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Internet

Perché Amazon, Apple, Facebook, Google e Microsoft sono i veri padroni del mondo

Sono una potenza da 2mila miliardi di dollari; hanno centinaia di milioni di clienti; sanno tutto di noi e possono influenzare le nostre scelte

Sanno tutto di te. Cosa ti piace, quello che scrivi e che pensi, persino le tue sensazioni. Cosa compri, dove vai ogni giorno e a che ora. Quando obbedisci alle tue abitudini e tutte le volte che assecondi il capriccio d’infrangerle. Sono ovunque. In casa, in auto, in tasca. Apple, Amazon, Facebook, Google e Microsoft sono i veri nuovi sovrani transnazionali.

L'oggetto del contendere
Grandi potenze globali dell’era di internet (tutte americane) che, proprio come quelle vere, sono sempre in guerra tra loro. L’oggetto del contendere siamo noi. Anzi 2,8 miliardi di persone che come noi, ogni giorno, navigano su internet e hanno una carta di credito. Ciascun contendente vuole diventare padrone del mondo, arruolare il maggior numero possibile di cittadini digitali ed eliminare la concorrenza. Sono sovrani tanto discreti e silenziosi quanto potenti.
La loro esca è succulenta: per conquistare la fedeltà dei net sudditi si offrono di diventare i fornitori unici globali di tutto, prodotti, servizi e soluzioni che migliorano e semplificano la nostra vita. A portata di clic. In cambio, vogliono sapere tutto di noi.

Nei primi anni di vita, si sono dedicati alla loro mission originaria: Google ha puntato sul motore di ricerca, Apple su prodotti innovativi, cari e di design; Amazon ha creato il più grande negozio di libri online al mondo, Microsoft ha piazzato il suo sistema operativo su ogni scrivania, Facebook è cresciuto come l’album dei ricordi di chiunque sia connesso al web. Idee digitali e non che hanno fruttato miliardi di dollari.
Spesso con pratiche fiscali discutibili, che ora stanno
finendo nel mirino delle autorità.




Per conquistare la fedeltà dei net sudditi si offrono di diventare i fornitori unici globali di tutto

È il caso di Apple, sui cui la Ue ha avviato un’istruttoria che porta sul banco degli imputati anche il compiacente governo irlandese, grazie al quale Apple avrebbe pagato un’aliquota inferiore al 2 per cento per un totale di 137 mi- liardi di profitti su cui adesso Bruxelles chiederà il conto. Forti di questi capitali smisurati, comunque, i nostri magnifici cinque sono diventati onnivori. Nuovo totalitarismo, come sostiene il fondatore di Wikileaks, Julian Assange? Affermazione forte, ma è vero che stanno ridisegnando il modello economico mondiale. Potrebbero, a breve, mandare in pensione istituzioni fino a ieri considerate eterne. Ecco alcuni esempi.

Apple, con le funzioni «Pay» e di riconoscimento biometrico appena integrate nei nuovi iPhone 6, si sta trasformando nel più grande circuito bancario mondiale. Si potrà pagare con il telefono e dire addio a banconote e portafogli. Su ogni transazione, secondo il New York Times, tratterrà una percentuale (15 centesimi ogni 100 dollari).

Google vuole dominare il cielo con i droni (alla pari di Amazon) per consegnare qualsiasi cosa, ovunque. Sta costruendo una sua rete di satelliti e dirigibili per portare internet e la connettività in ogni luogo. Tutto in barba alle compagnie telefoniche. Non solo: vuole diventare l’editore unico di ogni informazione fornendo notizie (a costo zero) in tutti i paesi del mondo, aggregando quelle prodotte dai giornali e dai professionisti delle news che per produrle pagano stipendi a migliaia di giornalisti. Inoltre avrebbe sfruttato il suo strapotere nel settore delle ricerche per discriminare la concorrenza nei risultati. Atteggiamento che l’ha portata sotto la lente d’ingrandimento dell’antitrust dell’Ue: è indagata per abuso di posizione dominante, rischia pesanti sanzioni.

Amazon consegna qualsiasi cosa, dalla frutta alla verdura, fino alle opere d’arte, e consente di fare acquisti con un tweet. Sgomita per essere l’unico supermercato al mondo; smercia musica e film, tablet e smartphone in totale e frontale concorrenza con Apple.

Facebook ha trovato una strada floridissima per convertire i nostri gusti e preferenze in merce da vendere agli inserzionisti, si è insediata nei telefonini e punta a sconvolgere i rapporti tra le persone rendendoli ancora più virtuali grazie a una maschera indossabile che simula la realtà.

Microsoft ha compreso che la via dei computer è al tramonto, si è buttata su cellulari e tavolette con l’acquisto di Nokia, mentre con la linea Surface sta trasformando i pc in una nuova evoluzione della specie, ibridi metà tablet e metà notebook.

I rischi che miliardi di persone finiscano nelle mani di queste cinque potenze sono evidenti. In attesa che i legislatori regolino la materia, ecco come i nuovi sovrani globali si stanno spartendo il mondo.


