Internet

La Russia vuole statalizzare internet

Putin minaccia il blocco della rete se i big non sposteranno i propri server nel paese. I rischi di una dittatura digitale

– Credits: mkooiman, Flickr

Gmail e Skype potrebbero essere i primi due grandi servizi a non essere più disponibili per i cittadini russi.  La sorpresa arriva dall’uovo di Pasqua di Putin che ha dato il via libera ad un nuovo pacchetto di leggi anti-terrorismo che rischiano di minare il libero accesso alla rete dalla Russia. Secondo il Cremlino infatti, le aziende hi-tech che gestiscono i dati e le informazioni dei russi devono farlo attraverso server e infrastrutture posizionate all’interno del paese. In parole povere i grandi nomi del panorama tecnologico devono investire in Russia se vogliono continuare ad offrire i loro servizi agli iscritti, pena l’esclusione dalle proprie piattaforme.

La legge, come indica la testata russa Lenta , prevede inoltre che i dati degli utenti che utilizzano servizi internet siano conservati per almeno sei mesi e sempre all’interno del paese, per evitare che agenzie esterne accedano ai dati senza il permesso delle autorità russe. In questo modo case come Google, Microsoft e Facebook vengono equiparate alle nazionali Yandex e Mail.ru, già soggette alle leggi governative russe.

Scelta economica

La decisione di modificare la legge sull’informazione è guidata prima di tutto da motivi economici. Obbligare di fatto i big della rete, in gran parte statunitensi, a fondare i propri data center all’interno dei confini russi, vuol dire aumentare gli introiti. Si pensi che Facebook, per conservare e gestire le migliaia di foto caricate giornalmente dagli utenti, spende circa 500 mila dollari al mese. Se si considera che il popolo russo è tra i più “social-attivi” al mondo, con una percentuale di 12,8 ore spese al mese sui social network (la media globale è di 5,7 ore), non è difficile capire quanto valga il business. Moltiplichiamo la cifra per tutte le altre piattaforme conosciute, come Gmail e Skype, e mettiamoci nei panni di Putin: dollari freschi in arrivo.

Scelta politica

La firma del nuovo pacchetto di leggi anti-terrorismo porta con sé conseguenze politiche non da poco. Una delle principali obiezioni mosse dalle associazioni in difesa dei cittadini e della protezione dei dati, nel contesto del Datagate, è stata la possibilità per la NSA di accedere ai data center e ai server delle più famose aziende hi-tech violando i sistemi in modo classico, ovvero accedendo fisicamente alle infrastrutture e attaccando i propri strumenti ai server che contenevano i dati. La teoria russa è chiara: se le informazioni dei nostri cittadini sono conservate solo da noi, nessuna agenzia internazionale potrà mai rubarle. Inoltre, avendo una serie di server interni, le autorità russe potranno avere reali strumenti giuridici per influenzare le scelte di ogni singola azienda, soprattutto quando si tratterà di censurare o limitare il pensiero di dissidenti e oppositori. Attualmente infatti le compagnie straniere, pur offrendo ai cittadini russi i vari servizi web, non rispondono alla giurisdizione nazionale vista la gestione esterna dei dati.

L’albo dei blogger

Ma la misura che preoccupa di più è quella che riguarda i blogger. Tra le varie modifiche, il testo approvato dal governo prevede infatti l’obbligo per i blogger di registrarsi presso uno specifico albo che possa fungere da “lista” di controllo, per arrivare subito all’autore di un certo post. Il governo invita inoltre gli stessi blogger ad astenersi dal pubblicare informazioni di carattere estremista e dal violare la privacy dei cittadini. In caso contrario le pene saranno salate: si va dai 600 euro ai 6.000, fino alla sospensione dell’attività per 30 giorni. 

 
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