Reed Hastings
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Netflix: così convinceremo gli italiani ad abbonarsi

La scommessa di Reed Hastings, fondatore e CEO del servizio di streaming: in 7 anni conquisteremo un terzo delle famiglie tricolori

Reed Hastings l’Italia la conosce bene. Nel nostro Paese ci ha vissuto per quasi un anno, alle pendici dell’Aventino, il classico anno sabbatico che molti americani si concedono appena varcata la soglia dei 40.

Era il 2000, e a quei tempi avere una connessione Internet decente nello Stivale era un come trovare il petrolio in Pianura Padana, una missione praticamente impossibile.

Oggi, per fortuna, le cose vanno un po’ meglio. E Red Hastings - che nel frattempo ha appena festeggiato i suoi 55 anni - non può che rallegrarsene. La copertura di rete tricolore non sarà forse la migliore del mondo ma è comunque sufficiente per reggere l’urto di Netflix, il servizio di streamings che lui stesso ha creato sette anni fa, da oggi ufficialmente in Italia.

 

Obiettivi ambiziosi
Segnamoci questa data, dunque, il 22 ottobre del 2015. Chissà mai che fra qualche anno non ci si trovi a ricordare questo giorno di metà autunno in cui il nostro Paese apriva le porte a un modo nuovo di guardare la TV, utilizzando il cavo di rete al posto dell’antenna.

A dire il vero, la televisione via Internet nel nostro Paese non è una novità. Sky, Mediaset, Chili e altri operatori del settori hanno già fatto assaggiare ai nostri connazionali i vantaggi dello streaming, primo fra tutti la possibilità di disintermediare i contenuti dal mezzo e dal tempo.

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Ma l’avvento di Netflix potrebbe dare una sferzata decisa allo sviluppo di massa del mercato. Negli Stati Uniti, per dire, Netflix ha già convinto 40 milioni di utenti a sottoscrivere una delle sue offerte in abbonamento. Numeri che Hastings si augura di replicare anche in Italia: "Vogliamo che un terzo delle famiglie italiane ad abbonarsi a Netflix entro i prossimi 7 anni. Ci sono dei segnali che ci fanno pensare in positivo", spiega a Panorama.it il CEO dell'azienda.  

Sui motivi che inducono a tanto ottimismo, Hastings ha le idee chiare: "Abbiamo pochissime barriere all’ingresso, il servizio può essere provato per un mese via Web o su un dispositivo iOS, Android". Il tutto sfruttando un sistema di tariffazione leggero e flessibile: “Si parte da 7,99 euro al mese, senza alcun impegno. Puoi abbonarti per un mese o due, e chiudere il rapporto in qualsiasi momento”.

Soprattutto serie Tv
E poi, ovviamente, ci sono i contenuti, una delle leve fondamentali della fenomenale scalata di Netflix. Il menu servito dalla società americana prevede un mix di film, serie Tv, documentari e one-man show di diverso tipo e per ogni età, dai thriller alle commedie, dai film d’azione ai fantasy e ai cartoni animati. Nei fatti, ci saranno soprattutto serie Tv americane, molte delle quali prodotte in esclusiva per Netflix.

"Lavoriamo a stretto contatto con i produttori", ci spiega Hastings, citando ad esempio Narcos, la serie dedicata a Pablo Escobar ideata da José Padilha. "Lavorare senza intermediari ci permette di tenere i costi così bassi, ed essere più veloci".

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Viene da chiedersi se un rapporto così stretto non rischi di limitare la libertà dei produttori, ma Hastings rassicura: "Il nostro obiettivo è soprattutto quello di favorire il processo creativo. A volte ci capita di dare dei suggerimenti, ma lo facciamo sempre con la mano leggera: ci piace condividere la visione di un progetto creativo lasciando ai registi e ai produttori la completa autonomia di raccontare la storia".

Un modello che Netflix vorrebbe trapiantare anche nel nostro Paese, come dimostra la recente decisione di assoldare i produttori di Suburra per la creazione di un’omonima serie Tv da lanciare (in esclusiva) entro il 2017. Sarà, di fatto, la prima serie italiana prodotta da Netflix. Probabilmente non l'ultima se, come vien facile pensare, Hastings e i suoi manterranno il passo spedito di questi primi sette anni.

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