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Porno su Internet: per il governo britannico è da bandire

Il primo ministro inglese David Cameron chiede agli operatori di bloccare di default l’accesso ai siti hard. E auspica che i motori di ricerca seguano l'esempio 

Il primo ministro inglese, David Cameron – Credits: EPA/ANDREW WINNING / POOL

Mentre tutto il Regno Unito aspetta con il fiato sospeso l’annuncio della nascita del primogenito del principe William e della consorte Kate, il primo ministro inglese David Cameron fa sapere all’opinione pubblica (britannica e non) che è sua intenzione garantire al Royal Baby e a tutti i sudditi di Sua Maestà un futuro scevro da contenuti pornografici su Internet.

Un robusto piano di lotta ai siti hard sta infatti per essere varato dal suo Governo per proteggere le fasce più giovani della popolazione. Da un lato verrà istituito il reato per chiunque venga trovato in possesso di materiale pornografico “estremo”, contenente ad esempio atti di stupro o violenza sulle donne; dall’altro verrà chiesto agli Internet Provider di offrire servizi di accesso a Internet dotati di default di filtri che impediscano l’accesso ai contenuti a tripla X, a meno che l’utente non faccia specifica richiesta di disattivazione.

È una misura, quest’ultima, che investirà anche tutti coloro che sono già in possesso di un contratto Internet. I quali saranno contattati dai rispettivi ISP per specificare se vogliono disattivare o meno i filtri. E chi non risponderà – spiega Bloomberg  - riceverà in automatico il blocco dei contenuti.

Ma c’è di più. Cameron vuole coinvolgere nell’iniziativa anche tutti i grandi colossi della ricerca online. "Ho un messaggio molto chiaro per Google, Bing, Yahoo e di tutti gli altri: avete il dovere di agire su questo tema ed è un dovere morale. Se ci sono ostacoli tecnici per agire (sui motori di ricerca) non accontentatevi di starvene lì fermi dicendo che nulla può essere fatto; usate il vostro grande cervello per superarli".

Cameron insomma fa sul serio. Tanto che per il mese di ottobre Cameron avrebbe già fissato una fitta serie di colloqui con i responsabili dei colossi americani del Search, con l'obiettivo - fra gli altri - di recepire la lista nera stilata dal CEOP (Child Exploitation and Online Protection Centre) contenente i termini di ricerca da bandire. Se da queste consultazioni non usciranno progressi significativi – ci ha tenuto a precisare lo stesso Cameron – il Governo utilizzerà gli strumenti legislativi per forzare l’azione.

È un’iniziativa che non ha precedenti in Europa; fino ad oggi le ingerenze dei singoli Stati su questioni legati alla libera circolazione di contenuti in Rete si sono perlopiù concentrate sul materiale coperto da diritto d’autore (si pensi ad esempio all’Hadopi francese). 

Decisamente positive le reazioni delle associazioni per la difesa dei diritti dei minori e delle donne ma c’è anche chi contesta al primo ministro inglese l’efficacia di un provvedimento che – come buona parte delle misure che agiscono filtrando il traffico degli ISP – può essere facilmente aggirato.

E poi, naturalmente, c’è anche chi ironizza su un approccio eccessivamente restrittivo e bigotto verso un mondo che si può dire sia nato con Internet. "Non voglio sembrare moralista o allarmista", ci tiene però a chiarire il primo ministro, "ma come politico e come padre credo che sia giunto il momento di agire. Qui si parla semplicemente di come proteggere i nostri figli e la loro innocenza."

 
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