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iPad mini: ma Steve Jobs l’avrebbe mai accettato?

Il fondatore e guru di Cupertino si era sempre opposto all’idea di un tablet da 7 pollici. Per ragioni di leggibilità, ma non solo

– Credits: AP Photo/Paul Sakuma

Io la scena me la immagino più o meno così: un (im)pavido ingegnere cammina nervosamente sul pianerottolo del quarto piano della sede Apple di Cupertino, si asciuga il sudore con un fazzoletto, fa un bel respiro e poi bussa alla porta di Steve Jobs. Entra, e con un filo di voce dice: "Mr Jobs, mi scusi… a proposito di quel discorso sui nuovi prodotti, ecco, noi avremmo pensato a un iPad più piccolo, da 7 pollici, ecco vede, le avremmo preparato anche un prototipo in fibra di vetro, è grande più o meno come il Nexus Tablet". Steve Jobs prende il prototipo senza nemmeno guardarlo e lo butta nel cestino dei rifiuti sotto la sua scrivania, poi fissa il suo dipendente negli occhi e gli dice: "Se vi piacciono le idee di Google uscite di qui, la strada per andare a Mountain View la conoscete".

Che Steve Jobs non fosse un estimatore dei tablet da 7 pollici è affare ormai noto. Il formato da 10 pollici, aveva più volte ribadito , è "il minimo necessario per garantire un'esperienza interattiva con l'utente, mentre quello da 7 pollici mostra chiari limiti soprattutto per via di quegli elementi che non possono essere toccati con precisione".

Si dirà che solo gli stupidi non cambiano idea e che Steve Jobs era tutto fuorché stupido. Qualcuno sostiene pure che il guru californiano si fosse lasciato sfuggire un mezzo assenso dinnanzi alla proposta del senior vice president dell’unità Sofware e Servizi di Apple, Eddy Cue, di un tablet da 7 pollici da affiancare all’iPad originale. Va detto poi che rispetto al 2010 (l'anno del primissimo iPad) i tempi sono cambiati: l’avvento del Fire di Amazon e del Nexus Tablet di Google ha di fatto accorciato la coperta di Apple, la cui leadership nel mercato delle tavolette digitali non conta più sulle percentuali bulgare di un tempo.

Tutto vero. Però ci sono almeno tre elementi che, a mio modesto avviso, avrebbero reso "indecente" una proposta del genere agli occhi di Jobs.

Innanzitutto: comunque la si voglia vedere, l’iPad mini è un prodotto che nasce in risposta a una trovata della concorrenza. E Steve Jobs, uno che ha fatto del think different una filosofia di pensiero, non ha mai seguito le tendenze del mercato, tanto meno quelle dei suoi competitor più agguerriti.

In secondo luogo. L’iPad mini è un oggetto che non aggiunge nulla rispetto al passato, anzi toglie. Non solo sarà più piccolo del modello originario ma sarà presumibilmente meno dotato: nessun collegamento 3G/4G , nessun Retina Display , e poi a quanto pare ci sarà il nuovo connettore da 8 pin, quello che ha già indispettito gli utenti iPhone. Vero è che già in passato Apple ha seguito questo trend (si pensi ad esempio all’iPod Shuffle), ma lo ha fatto con oggetti dal design innovativo (cosa che l'iPad mini non sembra essere).

Infine; se davvero il nuovo iPad-mini verrà proposto a un prezzo compreso fra i 250 e i 300 dollari viene da chiedersi come farà Apple a garantirsi quel margine su cui finora ha costruito le sue fortune. Sulla carta sembra impossibile. Tanto più se, come dicono gli analisti, l’iPad mini toglierà quote di mercato al suo fratello maggiore .

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