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Internet of things, le 10 cose da sapere sulla tendenza che dominerà il 2014

Guida alla rivoluzione che renderà connessi gli oggetti e trasformerà le città, le industrie, la pubblicità, le nostre abitudini

Comincia ad avere le spalle larghe, i muscoli per sostenere il peso e la responsabilità della rivoluzione di cui sarà l'artefice principale. L’internet delle cose, la connettività di serie negli oggetti della vita di tutti i giorni, sta entrando nella maturità del suo sviluppo. Sarà la tendenza regina del 2014. Ecco come cambierà le nostre vite o, almeno, proverà a renderle più smart. Esponendole, nel frattempo, a nuovi rischi.

TUTTE LE TENDENZE DEL 2014

Verso il boom
Al momento ci sono 1,9 miliardi di oggetti che, in un modo o nell’altro, sono in grado di accedere a internet, fornire informazioni e dati utili o eseguire comandi a distanza. Secondo alcune stime, diventeranno 9 miliardi entro il 2018, pareggiando il numero totale di smartphone, tavolette, pc e televisori intelligenti. Insomma, saranno una presenza comune. Da novità diventeranno consuetudine.

Cose di casa
L’ambiente domestico è il luogo numero uno, il nido ideale per lo sviluppo di queste tecnologie. L’approdo più scontato sono gli elettrodomestici connessi al web: lavatrici e condizionatori che si comandano dal telefonino, forni con una tavoletta Android di serie, frigoriferi che, grazie a una app, ci mostrano cosa c’è al loro interno anche mentre siamo al supermercato. Ma la vera logica che prenderà piede nel 2014 è un sistema integrato: sensori che accendono le luci al nostro passaggio, serrature che si sbloccano con il cellulare, meccanismi di sicurezza avanzati, interruttori che si spengono dal televisore o dalla tavoletta. Le proposte, soprattutto negli Stati Uniti e in Cina, si sprecano.

L’arte di misurarsi
Internet lo porteremo addosso, lo calzeremo, lo terremo al polso e non solo in una tasca. Ancora una volta lo smartphone sarà il collettore di dati preziosi per la nostra salute e il nostro benessere. Arriveranno da camicie che rilevano costantemente il battito cardiaco, scarpe con sensori di movimento, ma anche smart watch e occhiali con il web di serie. Colossi come Google, Samsung e Sony (per non parlare del successo del braccialetto Up di Jawbone, che monitora anche il sonno) sono già della partita, nel 2014 dovrebbero entrare anche LG ed Apple.

Il web a bordo
L’automobile, assieme alla casa, è un incubatore di idee, un terreno fertile per l’internet delle cose. Non parliamo dei soliti sistemi di intrattenimento connessi al cellulare o compatibili con Siri e con altre variazioni del riconoscimento vocale. Si va verso macchine in grado di guidarsi da sole (le mappe e gli aggiornamenti sul traffico sono parte del loro cervello) e, prima ancora, meccanismi per pagare velocemente il pedaggio e snellire il traffico. Oppure scatolette che rilevano i chilometri effettivamente percorsi e consentono di abbattere le spese dell’assicurazione.

La città intelligente
In generale tutta la gestione del traffico sarà più razionale se in ogni momento si potrà conoscere dove si concentrano i maggiori flussi di vetture. Così come si potrà intervenire tempestivamente se un sistema di sensori avvertirà una centrale operativa in caso di incidenti o di guasti. Ma c’è molto altro: a Cincinnati, negli Stati Uniti, la quantità di rifiuti prodotti dai residenti è scesa del 17 per cento e la raccolta differenziata è aumentata del 49 per cento per merito di programmi in grado di monitorare i cassonetti della spazzatura e aumentare le tariffe nelle zone in cui si superavano certi limiti. La tecnologia è al servizio delle buone idee.

Industria 2.0
Anche nella produzione dei beni, non solo nella fornitura dei servizi, la presenza di internet potrà aumentare la resa. Qui non parliamo solo di oggetti connessi, ma anche di catene di montaggio monitorabili a distanza per ottimizzarle o sensori posti in luoghi strategici. Che avvertono quando qualcosa non funziona: a San Paolo e a Pechino, le perdite d’acqua sono state quasi dimezzate grazie ai sensori collocati lungo le pompe e sulle infrastrutture dove passa il liquido più prezioso del mondo. In fondo il meccanismo è sempre lo stesso, declinato in modo diverso.

Occhio alla privacy
Oggi lasciamo tracce e comunichiamo informazioni sui nostri gusti e i nostri interessi con i siti che visitiamo, le ricerche che effettuiamo, gli acquisti che concludiamo on line. Inoltre comunichiamo perennemente la nostra posizione spostandoci con il telefonino. Ora che internet è anche negli oggetti, e spesso li portiamo addosso, potenzialmente possiamo trasmettere dati sensibili come il nostro stato di salute, disturbi del sonno, ma anche qual è la stazione radio che ascoltiamo più frequentemente in automobile o persino la pompa di benzina e il centro commerciale dove ci fermiamo più spesso. Il tema è ancora troppo recente per portare con sé il giusto bagaglio di tutele e non tutti i fornitori di servizi hanno la stessa sensibilità per tenere al riparo i nostri dati, una risorsa ambita e monetizzabile.

La pubblicità connessa
Conseguenza diretta del punto precedente è che la pubblicità sarà sempre più personalizzata, cucita addosso a quello che ci piace (o almeno che gli algoritmi ritengono tale). Con derive fantascientifiche, o quasi: non solo messaggi su telefonini e computer che ci tentano con prodotti di cui abbiamo cercato informazioni o discusso con gli amici, ma, persino, cartelloni stradali che ci mostrano offerte mentre siamo fermi nel traffico, pensiline che propongono sconti in tema con i gusti di chi sta aspettando l’autobus, vetrine interattive che si animano al nostro passaggio.    

L’hacker aumentato
Non è solo la nostra privacy a essere messa a rischio. I 9 miliardi di dispositivi connessi daranno agli hacker altrettante possibilità in più per invadere le nostre vite. Con armi ben più affilate dell’accesso a un computer o a uno smartphone. Senza volerci per forza abbandonare a visioni apocalittiche, è presumibile che se un criminale informatico oggi può controllare a distanza il nostro computer, domani potrà guidare la nostra automobile o sabotare gli elettrodomestici della nostra casa. Ecco perché chi sviluppa i dispositivi connessi, deve pensare a protezioni all’altezza. Anche perché risolvere un’anomalia di un forno che può essere fatto esplodere a distanza è più complesso, e costoso, di un semplice aggiornamento dell’antivirus.

Turbo soccorsi
C’è, per fortuna, un lato speculare del ragionamento: l’internet delle cose potrà aiutare a salvare molte vite. La presenza di sensori un po’ ovunque, a partire dalle case, consentirà tempi di reazione più tempestivi in caso di calamità naturali. Pensiamo a un’esplosione, a un terremoto o all’eruzione di un vulcano in una zona a rischio: se le finestre o le porte di cento case vengono aperte in contemporanea, per guardare cosa sta succedendo all'esterno o sfuggire in strada, vorrà dire che si sta verificando qualcosa di anomalo. E la comunicazione al centro di controllo incaricato di attivare i soccorsi giungerà all'istante. Essere continuamente monitorati, tutto sommato, ha qualche vago lato positivo.

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