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Perché la Germania vuole il segreto di Google

Il governo tedesco spinge per rendere pubblico l'algoritmo di Big G e facilitare la concorrenza. Ma c'è la ripicca NSA

Come la prendereste se vi dicessero che avete lavorato invano per tutta una vita? Che le competenze accumulate nell'arco di anni di studio e fatica devono essere regalate ai vostri competitor senza che muovano un solo dito? Anche il più mansueto dei pescatori hawaiani avrebbe qualcosa da ridire. A scatenare l'ira di Google ci pensa il governo tedesco, dove il ministro della giustizia, Heiko Maas, ha deciso di mettere fine alla predominanza di Google nel mondo delle ricerche online, chiedendo di svelare a tutti l'algoritmo del suo Search. O almeno è quello che vorrebbe e che ha chiesto al gigante statunitense, con l'obiettivo di far crescere il fatturato delle concorrenti europee che offrono servizi simili (vi ricordate Volunia?).

Big G non concederà facilmente il suo segreto, non propriamente quello di Pulcinella, e che è alla base della sua scalata a prima della classe. Durante un'intervista al Financial Times, Maas ha spiegato come sia necessario contrastare il dominio di Google ("copre il 95% del mercato dei motori di ricerca in Europa") non solo nei confronti dei concorrenti ma anche dei clienti, che spesso ne tentano di ogni per arrivare nei primi posti dei risultati di ricerca con i loro siti web. Un'influenza nella vita digitale che alla Germania non va proprio giù. "Dobbiamo pensare a quali precauzioni mettere in campo per evitare che questo potere venga abusato. (...) Google domina il mondo dei motori di ricerca, ed è in grado di influire sui suoi risultati in modo tale da promuovere i propri interessi. E questo non è accettabile" - ha sottolineato Maas.

La trasparenza dell'algoritmo che richiede Maas si rifarebbe alla necessità che vengano protetti i diritti dei consumatori così da poter valutare i risultati secondo diversi criteri, dal motore utilizzato alla qualità dei contenuti; non sempre essere in cima vuol dire essere i migliori, lo sappiamo. Non è detto poi che la presa di posizione della Germania contro Google, seppur da parte di un singolo ministro, non sia dettata anche dallo scandalo delle intercettazioni ad opera della NSA a danno dei politici tedeschi, inclusa la Merkel, che ha coinvolto la stessa Big G.

Sia chiaro: ciò che richiede Maas è condivisibile sotto certi punti di vista (come la trasparenza), meno se si guarda al business, che oramai regola ogni attività che coinvolge gli utenti della rete, i cui click valgono tanto, forse troppo. A questo punto si attende la risposta dell'azienda che, ancora una volta, le proverà tutte pur di uscire indenne dal complicato campo di battaglia europeo. Finora non c'è mai riuscita.

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