Amazon
Vuole vendere tutto a tutti (frutta inclusa) e diventare l’unico negozio al mondo.
Fino a dove voglia arrivare, se l’è chiesto il settimanale The Economist con una copertina dal titolo «Quanto lontano andrà Amazon?» e l’illustrazione di un astronauta che recapita un pacco su Marte. Escludendo gli altri pianeti, almeno per il momento, è evidente che l’azienda di Seattle sia espressione di un e-commerce olistico, totalizzante, che spazia dai beni materiali ai servizi immateriali. Che satura la domanda con il gigantismo dell’offerta. Ai libri degli inizi si è aggiunta qualsiasi categoria merceologica, lecita s’intende, che negli Stati Uniti ingloba persino il cibo fresco; il catalogo digitale include film, canzoni, e-book, app e contorni.

Il concorrente da soffocare è chiunque venda qualcosa, da un altro colosso del web al negozietto di quartiere. Il cappio è il vantaggio, smisurato, di poterci consigliare prodotti in linea con quanto abbiamo già comprato. Di riuscire a tentarci esibendo ciò che ci potrebbe piacere. Oppure servire: presto, secondo la Reuters, Amazon consentirà anche di trovare l’idraulico o la donna delle pulizie; con i droni renderà istantanee le consegne; ha un sistema di pagamento in mobilità, grazie a un lettore di carte di credito che funziona tramite una app e sfida sistemi analoghi, Apple Pay compresa; ha soffiato Twitch a Google, pagandolo circa un miliardo di dollari e mettendo le mani sulla trasmissione on line delle partite ai videogiochi, gettonatissima passione dei gamer. Nemmeno Netflix, gli altri big dello streaming e la tv tradizionale sono al riparo, visto che la società è lanciatissima nella produzioni di serie, cartoni, contenuti originali. Lo tsunami Jeff Bezos, che scalpita per diventare il nuovo Steve Jobs, non ha risparmiato i media tradizionali: dopo aver acquistato il quotidiano Washington Post, ha provato a infilare il pulsante «compra ora» dentro il testo degli articoli. Amazon, insomma, è mercato e mercante di riferimento. Sta stipando tutto e tutti dentro il suo enorme carrello.

Apple
Vuole trasformarsi in circuito bancario e pensionare banconote e portafogli.
Ha iniziato creando oggetti, ha finito, spietata, per farne a pezzi tantissimi altri. Da piccolo costruttore di computer, è diventata un’arma di distruzione di massa di cd, dvd, videogiochi, annessi lettori e console. Ha reso liquidi, digitali, la musica e ogni altra forma d’intrattenimento domestico e portatile, creando un gigantesco ecosistema da 1,2 milioni di app. Un colosso chiuso, blindato, poco o nulla incline al dialogo con linguaggi e dispositivi della concorrenza. Una religione, una setta secondo alcuni, che ha gonfiato la pancia di iTunes con un database da mezzo miliardo di adepti e quasi altrettante carte di credito, da usare ora per invadere confini che forse nemmeno lo stesso Steve Jobs avrebbe immaginato di presidiare.

Il traguardo è pensionare i portafogli, dare un colpo d’accetta a monete e banconote, governare il traffico dei pagamenti da smartphone. Trasformarsi, da azienda informatica, in banca centrale. Regina dell’e-commerce e nei negozi, dove farà profitti a mitraglia: 15 centesimi ogni 100 dollari spesi con Apple Pay. E poi dottore onnisciente, che dei suoi utenti pazienti ausculta e memorizza battito cardiaco, propensione all’attività fisica o inguaribile pigrizia, grazie alle applicazioni e ai gadget per tenere sotto controllo lo stato di salute; telecomando di elettrodomestici, luci, telecamere di sorveglianza, riscaldamento e ogni gadget tra le mura domestiche con una connessione e un chip, in attesa del tassello venturo, lo sbarco della Apple Tv, prossimo sovrano di ogni salotto. E ancora, regista dell’intrattenimento di bordo e del sistema di navigazione delle auto. Il fine, come la droga, è indurre dipendenza dai suoi prodotti e dalle sue soluzioni. Apple sarà ovunque presente, ovunque indispensabile, ovunque abilissima a far soldi.

Facebook
Sà già tutto della metà del popolo web. Ora vuole conquistare l’altra metà.
Nessuno ci conosce meglio di Mark Zuckerberg: sa dove viviamo, che musica ascoltiamo, i film che abbiamo visto, per che squadra tifiamo; chi sono i nostri amici e familiari, a chi di loro scriviamo, cosa, quanto spesso; quali foto e video ci emozionano, quali ignoriamo. La sua invenzione, Facebook, è un impero immenso edificato sui «mi piace»: su gusti, preferenze e passioni di oltre 1,3 miliardi di persone (25 milioni in Italia) che l’affollano ogni mese generando ricavi miliardari. La sua strategia è stata presidiare ogni angolo possibile della rete per profilare a 360 gradi chi lo abita e vendergli pubblicità confezionata su misura. Una tentazione irresistibile per orde d’inserzionisti, messi in condizione di non sparare più nel mucchio, di parlare a un pubblico definito che ha interesse ad ascoltarli.


