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Internet

Internet ha una data di scadenza: in pochi secoli diventerà illeggibile

Secondo Vint Cerf nel giro di poche centinaia di anni tutto il materiale digitalizzato potrebbe risultare indecifrabile. Ecco come possiamo evitarlo

Tutto quello che c’è su Internet oggi un giorno potrebbe non essere più accessibile, i contenuti indecifrabili, le immagini non visualizzabili; di tutti i documenti storici che abbiamo assicurato ai cloud (e dunque a server digitali) potrebbe non rimanere altro che un enorme mucchio di dati inaccessibili.

Se a fare una simile preconizzazione fosse una persona qualunque, probabilmente la prenderemmo per il vaneggiamento di un folle catastrofista; si dà però il caso che a preannunciare questo scenario sia Vint Cerf, considerato unanimemente uno dei “padri di Internet”, nonché inventore del protocollo TCP/IP e attualmente Chief Internet Evangelist per Google.

Quello di Cerf sembra più un appello, che un avvertimento:

I vecchi formati dei documenti che abbiamo creato potrebbero non essere leggibili dall’ultima versione di un software dal momento che la compatibilità reversibile non è sempre garantita. Perciò, quello che potrebbe succedere, col passare del tempo, è che anche se accumuliamo vasti archivi di contenuti digitali, potremmo non essere in grado di sapere cos’è.”

Vint Cerf fa notare che nella storia dell'hi-tech le aziende tendono a sopravvivere per un certo periodo, per poi fallire o scomparire, portando a picco con sé la tecnologia che hanno contribuito a creare. Questo significa che di qui a qualche centinaio d’anni una buona parte del materiale salvato in formato digitale su internet potrebbe diventare “illeggibile.”

Per scongiurare un simile scenario, Cerf ha in mente una soluzione che può sembrare fin troppo laboriosa, ma a conti fatti rischia di essere l’unica veramente affidabile:

La soluzione è fare uno snapshot a raggi X che immortali nello stesso scatto il contenuto, l’applicazione che serve a decifrarlo e il sistema operativo necessario, insieme alla descrizione della macchina su cui questo sistema operativo lavoro, e preservare il tutto per lunghi periodi di tempo. Quello snapshot digitale, consentirà di ricreare il passato nel futuro."

Cerf, che non esclude la possibilità che la stessa Google scompaia in uno dei tubi di scarico della storia digitale, ha battezzato questa soluzione “digital vellum” (pergamena digitale).

Ma perché un simile approccio possa funzionare, è necessario non limitarsi ad adottare questa nuova modalità di stoccaggio dati; è importante piuttosto assicurarsi che questa ulteriore archiviazione venga effettuata seguendo procedure standardizzate e chiaramente ripercorribili. Il rischio altrimenti sarebbe di rimandare il problema di partenza, rendendo i contenuti che si vorrebbe tutelare ancora più a rischio.

Che il digital vellum diventi o meno realtà, l’osservazione di Vint Cerf aiuta a gettare uno sguardo inedito su un mondo sempre più digitalizzato. Man mano che il tempo passa diventa sempre più facile creare, salvare ed accedere a svariati tipi di contenuti, ma questa accessibilità ha un prezzo. Più le tecnologie di redazione e codifica diventano sofisticate, meno controllo abbiamo su di esse. Il discorso è sempre lo stesso: la tecnologia è utile e apre possibilità altrimenti inimmaginabili; ma per evitare che queste possibilità si rivelino disastrose, bisogna evitare di affidarcisi come se non avessero una data di scadenza.

Detto in parole povere: se tieni davvero tanto a quello che hai postato sul tuo Tumblr, assicurati di fare periodicamente una copia di backup. Non si sa mai.

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