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L’internet dopo Internet, ecco cosa sono i mesh network

Mentre l'Internet tradizionale mostra la sua vulnerabilità, si fanno strada soluzioni alternative per garantire una Rete davvero libera e rispettosa della privacy. Fra tutte, spiccano i mesh network, reti comunitarie che si appoggiano unicamente sui telefonini degli utenti

Meshnet

– Credits: Serval

Sono nati con l’obiettivo di sopperire ai blackout di internet in occasione di disastri naturali, attacchi terroristici e sommosse politiche, ora rischiano di soppiantare l’internet che conosciamo. Stiamo parlando dei Mesh Network (letteralmente: reti a maglia), una nuova embrionale forma di rete di telecomunicazioni che si pone l’obiettivo di costruire un internet non centralizzato e indipendente da compagnie telefoniche e ISP.

La questione è questa: oggi, se vuoi connetterti alla rete con il tuo smartphone, hai bisogno di allacciarti alla connessione offerta dalla tua compagnia telefonica o a un hot-spot WiFi. In entrambi i casi, le informazioni che il tuo smartphone invia e riceve sono esposte al potenziale controllo di terzi. Ma soprattutto, se per caso ti trovi al di fuori del raggio di copertura della tua compagnia, in una zona dove non esistono spot WiFi, ti è praticamente impossibile connetterti.

Iniziative come la neozelandese Serval , la spagnola GuiFi e la tedesca Freifunk , stanno cercando di aggirare questa condizione creando delle reti che si appoggino sugli utenti stessi, e più specificamente: sui loro smartphone. Prendiamo l’esempio di Serval: la startup neozelandese ha ideato un software che consente a un utente smartphone di connettersi ad altri bypassando la rete centralizzata, appoggiandosi a una rete creata dagli stessi telefonini. In un sistema di questo tipo ogni telefonino funge da nodo a sé stante della rete, e ciò rende possibile uno scambio di dati libero e non controllabile.

Dal momento però che il WiFi dei telefonini ha un raggio d’azione piuttosto basso, Serval sta raccogliendo fondi per piazzare strutture ausiliarie chiamate “Extender” che dovrebbero fungere da scheletro per una futura rete comunitaria alimentata dal basso.

Messa così, sembra l’invenzione del secolo. In realtà i mesh network comportano sia vantaggi che svantaggi.

Oltre a garantire la comunicazione tra utenti anche in condizioni proibitive, infatti, i mesh network vengono sempre più visti come una alternativa alla rete come la conosciamo, ovvero centralizzata, regolamentata e, di conseguenza, vulnerabile a diversi tipi di controllo. Non sorprende dunque che questo tipo di soluzione non sia ben vista dagli attori dell’internet tradizionale. Negli ultimi mesi, i fautori dei mesh network hanno cercato di convincere aziende tipo Google a eliminare i limiti che ostacolano la diffusione di queste reti (gli smartphone Android, ad esempio, non consentono all’utente di utilizzare il proprio telefonino come un nodo attivo per una rete mesh), ma senza risultato. 

Oltre alla questione commerciale (una rete libera e gratuita sarebbe un competitor fastidioso per molti ISP), esistono anche questioni legate alla sicurezza, perché una rete non controllabile potrebbe diventare il ricettacolo di cyber-criminali di ogni risma. 

E poi, andiamo, pensate davvero che la NSA si lascerà portar via il proprio giocattolo preferito così facilmente?

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