Internet

Internet delle cose sarà facilissimo da usare. Ecco come e perché

Arrivano le app, i programmi e persino i social network per comandare gli oggetti connessi. Tutti insieme

Si continuano a magnificare le meraviglie dell’internet delle cose, l’esplosione degli oggetti intelligenti nei mesi e negli anni a venire, i profitti miliardari che porteranno nelle casse dei produttori, la rivoluzione utile che scatterà nelle nostre vite rendendole più semplici, efficienti e connesse. Ciò che non si vede o si trascura, come spesso accade quando si è bagnati dalle ondate di entusiasmo, è che comandare a distanza lo stereo e l’automobile, l’allarme e le luci di casa, ricevere le notifiche dalla lavatrice che ha finito con i panni o del televisore che ha registrato la nostra serie preferita, potrebbe trasformarsi in un labirintico incubo a occhi aperti.

Prendiamo il caso, pienamente verosimile, che ogni oggetto avrà la sua app o il suo software di riferimento. A meno che non siamo fedelissimi di un brand (che peraltro dovrà prevedere un catalogo sterminato), ci sta che acquisteremo il termostato di un produttore, l’elettrodomestico di un altro, il braccialetto per il fitness di un altro ancora. Ecco, impartire dal tablet o dallo smartphone quei miracolosi ordini che renderanno tutto più hi-tech sarà una rottura senza fine. Pensateci: faremo confusione con le icone, dovremo imparare l’approccio più facile di uno e quello perversamente concettoso di un oggetti molto meno user-friendly. Roba da tenersi strettissimi il frigorifero attuale che assolve a capo chino al compito di tenere in fresco gli alimenti, senza la velleità di dirci quando scadono o se il latte manca oppure no.

Per fortuna – e sì, anche se era prevedibile non era scontato superare le difficoltà tecniche che la sfida richiede – c’è qualcuno che già lavora a programmi e applicazioni uniche da cui controllare tutto, nella stessa schermata. Da cui spegnere le luci, sbloccare la serratura, manovrare il televisore, la console dei videogiochi, i diffusori, le telecamere di sorveglianza, il condizionatore, senza saturare la memoria del pc o dei dispositivi mobili e dover fare la spola tra le app come un corriere espresso stracarico di consegne. Tra i primi nomi che già stanno facendo parlare di sé a livello internazionale c’è Openremote  che sbandiera il nobile intento di un open source per l’internet delle cose.

Tanti, tantissimi oggetti, un unico telecomando. Anche se sono di produttori diversi. Qualcosa che Jeff Hagins, intervistato da Panorama.it ci raccontava qualche mese fa, ma non più su soluzioni proprietarie o affiliate. Il segreto è integrare tanti linguaggi e altrettante soluzioni nello stesso sistema, un po’ come fanno i telecomandi universali per i televisori installati in alcuni smartphone di case come LG. Per i più tecnici, i protocolli supportati sono quelli che stanno diventando standard nel settore e si stanno stringendo partnership con colossi come Samsung perché Open Remote possa fare il suo dovere in modo trasversale.

È una direzione sensata che in tanti stanno cominciando a seguire e si estende anche al campo delle notifiche. A quella pioggia di informazioni che gli oggetti connessi saranno in grado di darci. Il modulo Gps tascabile nello zaino del figlio ci dice se è a scuola o dagli amici, quello attaccato al cane comunica in tempo reale se Fido dorme o scalpita a caccia di attenzioni, le smart city produrranno una mole impressionante di flussi su traffico, uso razionale dell'energia, ottimizzazione del ciclo dei rifiuti (banalmente: se butto ora la busta dell’umido, rischio di trovare il cassonetto pieno?) e affini.

Vi ci vedete ad aprire centotrentasei diverse app per leggere tutte queste notizie? Non sarebbe meglio un unico posto per gestire il flusso? Un aggregatore, insomma. Hanno provveduto i signori dei Bug Labs di New York. La loro idea si chiama Dweet.io e anziché i cinguettii con i nostri pensieri più o meno intensi, con le notizie imperdibili o abbastanza trascurabili, raccoglie i messaggi che arrivano dalle mille braccia dell'internet delle cose. Non tutti, ma quelli che ci interessano. Così visualizzeremo l'elenco in sequenza (come succede sui più comuni social network). Oppure, con un semplice comando, potremo interrogare direttamente l’oggetto che ci interessa.

A essere sinceri Dweet è un po’ per smanettoni e l’interfaccia non è lontanamente paragonabile a Facebook o altre piattaforme di massa, ma l’intuizione è vincente. È ossigeno, è ordine nel possibile caos. L’internet delle cose nasce per semplificarci la vita, a patto di trovare le vie giuste per impedirgli di complicarcela inutilmente.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti