Internet

Google lancia la sfida a Windows con le nuove app di Chrome

Sono programmi a tutti gli effetti che funzionano fuori dal browser e offline. Presto anche sui Mac

Una schermata della app Pixlr Touch Up - Credits: Google Chrome Blog

C’eravamo anche noi su quella terrazza a vetri che affacciava al tramonto sul Tamigi, qualche anno fa, mentre Google scommetteva assieme a Samsung sul portatile Chromebook e decantava, fino allo sfinimento, i suoi programmi di bordo, capaci di respirare solo e soltanto l’aria di internet. Che infatti parevano azzoppati, come privi d'ossigeno, senza l’ausilio di un costante flusso di dati dalla rete. Una filosofia riproposta in modo identico su tutti i sistemi operativi tramite il negozio di applicazioni del browser Chrome che, non a caso, è stato battezzato «Web store»: o internet, o morte (o almeno tanta tanta agonia), sembrava dunque essere l’unico mantra possibile. Figlio di un’epoca, con buona pace del digital divide tutto italiano, di ubiqua e perenne connessione.

Però nulla è per sempre, anzi a cambiar passo ci si guadagna. O almeno lo si spera. Già, è proprio con quest’ottica che Google lancia le sue applicazioni nuove di zecca, che si scaricano tramite Chrome (cercate nelle raccolte la sezione "per desktop") ma poi vivono una vita a sé. Significa, in pratica, che hanno persino un’icona a tutti gli effetti come Word, Vlc, Photoshop e le altre per avviarle a browser spento. Possono accedere a pennette usb, al Bluetooth, soprattutto funzionano offline. Clamoroso? Fino a un certo punto. L’intenzione di Sergey Brin è chiaramente quella di tentare l’ennesimo sgambetto alla Microsoft mettendosi a proporre programmi e programmini, di regola gratuiti, del tutto analoghi a quelli che oggi scarichiamo dalla rete e installiamo su Windows. Anzi, ecco il fine ultimo, Windows sarà talmente marginalizzato fino a diventare superfluo: un sistema operativo basato su Chrome - che peraltro esiste da anni - sarà più che sufficiente.

Insomma, è una battaglia a tutto campo, che insidia tanto Linux quanto la Apple, visto che nelle prossime settimane la novità sarà estesa anche a queste piattaforme. Una febbre che presto potrebbe contagiare anche i dispositivi mobili, dove è pronto a verificarsi il paradosso dei paradossi: applicazioni di Chrome finirebbero per fare concorrenza a quelle di Android. Google, in un tragicomico ma due volte furbo sdoppiamento di personalità, sfiderebbe se stesso. E, comunque, ne uscirebbe vincitore.

Senza guardare così avanti, sono i numeri a riempire di senso uno scenario del genere: oggi il browser è il primo al mondo, è usato dal 42 per cento degli utenti su diversi dispositivi. Come ha spiegato a The Verge Rahul Roy-Chowdhury, un project manager di Mountain View, gli sviluppatori potrebbero essere incoraggiati a creare software per il duttile Chrome, anche sotto questo nuovo taglio slegato dal web, anziché essere costretti a una perenne opera di adattamento per Windows, OS X, Linux, iOS e simili.

Certo, la partenza non è stata con il botto. I titoli disponibili sono una cinquantina e vanno da un editing di immagini a un sistema per salvare le pagine web e leggerle anche quando non si ha accesso alla rete (di nuovo, un rovesciamento del vecchio paradigma); niente di mai visto prima o che sia in grado di fare sul serio concorrenza ai muscoli del pacchetto Office, alla versatilità e alla complessità di Photoshop e simili.

Staremo a vedere, d'altronde quello che conta veramente non è la filosofia dell’offerta, ma i suoi contenuti. Google potrà sdoganare qualsiasi tabù passato, ma se i suoi software futuri non saranno all’altezza di quelli che troviamo oggi per Windows e Mac, su iTunes e persino sul suo Play Store, il nuovo prolifico e multiforme Chrome partorirà solo quell’iconcina emancipata per lanciare un programma dopo il download. L’esatto opposto di una rivoluzione. Più che una sfida a Windows, un suo clone.  

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