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Con lo streaming tramonta l’era della musica rubata

Sono sempre meno i navigatori della rete che scaricano canzoni illegalmente. Merito dell’incontro virtuoso (e rivoluzionario) fra note e pubblicità

Tempi duri per i pirati della musica. Dopo anni di download illegale e senza regole, il mercato «sembra avere trovato le contromisure efficaci per debellare o quantomeno ridurre significativamente il fenomeno» sintetizza Enzo Mazza, presidente della Federazione industria musicale italiana. «Oltre alla chiusura e al blocco dei portali che consentono di rubare canzoni, si sono rivelati decisivi i nuovi modelli di business». In particolare, a riportare la fruizione di musica nei confini della legge contribuisce un dato clamoroso, ovvero il boom dello streaming video basato sulla pubblicità (più 77 per cento nel 2012). In pratica, l’ascolto libero e legale di una canzone (su Youtube, per esempio) è legato alla visione e all’ascolto di un breve spot.

Nel 2012 questo abbinamento fra musica e advertising ha generato ricavi per 8 milioni di euro.

Che stia per concludersi l’era della musica rubata, lo conferma anche l’incremento dei download di album e singoli dalle piattaforme legali (tipo iTunes): più 25 per cento nel 2012. Merito di un cambio di approccio da parte degli utenti, ma anche di un’offerta straordinariamente ricca: a oggi, il catalogo degli store digitali di musica ha raggiunto la quota record di 25 milioni di brani.

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