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iTunes Radio: sfida a Pandora, Spotify & co.

iTunes Radio nella guerra dello streaming, a confronto con Spotify, Pandora, Google e gli altri

(Credit: Apple)

Dunque l'atteso annuncio c'é stato, anche se quello che le voci di corridoio insistevano a chiamare iRadio, alla fine si chiamerà iTunes Radio : Apple si rafforza nel campo dello streaming musicale.

Che le grandi manovre nel mondo della musica online si fossero spostate da tempo nel campo dello streaming era evidente da tempo, anche dato che nel download resta ancora difficile - se non impossibile - intaccare il primato di Apple iTunes.

Già lo scorso anno il mondo della musica digitale appariva come immerso in una vera e propria "guerra dello streaming"  con tanti nomi già in campo e in espansione - Spotify, Pandora, Deezer, Rdio, Play.me (ex Dada) -  e persino alcuni veterani, in declino ma ancora in pista (Rhapsody e Last.fm, per esempio).

Tra questi c'era anche chi - partito in maniera improvvisata - si trovava ancora alle prese con grane legali da parte di etichette grandi e piccole (Grooveshark).

In questo caotico scenario si era infilata Apple con iTunes Match: che nel suo piccolo qualcosa di rivoluzionario già l'ha fatto; consentire agli utenti di radunare la propria raccolta musicale nella "nuvola" e gestirla comodamente su più dispositivi. E ai discografici di guadagnare a ogni ascolto, recuperando persino qualche soldino da copie di file mp3 originariamente non autorizzate.

iTunes Radio - che sarà disponibile con iOS7, a partire dagli Stati Uniti - per certi versi si presenta come naturale estensione di Match. Difatti alla versione gratuita con spot si affiancherà quella ad-free per chi è abbonato al già esistente servizio cloud di Apple.

Ma a parte il bonus sicuramente gradito agli utenti di iTunes Match, chi dovrebbe essere l'utente tipo di iTunes Radio, e perché mai sceglierla quando ci sono decine se non centinaia di concorrenti che offrono musica in streaming, spesso gratis, con un'offerta vastissima di generi e artisti?

E chi il concorrente più diretto e temuto, per la Mela?

In molti hanno individuato quest'ultimo in Pandora: perché Spotify - che è leader nel settore dello streaming e da quest'anno è presente in molti nuovi paesi, Italia inclusa - è cosa diversa da una radio online con duecento canali tematici quale quella annunciata da Apple.

Il servizio nato in Svezia ha un alto livello di personalizzazione, possibilità di creare e condividere playlist anche facendone embed su altri siti. E aspetti social (non casuali, data la presenza di Sean Parker nella compagine di Spotify e il fatto che - se avesse voluto - proprio lui avrebbe potuto spingere Facebook a crearsi un proprio servizio musicale, invece che spingere l'introduzione di Spotify negli Stati Uniti). I canali a tema ci sono, ma non sono l'aspetto dominante del servizio.

Pandora - che non ha certo un catalogo di musica selezionabile come Spotify ma "solo" canali tematici - per certi versi fa gola: per l'alto numero di utenti (200 milioni), l'abilità a monetizzare la pubblicità su piattaforme mobili e la presenza in borsa. Il Nasdaq, si sa, è però una brutta bestia: ha nel passato recente punito il titolo da cui aspettava forse un po' troppo nel breve periodo. Pandora nel 2013 è risalita non di poco, in borsa. Addirittura di un buon 65%: che potrebbe però altrettanto rapidamente volatilizzarsi qualora gli analisti si convincessero della superiorità di iTunes Radio. Dopo l'annuncio delle novità Apple alla WWDC  Pandora non ha avuto alcun crollo, anzi ha chiuso in salita. Ieri sera, però, cedeva quasi l'1%. Oscillazioni naturali, per il momento. Da vedere se si tradurranno realmente in un trend in discesa, o se al contrario la borsa scommetterà ancora sul titolo nei prossimi mesi.

