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Houzz: così stiamo cambiando il mestiere di architetto

Come funziona il social network dell’arredamento, ormai un must fra i professionisti della progettazione e ristrutturazione di casa

In un mondo nel quale le relazioni digitali tendono a concentrarsi nelle solite piazze virtuali, c’è ancora spazio per modelli di aggregazione alternativi, più verticali e magari tagliati su misura per il mondo dei professionisti?

A giudicare dal successo di Houzz parrebbe proprio di sì: il social network dell’arredamento - 40 milioni di utenti unici mensili, questi gli ultimi dati ufficiali - è la dimostrazione vivente che gli utenti possono ritrovarsi anche fuori da Facebook quando c'è di mezzo una passione profonda, nella fattispecie la progettazione e la ristrutturazione di casa.

10 milioni di foto di interni ed esterni
L'obiettivo, è evidente, non è competere con Marck Zuckerberg e i suoi miliardi di amici, ma lavorare in modo più specifico e raffinato intorno al concetto di community: i proprietari di casa o i semplici appassionati di design da un lato, gli architetti e gli esperti di settore dall'altro.

In che modo ce lo spiega Mattia Perroni, dallo scorso anno managing director di Houzz Italia: "Abbiamo creato un meccanismo virtuoso che da un lato invoglia i professionisti a condividere le foto dei propri progetti, dall’altro sempre più utenti a navigare e informarsi sulle ultime tendenze in materia di design". Ad oggi – continua il responsabile – Houzz conta più di un milione di esperti di settore fra architetti, designer, home stager che hanno condiviso oltre 10 milioni di foto di interni ed esterni arredati secondo il loro gusto e il loro stile. "Queste proposte, in aggiunta a quelle raccolte dal nostro team editoriale, offrono spunti di interesse per tutti gli utenti che cercano idee e suggerimenti per arredare la propria casa".

 

Per molti professionisti è una nuova fonte di reddito
Che il sistema funzioni lo confermano gli stessi iscritti al servizio: in Italia il 42% dei professionisti presenti su Houzz ha registrato nel 2015 un aumento del reddito lordo, il 29% anche un incremento dei guadagni. "L’80% dei miei ricavi arriva da Houzz", ci spiega Tommaso Giunchi, architetto milanese fra più attivi del portale.

"È un sistema che ti obbliga a ripensare alla tua professione", gli fa eco il collega Antonio Perrone, che sottolinea in modo particolare l’aspetto meritocratico del sistema di classificazione dei professionisti: "Maggiore è la tua capacità di mettere in risalto i progetti e rispondere alle richieste degli utenti migliore sarà la tua visibilità all’interno della piattaforma". Alla base di Houzz c’è infatti un algoritmo che analizza il numero di visite, le interazioni ma anche il numero di progetti scaricati, in modo da stabilire una sorta di gerarchia fra gli architetti più apprezzati.

Nessuna asta, l'obiettivo vero è l'ecommerce
Il fine ultimo del servizio non è però quello di creare un meccanismo competitivo che favorisca un gioco al rialzo (o al ribasso) sulle eventuali richieste provenienti dagli utenti. “Non ci interessa fare aste online mettendo i professionisti in gara fra di loro”, ci tiene a puntualizzare Perroni. "Ci limitiamo a offrire una finestra sulle loro attività, con un numero di telefono in bella vista: chi è interessato ad avere un preventivo non deve far altro che contattare l'architetto privatamente".

Già ma allora cosa ci guadagna Houzz da tutto questo traffico di visite? Il modello di business del servizio si basa in realtà sulla vendita di oggetti di design, un’opportunità già attiva negli Stati Uniti e prossimamente anche nel resto del mondo: "Molti degli oggetti che gli utenti vedono all’interno degli ambienti realizzati e fotografati dagli architetti possono essere acquistati direttamente da Houzz”, spiega il responsabile dell’azienda, mostrando orgogliosamente il nuovo tool per l’arredo fai-da-te che ha permesso all'applicazione mobile della società di aggiudicarsi il premio per la migliore app Android del 2015: "Chi vuole può scattare una foto del proprio soggiorno e arredarlo virtualmente con i pezzi di design visti e salvati sui progetti degli architetti preferiti".

Un modo per non toppare l’acquisto o quanto meno farsi un’idea concreta di come potrebbe diventare casa propria con l'aggiunta di nuovi mobili e complementi d'arredo. L’ecommerce 2.0 è anche questo: offrire al consumatore qualcosa di più di un semplice oggetto in vendita. Nell’attesa che la realtà virtuale rivoluzioni completamente la nostra esperienza d'acquisto.

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