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Wi-Fi: come migliorare la ricezione in casa

Dalla scelta del router al posizionamento dei dispositivi di Rete: i consigli dell'esperto per una connessione veloce e affidabile

Si fa presto a dire smart home. Si fa presto ad acquistare una schiera di oggetti connessi e immaginare di vivere in un’abitazione completamente automatizzata. Poi però ci si scontra con la dura e cruda realtà delle connessioni Wi-Fi casalinghe, in molti casi inadeguate, per non dire indecenti, quando si tratta di gestire più di un dispositivo contemporaneamente.

L’intelligenza non basta, ormai lo abbiamo capito. Per costruire una casa connessa occorre partire dalle fondamenta, ovvero da un’adeguata infrastruttura di Rete. La banda larga, in fondo, non è un’opinione: aumentando il numero di dispositivi connessi, così come quello delle applicazioni “bandivore” (si pensi a Netflix e a tutti i vari sistemi di streaming video), crescono anche i requisiti di connettività, soprattutto per chi utilizza il Wi-Fi come principale chiave d'accesso.

Un buon router può fare la differenza
"Il problema - spiega a Panorama.it Lionel Paris, Director of Product Marketing, Consumer Products, EMEA di Netgear - sta nell'eccessiva fiducia che l'utenza nutre nei confronti degli apparecchi provenienti dagli operatori telefonici, oggetti pensati per un accesso basico alla Rete"

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C’è poi un problema di copertura. "Un tempo ci si accontentava di una presa di rete vicino alla postazione del PC, oggi pretendiamo di avere segnale in ogni angolo di casa". Da qui la necessità di ripensare - o quanto meno ritoccare - il proprio apparato Wi-Fi.

Già ma come? Il primo punto da considerare riguarda la scelta del router. L’acquisto di un dispositivo aggiornato allo stato dell’arte, sia in termini di banda, sia per quanto riguarda la qualità delle antenne, rappresenta nella maggior parte dei casi la soluzione definitiva a qualsiasi problema di connettività. "Oggi ci sono router che montano processori assimilabili a quelli dei PC di penultima generazione, oggetti capaci di supportare lo streaming 4K, anche in simultanea".

 

L'alternativa "mobile"
Va da sé che la scelta dell’access point non possa prescindere da alcune considerazioni legate al tipo di abitazione e alla frequenza di utilizzo della Rete. "Laddove si fa un uso sporadico di Internet, è il caso ad esempio delle seconde case, può essere sufficiente un hotspot mobile", spiega Paris, "in commercio ne esistono ormai di tutti i tipi, e a costi anche abbastanza contenuti".

Il vantaggio, in questo caso, sta nel fatto che non occorre sottoscrivere alcun contratto di connettività fissa con gli operatori, basta una scheda SIM ad alta velocità (LTE, LTE-advanced) per portare Internet in qualsiasi punto della casa.

Altrettanto importante è la scelta del posizionamento. "Chiudere il router in un mobile o collocarlo dietro a un muro può essere controproducente. Meglio posizionarlo in un punto centrale della casa, possibilmente in uno spazio aperto".

Casa grande (o multipiano)? Ecco la soluzione
D’altro canto, ci sono situazioni - case particolarmente grandi, disposte magari su più livelli - per le quali un apparato tradizionale non è sufficiente. In questi casi, spiega il nostro interlocutore, è consigliabile ricorrere a un secondo dispositivo, qualcosa che funga da ponte fra la sorgente principale e la stanza o le stanze nelle quali si vuole portare il segnale.

Sono due, nello specifico, le soluzioni che rispondono a questa esigenza: i range extender e i cosiddetti powerline. I primi sono dei veri e propri ripetitori del segnale: una volta posizionati nei pressi della stanza o dell’area nella quale si richiede maggiore copertura, rilanciano il segnale proveniente dal router principale per amplificarne la portata. La resa, in termini di velocità, può essere minore, ma con gli opportuni accorgimenti si possono limitare i danni. "Per non perdere in prestazioni – suggerisce Lionel Paris – conviene rilanciare un segnale ricevuto mediante cavo Ethernet. Passando dal Wi-Fi, invece, la banda viene ripartita per ogni ripetitore".

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Ancor più semplice, per certi versi, è l’utilizzo dei cosiddetti powerline, piccoli scatolotti da attaccare a una comune presa di corrente in grado di trasportare la banda da una stanza (con Internet) a un’altra (senza Internet) sfruttando proprio il cablaggio elettrico di casa. Il problema, in questo caso, riguarda la qualità e la natura dell'impianto elettrico dell’abitazione, precisa Paris: "La situazione ideale si ha quando la linea elettrica passa direttamente dal contatore alla stanza; quando ci sono troppi nodi intermedi, invece, il segnala degrada rapidamente. Il nostro consiglio è di testare preventivamente la qualità del segnale con un’unità di prova".

La rivoluzione del tri-band
In teoria (ma anche in pratica) la soluzione per evitare qualsiasi compromesso c'è ed è quella dei cosiddetti sistemi tri-band, unità Wi-Fi modulari che si collegano fra loro in modo totalmente automatico così da realizzare un’unica Rete condivisa ad alte prestazioni. "Si tratta di un approccio differente alla questione", spiega Lionel Paris, precisando: "L’idea di base è quella di eliminare alla radice qualsiasi forma di complessità, come ad esempio quella legata all'associazione dell'indirizzo Ip: gli utenti non devono essere specialisti del netwoking, ci penserà il sistema ad autoconfigurarsi".

Fatte le debite proporzioni, questi sistemi funzionano un po’ come i diffusori audio multiroom: possono lavorare da soli o combinarsi con altri moduli per ampliare il raggio di copertura Wi-Fi. Ciò è reso possibile dalla destinazione d'uso delle tre bande: mentre una viene utilizzata per connettere in modo permanente due o più unità fra loro, le altre due sono invece dedicate ai dispositivi Wi-Fi da connettere alla rete. In questo modo non ci sono interruzioni né cadute di prestazioni. “Ogni modulo è sviluppato per offrire banda larga mobile fino a 3 Gbps e coprire una distanza di 175 metri quadrati, caratteristiche che restano invariate anche quando lavorano in tandem con altri moduli. L’utente non si accorgerà del passaggio da un modulo all’altro semplicemente perché non ci sarà alcun cambiamento di connessione, lo smartphone o il dispositivo mobile leggerà un unico SSID.

Soluzioni di questo tipo, va detto, sono ancora piuttosto costose: nel caso di Netgear, ad esempio, occorrono 4-500 euro per acquistare un kit con due moduli della gamma Orbi (il primo e finora unico sistema Wi-Fi tri-band della casa), ma i costi ovviamente crescono con l’aggiunta dei moduli supplementari. Si tratta, probabilmente, dello scotto da pagare per una novità che in fin dei conti promette di risolvere in modo definitivo tutti i problemi di connettività. Soprattutto per chi vive in case di grandi dimensioni.


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