I primi esperimenti di radio in Internet targati Apple risalgono addirittura agli albori di iTunes, nel 2001: il player della Mela all'epoca dava accesso ai primi stream radiofonici in collaborazione col defunto servizio Kerbango. Che scomparve rapidamente, per essere rimpiazzato da un indice di centinaia di stream radiofonici divisi per genere, tuttora presenti nel client. Potrà quindi sembrare strano il voler aggiungere ulteriori canali a questa offerta.

Veniamo al punto di vista dell'utente: al di là dei costi di abbonamenti mensili o annuali, perché dunque puntare su un servizio anziché su un altro? Non dovrebbe essere il catalogo musicale a fare la differenza, perché per la gran parte è lo stesso per tutti (ad eccezione forse di Grooveshark, che non ha ancora in mano tutte le licenze). I repertori delle major - Universal, Sony, Warner; la ex EMI in buona parte in tasca a Universal e per il resto a Warner - e gli indipendenti (soprattutto tramite CD Baby ma anche quelli gestiti da Tunecore, The Orchard e altri aggregatori).

C'è sempre questo o quell'artista o quell'album che manca, a volte per colpa dell'etichetta, a volte perché il servizio o il distributore comunque hanno i loro tempi per importare cataloghi così corposi. Ma ormai sono in tanti ad affermare a buon diritto di avere in tasca un repertorio di venti milioni di brani e oltre. Eppure proprio il tanto decantato Pandora ha una grossa lacuna in questo campo: al momento dell'ingresso in borsa (nel 2011) aveva solo 800.000 pezzi a cui attingere, a dispetto delle licenze in suo possesso. Meno di un decimo di quel che avevano i concorrenti all'epoca, insomma.

Apple annuncia aspetti di interattività interessanti e che sono un bonus rispetto a Pandora: per esempio, la possibilità di saltare sempre un brano che non piace. Un canale ispirato ai trend musicali di Twitter o che si evolve in base a quello che ascoltiamo, o anteprime discografiche esclusive.

Pandora vive grazie a licenze standard negoziate con le royalty collection agency americane: questo implica una lunga serie di limitazioni tecniche al servizio. Su Spotify potete ascoltare un album intero o anche la discografia di un artista, tutta di seguito. Nulla del genere si può fare in Pandora.

Decisamente meno originale la possibilità di generare un canale tematico partendo non da un genere musicale ma da un artista: iTunes Radio la offrirà ma non è certo un'innovazione. Lo fanno Pandora e Spotify. Lo fa da molto tempo Jango  (che suonerà un pezzo dell'artista richiesto, facendolo poi seguire da altri con sonorità analoghe) che però non sembra aver mai riscosso troppo successo. Lo fa persino Grooveshark anche se - come per Spotify - dovete già essere nella pagina dedicata a un artista. State ascoltando Bob Marley? "Carica stazione" ed ecco un pezzo di Buju Banton. E via dicendo.

Cosa dunque potrebbe attirare sulla Mela gli utenti già sottoposti a un bombardamento di musica e di offerte più o meno personalizzate da parte di mille nomi diversi?

Due fattori: innanzitutto l'integrazione. Il fatto che iTunes Radio è parte di una galassia che comprende Match e iTunes Store. Che il servizio si potrà usare su Mac, PC e Apple TV oltre che su dispositivi mobili.

Google, per esempio, si è lanciata da poco con un simil-Spotify: che però non offre opzioni gratuite al di là dei 30 giorni di prova ed in gran parte è per ora confinato alla piattaforma Android  e al web.

E qualche novità assoluta: iTunes Radio risponderà a Siri, per esempio. E potremo chiedere all'assistente vocale di suonarci un po' di jazz o di reggae oppure di farci sapere chi è l'artista che sta cantando una certa canzone, magari mentre guidiamo l'auto e non è così agevole attivare un servizio di riconoscimento come Shazam per fargli riconoscere il pezzo.

Per il resto, Pandora sembra comunque la vittima designata n.1 di questa operazione. I prossimi sei mesi ci diranno se sarà davvero così.

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