Internet

Google, uno strumento per eliminare la pedo-pornografia dal web

Dopo l'appello del premier britannico David Cameron, Google annuncia di voler sviluppare uno strumento di marcatura digitale dei contenuti web, che consentirà di identificare i contenuti pedo-pornografici

Bambini computer

– Credits: Lupuca @ Flickr

Quando ho sentito circolare la notizia che Google stava lavorando a un nuovo “infallibile” strumento per ripulire il Web dai contenuti pedo-pornografici, la prima cosa che mi è venuta in mente era un super-algoritmo capace di riconoscere l’età delle figure ritratte in una foto o in un video e valutare se il contenuto dell’immagine fosse a sfondo sessuale. Naturalmente mi sbagliavo, Google non ha sviluppato un simile algoritmo (per ora), ma a quanto pare si è posto l’obiettivo di sradicare completamente la pedo-pornografia dalla faccia del Web.

Un’impresa tanto lodevole quanto ambiziosa, considerando quanto sia difficile controllare la condivisione di contenuti nel Web 2.0, ma che Google si dice certo di poter portare a termine grazie all’utilizzo di un enorme database e di sistemi di scrematura automatica, uno strumento senza precedenti che secondo i piani di Big G dovrebbe entrare in azione entro un anno.

In realtà, Google lavora a questo obiettivo già dal 2008, anno in cui ha cominciato a scremare il Web in cerca di immagini pedo-pornografiche per poi apporre su ognuna di esse un “marchio digitale” che consentisse agli algoritmi del motore di ricerca di riconoscere le copie di queste immagini circolanti sul Web senza bisogno che un essere umano le dovesse di nuovo identificare visivamente.

Grazie all’utilizzo di questa tecnica, chiamata hashing, Google ora ha a disposizione un database di partenza su cui modellare lo strumento che si sta dedicando a costruire, in collaborazione con altre organizzazioni che si occupano di abusi infantili come la Internet Watch Foundation e il National Center for Missing and Exploited Children .

Attualmente, il problema della pornografia infantile in Internet è tutt'altro che contenuto, con l’aumentare dei cittadini del Web e il diffondersi di nuovi strumenti di interazione e condivisione, la quantità di immagini e filmati a sfondo pedo-pornografico ha raggiunto livelli record. Nel solo 2011, il National Center for Missing and Exploited Children ha ricevuto segnalazione di 17,3 milioni di immagini e video contenenti abusi infantili. In Gran Bretagna, si è calcolato che il 38% degli stupri interessa individui al di sotto dei 16 anni e nel biennio 2011/2012 si sono registrati 2.213 casi di abuso minorile. Sono solo alcune statistiche di un elenco che potrebbe continuare per pagine e pagine.

Nonostante Internet sia il mezzo privilegiato tramite il quale pedofili e aggressori entrano in contatto con le proprie vittime, fino ad oggi il problema non è mai stato al primo posto tra le preoccupazioni delle grandi compagnie Web. Negli ultimi anni Microsoft ha sviluppato una tecnica di marcatura digitale chiamata PhotoDNA , e Facebook ha cominciato a utilizzare questa tecnologia per arginare il problema sul suo social network.

A smuovere le acque, a quanto pare, è stato l’intervento del premier britannico David Cameron il quale settimana scorsa si è dichiarato “disgustato dalla proliferazione della pedo-pornografia sul web”, uno sfogo chiaramente collegato alla notizia che due stupratori pedofili arrestati negli ultimi mesi avevano avuto accesso a contenuti pedo-pornografici attraverso la Rete.

L’obiettivo di Google, almeno a parole, è quello di eliminare il problema della pedo-pornografia sul web , e per farlo ha deciso di stanziare 5 milioni di dollari (noccioline, in realtà, per un colosso come Big G) per quegli sviluppatori che vorranno sviluppare le tecnologie necessarie ad avvicinarsi al traguardo, ha inoltre istituito un fondo ad hoc di 2 milioni di dollari chiamato Google Child Protection Technology Fund.

 
© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti