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L'inutile crociata del governo UK contro il porno online

Concedere l'accesso ai siti hard solo a chi dimostra con una carta di credito di essere maggiorenne? Decisione poco efficace, oltre che pericolosa

Il Regno Unito ha deciso: da aprile 2018 tutte le piattaforme web che vorranno trasmettere contenuti a luci rosse sul territorio britannico dovranno trovare un modo certo e verificabile per assicurarsi che i propri visitatori abbiano almeno 18 anni. Non basterà insomma la semplice e, diciamolo pure, un po’ farsesca autodichiarazione online.

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Dalla prossima primavera servirà un metodo incontestabile - ad esempio le credenziali di una carta di credito o un controllo incrociato con le liste elettorali – che consenta agli utenti di certificare senza “se” e senza “ma” la propria maggiore età. I siti che non si adegueranno alle nuove norme rischiano di incappare in multe fino a 250 mila sterline.

L'obiettivo è la tutela dei minori

Alla base della decisione ci sarebbe la volontà della nuova maggioranza Tory-Dup di mettere in atto le misure presenti all’interno del Digital Economy Act e in particolare quelle volte alla protezione dei minori. Secondo il neo ministro delle politiche digitali Matthew Hancock, dovrà diventare il Paese con il livello di sicurezza più alto a tutela dei bambini.

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Le linee guida per orientare il legislatore sono nascoste fra le righe del terzo capitolo della suddetta carta dell’economia digitale, dove si legge che “non si può rendere disponibile del materiale pornografico alle persone che vivono nel Regno Unito, a meno che non si riesca a dimostrare in qualsiasi momento che l’accesso non sia normalmente garantito ai minori di 18 anni".

Restrizioni facili da aggirare

Le intenzioni del governo britannico potrebbero scontrarsi però con alcuni problemi di carattere operativo. In passato tentativi di vincolare l’utilizzo di servizi così diffusi sono stati spesso aggirati mediante piccoli escamotage, dalle VPN al’utilizzo di client torrent. Lo stesso potrebbe verificarsi con il porno, trattandosi di contenuti residenti perlopiù fuori dai Regno Unito. Insomma, per come ci appaiono oggi, le nuove regole non impedirebbero ai minorenni di vedere il porno, renderebbero semmai più difficile l’accesso ai siti a luci rosse.

Ma il vero nodo resta la privacy

Non vanno poi trascurate le implicazioni a livello di privacy. Utilizzare software e altri sistemi automatici per verificare l’identità degli utenti significa da un lato non garantirne l’anonimato e dall’altro esporli al rischio di attacchi hacker. "Chiedere a un sito porno di verificare l’età potrebbe comportare la raccolta e l’archiviazione di dati personali, i dettagli della carta di credito e le preferenze individuali sui contenuti a luci rosse", sottolinea Jim Killock, direttore di Open Rights Group, che avverte: “un set di dati che potrebbe essere molto dannoso qualora finisse nelle mani sbagliate". Il caso di Ashley Madison, per chi se ne fosse dimenticato, ha molto da insegnare.

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