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WiGig e WirelessHD, preparatevi a un futuro senza cavi

Sfruttando la banda a 60 GHz, l’hi-tech si prepara a una nuova rivoluzione: quella delle trasmissioni wireless per applicazioni audio e video ad altissimo bitrate

– Credits: Blakespot @Flickr

Wireless è una parola che tutti – anglofoni o meno – utilizzano quotidianamente. Del resto basta guardarsi attorno: non c’è dispositivo elettronico dei giorni nostri che non sia collegabile a Internet tramite un protocollo senza fili.

Ci sono però situazioni nelle quali il cavo ha ancora il suo peso. Provate ad esempio a trasferire via etere un video in altissima definizione da un lettore Blu Ray a un televisore HD e capirete perché il Wi-Fi, pur veloce che sia, non può sostituirsi agli attuali collegamenti cablati.

C’è però chi continua a credere in un futuro sempre più all'insegna delle connessioni wireless. Sono ad esempio i soggetti che si sono radunati intorno al WirelessHD e al WiGig, i due standard che promettono di di regalarci un futuro completamente libero dai fili, sostenuti perlopiù da giganti tecnologici come Samsung, Panasonic, AMD, Microsoft, Toshiba. Queste aziende si sono sintonizzate da qualche anno sulla stessa lunghezza d’onda, quella dei 60 GHz, una frequenza che garantirebbe banda e capacità a sufficienza per trasferire dati a velocità quasi paragonabile a quella della fibra ottica. Sotto questo profilo, WirelessHD e al WiGig hanno più o meno lo stesso obiettivo: sfruttare lo spettro di frequenza fra i 57 e i 66 GHz per abilitare connessioni wireless a 7 gigabit al secondo (circa 10 volte la velocità più alta raggiungibile al giorno d’oggi con un normale collegamento Wi-Fi) ma c’è chi sostiene che il potenziale sia decisamente più alto, nell’ordine dei 30 Gbit/s se non di più.

Non male vero? Sì, ma la domanda a questo punto sorge spontanea: per quale motivo questo spettro di frequenza non è stato finora utilizzato? Il problema spiega in questo articolo The Economist riguarda tutta una serie di controindicazioni che hanno portato le autorità governative a evitarne la concessione. Si dà il caso ad esempio che l’ossigeno, uno dei costituenti fondamentali dell’aria che respiriamo, vada in risonanza proprio intorno ai 60 GHZ attenuandone le frequenze radio. Ma non solo. Ci sono altri fattori – per lo più ambientali (umidità, pioggia, muri, foglie) che possono influire negativamente sulle trasmissioni wireless a quelle lunghezze d’onda. Eppure per le applicazioni a breve distanza, come quelle tipiche dell'elettronica di consumo in ambito domestico, queste limitazioni diventano pressoché irrilevanti.

Il WirelessHD, essendo partito prima (nel 2008) è più avanti nello sviluppo e può già contare su alcuni prodotti conformi: negli Stati Uniti, ad esempio, per meno di 400 dollari e possibile acquistare un dispositivo capace di trasferire un video ad alta definizione con audio surround a 7.1 canali da un computer o da una console giochi a un televisore situati sulla stessa parete di casa. Il Wi-Gig è arrivato con un paio di anni di ritardo rispetto al suo omologo ma ha dalla usa la possibilità di poter godere dell’appoggio della Wi-Fi Alliance, il consorzio che presiede allo sviluppo del Wi-Fi così come abbiamo imparato a conoscerlo finora. Tanto che pare ormai scontato considerarlo come la prossima declinazione dello standard dopo i vari Wi-Fi a, b, g, n, ac.

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