Il futuro è un web onnipresente, onnivoro di ogni spazio

Così si spiega lo shopping selvaggio sul web: le acquisizioni di Instagram, arena del narcisismo in formato foto e video; di WhatsApp, traffico di faccine, immagini e voce, mannaia spietata, brutale e assassina degli sms; lo sbarco di Paper, per mettere una zampa nel terreno delle notizie, e di Graph Search, in quello delle ricerche; l’acquisto di Oculus VR, per impadronirsi della realtà virtuale, antipasto dell’interazione a distanza di domani. Facebook è una sovrabbondante banca dati in perenne moltiplicazione, un polipo dai mille tentacoli il cui potere è legato a doppio filo alla vastità del suo bacino. Da qui l’impegno per espandere la connettività globale, far arrivare la banda dove non c’è. Per portare la rete a quei due terzi della popolazione che ancora ne è esclusa. Con ogni mezzo lecito e avveniristico, inclusi laser, droni, satelliti. Una campagna di terra e di cielo che evidenzia quanto Napoleone Zuckerberg sia all’inizio della conquista del mondo, o comunque a un terzo della sua monumentale epopea. 

Google
Sarà autista, banca, negozio, gestore telefonico, produrrà robot,farà le consegne e molto di più.
Dal 2001 a oggi ha acquisito circa 160 compagnie, nell’ultimo periodo al ritmo di una a settimana. Tra le varie, un paio costruiscono componenti per robot, una termostati intelligenti, un’altra acquisisce immagini dai satelliti, un’altra ancora raccoglie recensioni di ristoranti. Operazioni che, elencate in ordine sparso, potrebbero sembrare slegate tra loro, anzi un filo schizofreniche. E invece sottendono un piano gigantesco, ambiziosissimo, orchestrato nei dettagli: seguirci dappertutto, non abbandonarci mai.

Come Apple, vuole trasformare il modo in cui paghiamo rendendolo digitale. Google Wallet come Apple Pay potrebbe diventare il prossimo circuito bancario mondiale.  Dopo aver costruito un algoritmo potentissimo che trasforma le nostre ricerche in consigli pubblicitari; dopo aver elaborato un software che legge le nostre e-mail e sa cosa scriviamo, parola per parola; dopo essere entrata nelle nostre tasche con Android, il sistema operativo sovrano assoluto dei telefonini che tra Gps e mappe segue ogni nostro minimo spostamento, Google mira già oltre, mai così lontano: vuole scalzarci dal volante mettendosi alla guida delle nostre auto, per sparare sul cruscotto spot e sconti tentatori in diretta dai negozi dei dintorni; piazzare davanti ai nostri occhi il piccolo schermo degli occhiali Glass per conoscere in tempo reale tutto quello che stiamo guardando.

Il futuro è un web onnipresente, onnivoro di ogni spazio. Non c’è ossigeno, non c’è pezzo di mondo in cui Mountain View non proverà a insediarsi: per riuscirci fa le prove generali in «Google X», un laboratorio segreto senza insegne ai margini del suo campus californiano. Qui stanno progettando aerei a pannelli solari che volano nell’atmosfera per dare internet a tutti sono nate le vetture che si pilotano da sole, qui sta testando i droni che consegneranno prodotti e merci in tempi velocissimi. Evidente il braccio di ferro con Amazon, ma non c’è nemico che l’azienda vorrà risparmiare. In una guerra senza confini, nel prossimo totalitarismo digitale, c’è spazio per un solo vincitore.  

Microsoft
Vuole trasformarsi in operatore telefonico e tv planetario
Nel 1975 Bill Gates aveva profetizzato:  «In futuro vedo un computer su ogni scrivania e uno in ogni casa». Previsione che nei 40 anni a seguire si è realizzata e ha reso Microsoft il primo padrone del mondo. Sua ancora oggi la leadership nei sistemi operativi dei computer. Ma il mondo si sta spostando velocemente verso la mobilità. Sfida che vede Microsoft fanalino di coda rispetto a rivali come Apple e Google. Per questo negli ultimi mesi ha cambiato drasticamente rotta. Ha acquisito la Nokia, più grande produttore di telefoni al mondo, che ora funazionano con il sistema operativo Windows mobile per conquistare tutto il popolo business che utilizza il medesimo sistema anche in ufficio.

Cambio al vertce radicale: al posto dello storico Steve Ballmer è arrivato Satya Nadella che, pronti via, ha licenziato 18 mila perdsone e rifocalizzato gli obiettivi aziendali. Col motre di ricerca Bing competere con Google sulla pubblicità online, Con l’acquisizione della Skype punta a diventare il più grande operatore telefonico planetario. Devono preoccuparsi gli oeratori che potrebbero vedersi sorpassare da Internet e vedere migrare migliaia di clienti. L’ultima novità? Microsoft potrebbe diventare il più pervasivo cacanale tv al mondo. Le oltre 100 milioni di console Xbox si sono trasformate, infatti, in altrettanti ricevitori per la tv via cavo.

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