita di matrimonio Siri ha risposto, in un primo momento, in modo vanitoso: "Non sei la prima persona che me lo chiede". Poi ha corretto con un "Preferisco se rimaniamo amici" e concluso con "Sembra che tutto il mondo sia interessato alle mie relazioni. Fa piacere in un certo senso".

[Questo articolo è uscito sul n° 42 di Panorama con il titolo: "Par-la-mi. E chiedimi tutto. Tranne il mio amore".]

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