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La lentezza del computer ci ruba una settimana di tempo l'anno

In dodici mesi abbiamo perso 6,86 giorni aspettando che il pc facesse il suo dovere. Lo rivela una ricerca di SanDisk che Panorama.it pubblica in anteprima

Pensate che lusso sarebbe avere una settimana di tempo libero in più ogni anno. Immaginate quanti film potremmo vedere, quanti libri potremmo leggere, quante serate, e nottate, con gli amici potremmo regalarci. Per non parlare dell’opportunità di giocarsi il bonus tutto in una volta, con un viaggio, una vacanza o, perché no, una fuga romantica. Invece questo tempo lo buttiamo via. Lo passiamo a sbuffare davanti al computer aspettando che si accenda o che faccia partire il programma che abbiamo lanciato; oppure, ancora, a fissare come ebeti la barra di un download di un’applicazione o di un file, in attesa che raggiunga la soglia del 100 per cento. Una conta di secondi, minuti infiniti per uno spreco totale quasi tondo: 6,85 giorni negli ultimi dodici mesi. E non si tratta di un dato internazionale che fa la media di Paesi in via di sviluppo, costretti a lavorare su macchine di vecchia generazione. Parliamo di noi, dell’Italia.

A rivelarlo è uno studio commissionato da SanDisk che Panorama.it è in grado di anticipare. Nel dettaglio, la quota minore di tempo si perde nell’avvio di computer fissi e portatili: in media 1,3 giorni in un anno; segue, con 2,2 giorni buttati al vento, il download-lumaca; sul gradino più alto del podio nel vampiraggio di minuti e secondi c'è il caricamento dei file, che si mangia quasi la metà della torta: 3,35 giorni. Un dato che ovviamente tiene insieme gli opposti, sia uno snello documento Word che un pesantissimo file video da elaborare. Tant’è: il totale è 6,85 giorni, praticamente una settimana.  

A complicare le cose ci si mette la nostra reazione di fronte a questo quadro. Se la prendessimo con filosofia, sarebbe già un passo in avanti. Invece la prendiamo male, malissimo: il 27 per cento degli intervistati dichiara di accusare perdite di sonno a causa della lentezza dei computer; il 20 per cento diventa di cattivo umore di fronte alle prestazioni deludenti del proprio strumento di svago e di lavoro; il 19 per cento dichiara di alleviare la propria frustrazione tormentando gli oggetti che si trovano sulla sua scrivania o, nel peggiore dei casi, scagliandoli contro il muro. E se vi sembrano reazioni esagerate, forse non avete mai avuto la possibilità (o meglio, il dispiacere) di trovarvi in un ufficio con dispositivi fermi a Windows 95, dove la parola dual core resta un tabù, fa pensare a qualcosa di pornografico.

Ecco perché il cosiddetto «rallentamento digitale» è entrato al settimo posto nella classifica delle esperienze che ogni giorno ci stressano di più. Peggio ci fanno stare soltanto, nell’ordine dal sesto al primo gradino della graduatoria delle situazioni più indigeste, questa serie di attese sgradite: del posto al ristorante quando abbiamo prenotato; di un autobus o di un treno; dell’arrivo di qualcosa che deve essere consegnato; del tecnico per il controllo della caldaia; dell’operatore che deve risponderci quando chiamiamo un servizio clienti; in sala d’aspetto, prima di un appuntamento medico. Tempo che, ben più volentieri, destineremmo ad attività più gratificanti.

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