Internet

Google Docker, ecco come sarà la nuova frontiera del cloud

Il futuro della programmazione avrà luogo dentro a veri e propri contenitori del software. Grazie ai quali gli sviluppatori potranno muovere più facilmente le applicazioni da una macchina all’altra

Google

Se esistesse una classifica delle migliori tecnologie apparse sul Pianeta negli ultimi dieci anni, il cloud occuperebbe senz’altro una delle primissime posizioni. Perché - ormai lo abbiamo capito un po' tutti - avere i nostri dati sulle nuvole accessibili in qualsiasi momento e da qualsiasi dispositivo è qualcosa che ci fa risparmiare tempo e denaro.

Non è solo questione di documenti “ubiqui”. Il cloud è il pilastro su cui si fondano tutte le nuove e rivoluzionarie tecnologie che promettono di cambiare il nostro vivere quotidiano: dall’Internet delle cose alla riconoscimento vocale, dai droni alla robotica. :a matrice di tutti gli ecosistemi digitali, insomma, un elemento che potremmo paragonare all’acqua per il corpo umano.

Si può facilmente capire, allora, perché tutti i protagonisti dell’Olimpo informatico stiano stanziando investimenti da svariati milioni di dollari per esplorare tutte le opportunità offerte dalla tecnologia. Google, in particolare, sembra piuttosto interessata a valutare le possibili evoluzioni del cloud nel settore delle cosiddette applicazioni machine-to-machine. Avete presente Nest , il termostato intelligente acquisito dalla grande G qualche settimana fa? Ecco, a Mountain View c'è chi pensa che questi e molti altri strumenti che da qui a breve faranno irruzione nelle nostre case gireranno su software molto aperti. Talmente “open” da poter essere traferiti e installati da una macchina all’altra come fossero un pezzi di un mosaico.

Il concetto è stato radunato in un programma - Google Docker - che può essere considerato come un grosso contenitore per le cose di Internet, uno strumento che dovrebbe consentire agli sviluppatori di software online di confezionare ordinatamente le loro creazioni in modo da poterli spostarli da una macchina all’altra. Il che di fatto eliminerebbe la necessità di disporre di grosse macchine virtuali: chiunque, spiega in questo articolo Wired , potrà accedere alle applicazioni attingendo istantaneamente alla potenza di calcolo offerta da Docker.

È un modello che ha già avuto l’endorsement di Eric Brewer, il papà di Inktomi (il primo motore di ricerca pensato per girare su computer di fascia medio bassa), nonché uno dei più grandi ispiratori delle tecnologie software di Google. Brewer è convinto che Docker semplificherà non poco la vida degli sviluppatori, permettendo loro di costruire software online senza necessità di configurare specifico hardware all'interno dei propri data center. Come dire che gli sviluppatori dovranno solo concentrarsi sul software da costruire senza più pensare alle infrastrutture necessarie per eseguirli.

Certo, la transizione non avverrà dall’oggi al domani. Affinchè i containers di Docker possano funzionare correttamente ogni macchina dovrà essere equipaggiata con del software addizionale. Che dovrà essere progettato per funzionare allo stesso modo su qualsiasi versione di Linux. Ma è solo questione di tempo. Quando c'è di mezzo Google - corsi e ricorsi storici insegnano - non c'è sfida che possa definirsi impossibile.

 
© Riproduzione Riservata

Commenti