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Così l’intelligenza artificiale aiuta a superare gli esami

Lee Blakemore di Blackboard racconta come la tecnologia può individuare da sola gli studenti in difficoltà e far intervenire i professori

Potrà succedere in un’università, in un corso o in una classe qualunque: un professore assegna una serie di esercitazioni, di verifiche di quanto spiegato in aula, e le invia ai suoi studenti, che le svolgono all’interno della stessa piattaforma digitale. Un compito dopo l’altro. A leggerle e correggerle come sempre è il docente, ma ad analizzarle è anche un computer. Un’intelligenza artificiale. Che tra le sue molte virtù, grazie a un’attenta analisi dei dati che accumula, determina il rendimento del singolo, le sue performance, i suoi progressi o regressi. E interviene in corsa, non quando è tardi, durante un'interrogazione che presuppone un voto e implica il rischio di una bocciatura.

«Si tratta di soluzioni di “learning analytics” che, da un lato, aiutano gli studenti a capire meglio come stanno andando e, dall’atro, segnalano a docenti e assistenti se qualcuno sta rimanendo indietro o è a rischio di non passare il corso, consentendo un intervento immediato». In modo lecito, senza imbrogliare o ricorrere a qualche scorciatoia.

Conversare con Lee Blakemore, una laurea in storia presso il Westminster College, alle spalle una lunga esperienza in realtà di primo piano come IBM, significa immaginare in modo realistico il domani dello studio, rigorosamente connesso, grazie all’intervento sempre più massiccio della tecnologia.

Blakemore è infatti presidente di Blackboard International, azienda americana (ha sede a Washington) specializzata nel settore dell’e-learning. «Le nostre soluzioni» dice «migliorano l’esperienza didattica. Supportano gli studenti lungo l’intero percorso academico e oltre. Dal momento dell’immatricolazione fino alla laurea, la nostra piattaforma aiuta a rendere l'apprendimento più semplice, coinvolgente, personalizzato e collaborativo».

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– Credits: iStock. by Getty Images

Cominciamo facendo qualche esempio.

In ogni momento e ovunque si trovino, in aula e nel campus, a casa o in mobilità, i ragazzi possono accedere ai contenuti delle lezioni, inviare compiti, ricevere commenti e correzioni dai docenti, lavorare assieme ai compagni di corso. Inoltre, tramite un sistema di collaborazione online, hanno accesso a classi digitali e possono così beneficiare dell’insegnamento «dal vivo», anche quando sono a chilometri di distanza. Il tutto semplicemente usando il computer o un’applicazione sullo smartphone.

In Italia avete in piedi un’alleanza di rilievo con la Bocconi.

Abbiamo iniziato lo scorso anno e, nell’arco di pochi mesi, l’università ha implementato con successo le nostre soluzioni. Bocconi è da sempre all’avanguardia nel settore educativo e la tecnologia è vista come un modo per aiutare studenti e docenti a ottenere quei risultati accademici e quel successo per cui l’università è famosa.

Lo scorso anno, inoltre, avete siglato una partnership con Ibm. 

Stiamo lavorando assieme per sviluppare soluzioni innovative nel settore dell’educazione, coniugando le potenzialità di IBM Watson e del cognitive computing con le vaste capacità della nostra piattaforma. Per esempio, Watson ha funzionalità che convertono la voce in testo scritto. Stiamo considerando la possibilità di aggiungere questa tecnologia al nostro sistema di collaborazione online, in modo da rendere possibile la sottotitolazione automatica. Ciò si tradurrebbe in un grossissimo vantaggio per gli studenti con deficit acustici o quelli non madrelingua che hanno qualche difficoltà a comprendere un idioma non loro.

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Lee Blakemore, presidente di Blackboard International

In quali altri modi big data, machine learning e intelligenza artificiale possono aiutare concretamente a trasferire e diffondere la conoscenza?

Per citare un caso, in alcune università sono stati attivati assistenti virtuali che forniscono informazioni contestualizzate nei forum di supporto. Dobbiamo però ricordare che la tecnologia è solo un mezzo a sostegno delle attività d’insegnamento e di apprendimento, non un fine in sé. Per alcuni docenti, il suo utilizzo può essere visto come un momento di rottura di una prassi di lavoro consolidata.

Qual è l’approccio giusto per un suo ingresso morbido nella vita quotidiana di un ateneo?

Per facilitare il processo di transizione, le università possono aiutare il corpo accademico con momenti di formazione e con un adeguato supporto tecnico. I professori vanno rassicurati sul fatto che la tecnologia è solo uno strumento per facilitare il loro lavoro, rendere lo studio più coinvolgente e migliorare il rendimento degli studenti.

Prima citava quelli colpiti da deficit acustici. In generale, come questo nuovo modo di apprendere diventa d’ausilio per i diversamente abili?

In verità ha già avuto un impatto rilevante sull’insegnamento. Tuttavia, mentre alcune soluzioni sono d’aiuto per le persone disabili, altre possono creare problemi inaspettati.

Si spieghi meglio.

I file Pdf, per esempio, sono indubbiamente utili e rappresentano circa il 50 per cento dei contenuti presenti nei sistemi di gestione dell’apprendimento. Ci sono però alcuni studenti con deficit visivi che hanno grosse difficoltà a utilizzarli perché spesso questi file non sono compatibili con gli screen reader. 

Ovvero i software che leggono quello che c’è scritto sullo schermo. Il vostro rimedio?

Una soluzione come Blackboard Ally effettua un controllo automatico dei contenuti inseriti e, tramite algoritmi avanzati di apprendimento automatico, genera file in differenti formati tra cui audio, ePub o Braille elettronico, rispondendo a bisogni specifici degli studenti. Il sistema consente inoltre ai docenti di valutare l’accessibilità dei contenuti creati, suggerisce le opportune modifiche e offre una guida per lo sviluppo di materiali didattici futuri.

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