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Usare lo smartphone? Come sniffare cocaina

Lo dice il direttore di una clinica di Londra: “Dare ai figli telefonini e tablet equivale a farli assumere un grammo di coca”

Un’ora di video su YouTube oppure un’intera bottiglia di vino? Mezza giornata con Clash Royale oppure un grammo di cocaina? Dovendo scegliere per forza quale sarebbe la decisione migliore per la salute dei vostri figli? Evidentemente quella che esclude bevande e sostanze che fanno male sempre, figuriamoci in tenera età.

Come una droga

E invece no, almeno per Mandy Saligari, direttore della clinica Harley Street di Londra, un ospedale privato specializzato in cure riabilitative, anche per bambini. “Quello che dico a chi mi viene a trovare è che dare, senza controllo, lo smartphone o il tablet ai loro figli è come farli assumere un grammo di cocaina o una bottiglia di vino”. Un’affermazione un po’ esagerata, data sicuramente per cogliere più interesse di quanto farebbe uno studio empirico, ma che poggia le sue basi su una considerazione ben precisa.

Effetti a lungo termine

“Perché tendiamo a preoccuparci di più per cose, come l’alcol o la droga, che sappiamo far male ai più piccoli mentre proponiamo attività che agiscono sugli stessi impulsi?” Quello che la dottoressa Saligari intende dire è che creare dipendenza per lo schermo può seriamente danneggiare il rapporto dei minori con la società, creando effetti a lungo termine in modo analogo a ciò che comporta l’assuefazione da alcune sostanze. L’iPhone non è una tata, per essere concreti, e non è giusto che diventi un metodo veloce per placare pianti e capricci.

Ecco perché non dovremmo postare foto dei nostri figli su Facebook

L’esperienza di Saligari dice che, nel giro di dieci anni, nel circondario di Londra sono aumentati notevolmente i pazienti tra i 16 e i 20 anni che devono ricorrere a trattamenti specifici per combattere l’abuso di tecnologia. E siamo alquanto certi che anche in altri paesi industrializzati le cose non vadano tanto meglio. Durante una recente conferenza a Budapest, la dottoressa Kiti Freier Randall, psicologa e pediatra, ha messo la dipendenza hi-tech tra i principali fattori di rischio per i bambini, al fianco della povertà, del bullismo e degli abusi sessuali.

Le richieste al Telefono Azzurro

E non sorprende come tra le richieste emergenti e sempre più presenti che arrivano al Telefono Azzurro riguardino problemi che hanno a che fare con la tecnologia, tra cui il sexting (la diffusione di foto e video sessualmente espliciti), la sextortion (le minacce che riguardano tali contenuti), il grooming (adescamento online) e il sempreverde cyberbullismo. Se poi ci si mettono bufale e catene inventate, come il Blue Whale, allora le cose si fanno ancora più complicate.

Genitori tecno-dipendenti generano figli insoddisfatti

Non vi basta? Una ricerca di EurekaAlert, ha messo in relazione la tecno-dipendenza dei genitori con i comportamenti dei figli. Mamme e papà troppo concentrati sulla loro vita 2.0 sarebbero la causa di bimbi aggressivi, molesti e insoddisfatti, perché cresciuti all’interno di un ambiente in cui smartphone e apparecchi digitali vengono considerati come un’interferenza nei rapporti; strumenti che riducono l’attenzione dovuta ai più piccoli a fronte di una sempre maggiore richiesta di interesse e coinvolgimento.

La via è il buon senso

Tra l’escludere del tutto apparecchi del genere e il porre nessun divieto ce ne passa, la via migliore è il buon senso. Non esistono tempistiche massime di utilizzo per smartphone e tablet, semmai la difficoltà è far capire che le ore spese davanti al telefonino vanno sottratte a qualcos'altro, come il tempo dedicato alla TV. I media cambiano ma la vita fuori deve rimanere la stessa.

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