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Maker: una professione del futuro?

I makers sono i protagonisti della nuova rivoluzione industriale

Dopo aver sconvolto l'industria musicale, quella video e quella editoriale, il digitale sta per stravolgere il mondo degli oggetti fisici. Grazie alle stampanti 3D (in circolazione ormai dal 2007, ma il boom inizia ora) chiunque può costruire oggetti in casa propria con il “fai da te” digitale. Praticamente siamo tutti potenzialmente degli “artigiani digitali”. Un fenomeno che ricorda quello che il desktop publishing è stato per il mondo dell’editoria: la stessa cosa sta succedendo con il “desktop 3D printing”, grazie a stampanti a prezzi accessibili e disponibili anche nel nostro paese, vedi per esempio MakerBot. In parole povere, come spiega Chris Anderson nel libro Makers - Il ritorno dei produttori, perché comprare dei costosi giochi per bambini quando è possibile stamparseli a casa a costo ridotto? Per non dire del mondo dell’hobbistica. Troppo difficile? Non è necessario sapere usare software di progettazione come CAD per realizzare il progetto da stampare: si possono scaricare progetti altrui da portali quali, per esempio, Thingiverse, TurboSquid e Trace Parts.

Al di là del contesto personale (dove le stampanti sono ancora limitate: per esempio molti modelli economici permettono l’uso di un solo materiale di stampa e impiegano ore anche solo per stampare una tazza), la stampa in tre dimensioni sta già sconvolgendo il mondo del lavoro. Sono sempre di più gli artigiani che si stanno convertendo alla manifattura digitale. Lo stesso vale per alcune aziende che lavorano sui prototipi e che, in alcuni casi, stampano ricambi. 

Questa tecnologia, però, a certi livelli, è ancora molto costosa. Per questo stanno nascendo moltissimi makerspace, “luoghi del fare”, spazi di produzione condivisi dove si trovano stampanti 3D e laser cutter a disposizione degli utenti, spesso ingaggiati attraverso formule di membership (attività per la community in cambio di ore macchina). Posti ideali per sperimentare, imparare a usare queste tecnologie e ‒ perché no? ‒ crearsi una nuova professione. Il fenomeno dei makerspace ha forti ed evidenti affinità con quello del coworking, al quale è accomunato dall’accesso alle risorse in modalità condivisa (siano essi macchinari o postazioni). In certi casi si parla addirittura di co-makers: persone che frequentano spazi di coworking e makerspace, facendone rispettivamente la propria sede amministrativa, per le attività da scrivania, e operativa, per le attività da officina. Servono, e serviranno sempre più, figure professionali in grado di progettare, produrre ma anche commercializzare nuovi prodotti e servizi. Dopo il primo esperimento del MIT, che ha dato vita a una rete diffusa in tutto il mondo, il fenomeno si sta affermando anche da noi. L’ultimo makerspace nato, tutto milanese, è WeMake.



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