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Trail Me Up: la sfida italiana a Google Street View

Un sito italiano propone le esplorazioni a 360° di sentieri e luoghi sperduti. Dove non arrivano le telecamere di Google Maps.

Dove non arriva Google Street View, arriva Trail Me Up , una startup italiana che si è proposta di mappare a 360° aree e sentieri di montagna, raggiungibili solo a piedi. Primo tra tutti il Parco Yosemite, in California: un'area di 3000 km quadrati che per l'89% è ancora allo stato selvaggio. Gli esploratori di Trail Me Up ci hanno piazzato le prime bandierine un anno fa, creando un percorso tra rocce sedimentarie, cascate e sequoie giganti navigabile intaramente online (vedi fotogallery). La stessa sorte è toccata a un villaggio Mursi nella Omo Valley in Etiopia. E presto saranno visitabili anche gli impervi sentieri della Cappadocia (Turchia) e della Tanzania e una manciata di grandi parchi americani. "Entro la prima metà del mese di marzo contiamo di pubblicare altro materiale", spiega Gabriele Garavini, co-fondatore di Trail Me Up. "Attualmente stiamo ultimando un software che ci consentirà di velocizzare la post produzione delle immagini in modo da renderne più rapida la pubblicazione".

I percorsi virtuali di Trail Me Up vengono acquisiti da trekker che indossano uno zaino sul quale sono montate 5 fotocamere e un navigatore GPS. Si procede a ritmo di una foto ogni 10/20 metri, il che significa migliaia di immagini che in seguito vengono georeferenziate e unite tra loro creando delle panoramiche. Grazie all'elaborazione digitale delle foto, i visitatori del sito possono passare da una panoramica all'altra, seguendo un sentiero proprio come in Google Street View.

Trail me up nasce dall'incontro tra Fabio Zaffagnini, geologo e Gabriele Garavini, web designer. A dare slancio al progetto sono i pano-tracker, dei volontari che accettano di indossare l'attrezzatura ddi Trail Me Up durante i loro trekking, fotografando così i percorsi (chi volesse proporsi può farlo attraverso la sezione "reclutamento" del sito, ndr). A gennaio il sito ha chiesto il sostegno economico della rete attraverso il sito di crowfunding Eppela.com , per coprire i costi del brevetto e finanziare la realizzazione di altri zaini. Obiettivo raggiunto in pieno, grazie alle donazioni di un centinaio di entusiasti sostenitori.

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