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Skype compie 10 anni, ecco come ha cambiato il nostro modo di comunicare

Il 29 agosto del 2003, i creatori di KazAa usarono la tecnologia P2P per fornire un servizio di messaggistica e VoIP. 10 anni dopo Skype conta 300 milioni di utenti e 2,6 milioni di anni di conversazioni effettuate. Oggi, per contrastare l'avanzata dei rivali pensa a Xbox One e a videochiamate 3D

Skype Compleanno

– Credits: Skype

Tutto cominciò dieci anni fa, quando Janus Friis e Niklas Zennstrom, le due menti responsabili di KaZaA , uno dei servizi peer-to-peer più efficienti e longevi dell’era post-Napster, si accorsero che nonostante il successo della loro piattaforma, nonostante le prime risicate vittorie processuali contro i difensori del copyright, il gioco era troppo pericoloso per valere la candela. Insomma, il peer-to-peer era una tecnologia ormai diffusa, e chiunque si stava cimentando nel settore, tanto valeva utilizzare le conoscenze acquisite negli ultimi anni per fare qualcosa che nessuno ancora aveva fatto.

Così, Friis e Zennstrom ebbero la geniale idea di sfruttare la tecnologia P2P per sviluppare un servizio di messaggistica istantanea e VoIP gratuito e alla portata di tutti. Non tutti infatti lo sanno, ma Skype altro non è che l’acronimo di Sky Peer To Peer. L’idea funzionò, e non è difficile capire perché. Man mano che il mondo si faceva più interconnesso e le distanze si sbriciolavano, si sentiva sempre più l’esigenza di un sistema per effettuare chiamate vocali e video senza dover ogni volta impegnare un rene al monte di pietà. Skype forniva un’alternativa gratuita per tutte quelle coppie, partner di lavoro, amici e professionisti che per un motivo o per l’altro erano separati da distanze difficilmente colmabili.

Nel 2005, quando eBay decise di scucire 2,6 miliardi di dollari per rilevare l’azienda, Skype contava già 56 milioni di utenti, un bottino in forte crescita, che aumentava di circa 150.000 nuovi utenti al giorno. L’acquisizione da parte di eBay aveva il sapore dei grandi trionfi, per una startup come Skype, e l’allora CEO di eBay, Meg Whitman, aveva in mente grandi cose per la sua nuova creatura: “Unendo le forze di eBay, PayPal e Skype, creeremo un ambiente straordinariamente efficace per il business in Rete.

Purtroppo, la scommessa si rivelò uno sparo nel buio, e nel 2009 Skype venne venduto in pacchetti frammentati a una serie di investitori per l’infruttuosa cifra di 1,9 miliardi. Ma come spesso succede, dietro l’angolo di un fallimento c’era un’opportunità di riscatto. Opportunità che in questo caso aveva il volto di Steve Ballmer e il marchio Microsoft. Nel maggio del 2011, l’azienda di Redmond acquisì Skype per la bellezza di 8,5 miliardi di euro , con un obiettivo ben preciso in mente: farlo diventare il trait d’union di tutti i servizi Microsoft. Non solo un client di messaggistica che sostituisca l’ormai obsoleto Messanger, ma un vero e proprio ponte di interconnessione che neutralizzi le barriere tra Windows, Outlook.com e, di qui a qualche mese, Xbox One.

Al momento di spegnere la sua decima candelina, Skype oggi conta 300 milioni di utenti, 167 miliardi di minuti di traffico vocale all’anno e un totale di 2,6 milioni di anni di conversazioni vocali dal 2003 ad oggi.

Nonostante questa cartella clinica eccellente, tuttavia, il futuro di Skype appare tutt’altro che roseo. Mentre attorno al suo trono rivali come Viber, UberConference e Google Hangouts crescono e si affilano gli artigli, Skype sta perdendo gradualmente il suo smalto, e secondo alcuni questo sarebbe dovuto all’abbraccio soffocante di una Microsoft incapace di valorizzare e alimentare la carica dirompente con cui Skype si è imposto nel panorama hi-tech. 

Non è ancora chiaro quale sarà il destino di Skype. A Redmond c’è chi spera che la sua integrazione nell’ecosistema Xbox One, con la possibilità di effettuare videochiamate a 1080p, aiuterà a dare una nuova spinta propulsiva al servizio. Nel frattempo, Skype ha confermato di stare lavorando a un sistema per consentire videochiamate 3D. E se è su questo che a Microsoft/Skype pensano di puntare per traghettare fino al prossimo decennio, c'è da preoccuparsi.

Dieci anni fa, quando Friis e Zennstrom decisero di passare dal P2P al VoIP, un intero pianeta aspettava un sistema per comunicare a costo zero. Quanti voi, oggi, sentono l’irreprimibile bisogno di effettuare videochiamate tridimensionali?

 
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