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Edward Snowden, l'altro uomo dell'anno

Secondo per il Time, Guardian e New Yorker lo scelgono come simbolo del 2013. Ecco perché

– Credits:  PM Cheung , Flickr

Non si può rimanere indifferenti, nel bene e nel male, dinanzi alla portata di ciò che Edward Snowden ha rappresentato per tutto il 2013. Nonostante la sua figura sia venuta fuori solo nella seconda parte dell’anno, si è guadagnato il titolo di “Person of the year” da due delle più importanti testate internazionali. Anche il Time, che stila la classifica annuale sugli uomini dell’anno, lo ha messo sul podio, secondo solo a Papa Francesco , l’unico che ha saputo catalizzare più di Snowden l’interesse dell’opinione pubblica mondiale.

In una intervista al giornalista del Time Michael Scherer , Snowden racconta come a differenza di Julian Assange, lui avrebbe preferito agire con più responsabilità: “Ci sono state alcune storie sul mio conto che non hanno un interesse con quello che ho fatto – dice – ma è per questo che ho deciso di affidare le pubblicazioni dei leaks ai giornalisti e non a qualcun altro”. Il giornale lo erge già a mito: “E’ stato esiliato dal suo paese ed è diventato il profeta dell’era dell’informazione”.

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Per il New Yorker invece non c’è stata storia, è l’ex-appaltatore della NSA l’uomo del 2013. Il giovane ha vinto la concorrenza di personaggi importanti inseriti nella short-list del Time come Papa Francesco, il Presidente Obama, Jeff Bezos, Miley Cyrus, Ted Cruz, e due leader del Medio Oriente: il siriano Bashar al-Assad e l’iraniano Hassan Rouhani. Nessuno di loro ha potuto competere con la gola profonda del Datagate che attualmente è in Russia grazie all’asilo politico concessogli da Vladimir Putin, persona dell’anno del 2007 secondo il Time.

Il motivo per cui Snowden è, per il New Yorker, l’uomo dell’anno è da ricercare nell’impatto che le sue rivelazioni hanno avuto sul mondo della tecnologia e non solo. Secondo l’opinione della testata, la vicenda di Snowden ha cambiato, almeno in parte, il modo di fare giornalismo. Ora sono le fonti che vanno a cercare direttamente i giornalisti e non più viceversa, almeno non come una volta. Edward Snowden che contatta Laura Poitras, video maker freelance, e Glenn Greenwald, è l’esempio più evidente del nuovo trend giornalistico, che è poi specchio dell’informazione nell’era del 2.0: siamo tutti portatori di notizie e, teoricamente, tutti in grado di fare notizia. Venti o trent’anni fa ci sarebbero volute settimane, mesi per verificare che le slide di Snowden fossero reali. La società odierna, plasmata dalla velocità di internet, non lo consente. Per la fortuna di Poitras e Greenwald (e per nostra sfortuna) era tutto vero, anche senza verifica.

Edward Snowden non poteva che essere il “Man of the year” del Guardian , testata che per prima ha accolto il soffio nel fischietto dell’informatico statunitense. La talpa che ha svelato i programmi della NSA ha ottenuto 1.445 voti surclassando la seconda e terza posizione raggiunta dal duo Weber-Saarela, attivisti di Greenpeace (314 voti) e da Papa Francesco (153 voti). La predilezione del Guardian per gli informatori della rete prosegue per il secondo anno consecutivo. Il personaggio del 2012 era infatti stato Bradley Manning, fonte delle azioni USA in Iraq per WikiLeaks e condannato lo scorso agosto a 35 anni di reclusione per aver passato a Julian Assange informazioni militari segrete.

 
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