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Wikipedia verrà salvata dall'intelligenza artificiale

Il calo di editor attivi ha spinto alla creazione di un cervello come quello usato da Google, per distinguere gli interventi validi dal vandalismo

Ci sono cose che siamo talmente abituati a utilizzare da darle per scontato. Una di queste è Wikipedia. Da ormai quattordici anni, milioni di persone si affidano a questa enciclopedia digitale collaborativa per studiare, lavorare, distrarsi, trovare informazioni pronto uso o bullarsi al bar.

Quello che molti non sanno, però, è che da diverso tempo quella che sembra un'istituzione granitica è a rischio erosione.

Non si tratta tanto di una questione di denaro (come le continue richieste di donazioni farebbero pensare) quanto di manodopera. All'incessante moltiplicarsi delle voci (in meno di dieci anni la versione inglese è passata da 2 a 5 milioni) si accosta un'incessante emorragia di collaboratori attivi.

Abbandonata dagi editor
Negli ultimi otto anni si è registrato un calo del 40% degli editor attivi (ossia quelli che operano su almeno una voce al mese), arrivando a un totale di 127.000 spalmati su 288 diverse edizioni.

Il problema non riguarda soltanto il lavoro che è necessario fare (aggiornare voci e crearne di nuove) ma soprattutto il lavoro che sarebbe necessario controllare.

Più i collaboratori diminuiscono, più la piattaforma è costretta ad accettarne di nuovi, più è probabile che qualche editor mercenario (pagato da brand o personaggi che hanno interesse a gonfiare la propria fedina digitale) riesca a superare le maglie sempre più larghe del servizio.

Nel 2013, per facilitare l'integrazione di nuovi editor, Wikipedia introdusse un sistema di editing facilitato ispirato ai tradizionali word-processor, il che fece letteralmente insorgere parte della comunità, costringendo a ripristinare l'interfaccia Wikitext, attualmente ancora in vigore.

Resta il problema, però. Molti aspiranti Wiki-editor hanno lamentato un sostanziale ostracismo da parte dei membri della comunità, accusati di cancellare con troppa facilità i loro contributi (magari per sviste formali o disattenzioni).

Perciò come fare per reclutare nuove leve se poi gli si mettono i bastoni tra le ruote?

Secondo alcuni il problema consiste nel fatto che gli editor attivi sono così pochi da passare la maggior parte del tempo a scremare i contributi di nuovi editor, senza così potersi dedicare alla cura di nuove voci. Questo porterebbe a un processo di scrematura più rigido e brusco, che allontanerebbe sempre più volontari.

Ora, Aaron Halfaker, ricercatore presso la Wikimedia Foundation, sembra aver trovato una soluzione: l'intelligenza artificiale. Halfaker è a capo del progetto ORES (Objective Revision Evaluation Service), un algoritmo di apprendimento automatico studiato per valutare la natura delle modifiche suggerite da un editor. Sfruttando un tool con cui è possibile etichettare i vari tipi di edit, ORES suddivide le modifiche proposte da nuovi collaboratori in affidabili, errate, dannose o errori in buonafede. In questo modo, il processo di scrematura viene facilitato e viene parallelamente promossa la comunicazione tra novizi e membri registrati, così che eventuali errori di disattenzione vengano comunicati senza che il nuovo collaboratore si senta respinto a priori.

Naturalmente, questo sistema non punta all'automatizzazione completa del processo di revisione. Per quanto sofisticato, un algoritmo simile farà fatica a riconoscere una modifica in malafede se questa è scritta in modo plausibile. Ciò nonostante, c'è già chi non esita a intravedere all'orizzonte un futuro prossimo in cui Wikipedia sarà dotata di un cervello in stile Google, capace di sfruttare reti neurali per creare ed editare le voci in autonomia.

A questo proposito, Halfaker mette subito le mani avanti, spazzando via dal tavolo la possibilità che la componente umana venga interamente sostituita. Tuttavia, il nuovo algoritmo nasce allo scopo di automatizzare una parte del lavoro necessario alla gestione della piattaforma, e considerando quanto le aziende hi-tech si stiano sempre più affidando a intelligenze artificiali, è probabile che, se tutto va bene, di qui a breve, Wikipedia potrà mettere a frutto la sua manodopera volontaria per svolgere unicamente occupazioni che necessitino dell'aribitrio e della creatività umana, lasciando la maggior parte delle scartoffie a un cervello digitale.

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