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Google Play Music All Access è meglio di Spotify?

Costa 9,99 dollari al mese e permette di avere accesso in streaming a uno sterminato database di tracce musicali. Ma fra i dispositivi mobili resta al momento confinato al solo mondo Android

Come vi abbiamo anticipato ieri, Google ha rilasciato il suo primo vero servizio di streaming in stile Spotify. Si chiama All Access ed è in buona sostanza un’opzione aggiuntiva del suo ormai celebre juke-box digitale Google Play Music.

Lo streaming verrà offerto in modalità abbonamento a un costo di 9,99 dollari al mese (negli Stati Uniti) con la possibilità di provare gratuitamente tutte le funzioni per 30 giorni. Google punta così a farsi largo in uno dei settori più effervescenti del mercato digitale, per il momento dominato da Spotify con i suoi 24 milioni di utenti nel mondo. I due servizi sembrano apparentemente identici ma a ben guardare le differenze non mancano:

PREZZO
Sia Spotify che Google Play Music All Access prevedono un piano di abbonamento da 9,99 dollari. Spotify, però, dispone di due alternative molto gradite agli utenti parsimoniosi: una versione gratuita (con inserimenti pubblicitari) e una da 4,99 dollari che funziona solo su PC. Modeste, per il momento, le opzioni promozionali di Google: oltre al già citato periodo di prova gratuita, chi si abbona entro il primo giugno potrà disporre di una tariffa scontata a 7,99 dollari. Un po’ poco per chi – malgrado il nome altisonante – entra in campo coi panni dello sfidante.

COMPATIBILITÀ CON I SISTEMI OPERATIVI
Via browser Google Play Music funziona sia su PC che su Mac; per quanto riguarda i dispositivi mobili, invece, la compatibilità è ristretta ai soli telefonini Android. Diverso il discorso per Spotify, un servizio che fa della trasversalità il suo punto di forza essendo supportato da praticamente tutte le piattaforme fisse e mobili: PC, Mac, Windows Phone, Android e iOS.

NUMERO DI TRACCE
Spotify ha un bacino dichiarato di 20 milioni di tracce. Google – pur senza dare i numeri – può vantare accordi con tre delle quattro grandi sorelle della musica internazionale: Universal, Sony e Warner Music. A grandi linee si può dire che la partita è molto aperta. Su entrambi i lati c’è l’intenzione di offrire – al di là della musica on-demand – un po' di valore aggiunto attraverso i cosiddetti suggerimenti. Spotify dispone di un servizio Radio che offre tutta una serie di tracce legate a un determinato brano gradito all'abbonato. Lo stesso dicasi di Play Music All Access che dispone di un motore di raccomandazioni pensato per proporre consigli musicali in linea con i gusti dell’utente. Non manca anche in questo caso la funzionalità Radio per creare un flusso ininterrotto di tracce a partire dal nome di un artista o da quello di una canzone.

RIPRODUZIONE OFFLINE
Per evitare spese legate al traffico dati con il gestore di telefonia mobile o rendere accessibile l’ascolto delle tracce in zone non servite da connessione di rete, entrambi i servizi permettono di rendere disponibili la musica in modalità offline. Spotify – attraverso la sua versione Premium – consente nello specifico di sincronizzare fino a 3333 brani offline su non più di tre dispositivi (ciascuno dei quali può rimanere in modalità offline per 30 giorni per volta). Play Music All offre una funzionalità molto simile per “appuntare” la musica da ascoltare offline ma ovviamente senza DRM free (per il quale occorre ovviamente l'acquisto completo della traccia).

FUNZIONALITÀ SOCIAL
Play Music permette di condividere un album su Google+ ma non ha al momento una feature per scoprire cosa ascoltano gli amici in tempo reale. Decisamente più socievole il modus operandi di Spotify che ha scelto Facebook come piattaforma per le interazioni: in pratica chi è iscritto al servizio e dispone di un profilo sul social network può trasmettere la traccia musicale nello stesso momento in cui l'ascolta e visualizzare gli ascolti degli amici.

 
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