Internet

Gmail, 10 anni dopo: ecco come, in piccolo, ha cambiato le nostre vite

Il servizio di Google, nato l'1 aprile del 2004, ha costruito una torre di ricordi digitali sempre a disposizione. Che ci ricordano come eravamo

– Credits: Gaharoni@Flickr

Ammetto di essere arrivato tardi. O almeno non subito. Erano i primi mesi del 2005, comunque una vita fa, quando il mio amico Daniele, sempre un passo avanti a me nelle novità tecnologiche, mi spedì un invito per aprire una casella di Gmail. Non ci potevo credere. Lessi e rilessi quel messaggio di benvenuto recapitato al mio vecchio indirizzo Fastweb, per capire se fosse uno scherzo. Quegli inviti erano merce rara, rarissima, allora. Lo sapevo bene. Ti facevano entrare in un club esclusivo, una cerchia ristretta, un numero chiuso da una serratura a doppia mandata. Erano così centellinati che in rete qualcuno li vendeva anche a cinquanta, cento, fino a centocinquanta dollari. Su eBay erano contesi alla pari del primo numero di un vecchio fumetto o di un francobollo raro.

Non era uno scherzo, per fortuna. Non persi tempo, mi registrai. Quella casella, oggi piena per l’85 per cento, con 31 giga di spazio (una fetta comprata extra) e quasi 69 mila messaggi archiviati, mi accompagna ancora. Attualmente, lo riconosco, esistono servizi paragonabili. Persino con un livello di personalizzazione maggiore. Ma quando nacque, l’1 aprile del 2004, dieci anni fa, era una rivoluzione, un salto in avanti enorme. Essenzialmente trasferiva il concetto del motore di ricerca, la ricetta del successo di Google, nella selva dei messaggi di posta elettronica. Un labirinto fino ad allora senza uscita, in cui perdersi era un attimo, o vedere la clessidra girare a vuoto per un minuto o due, una costante. Mentre riempire l’hard disk con un file di Outlook di dimensioni mastodontiche, diventava abbastanza ricorrente. E se il pc si rompeva, poteva andare perso per sempre.

Su Gmail quello che archiviavi, ritrovavi. Con un paio di clic, attesa zero o quasi. E lo spazio era generoso: l'equivalente di 500 mila pagine di email per utente. Un’enormità. Un oceano di bit. Già: anche allora che le foto non erano in alta definizione, non ci si scambiava allegati pesantissimi e le connessioni avevano il passo della lumaca, il tetto di 4-5 mega offerti dalla maggior parte dei provider gratuiti, per non parlare della quasi totalità delle caselle aziendali, restava uno scherzo di cattivo gusto. Svuotare la propria webmail per evitare che si riempisse e arrivasse la lugubre risposta “user is over quota” a chi ci contattava, era un assillo, un’inderogabile necessità. Un’ossessione.

Il servizio, in un colpo solo, rese preistoriche le caselle di Yahoo! e soprattutto di Microsoft, che offriva un forziere di 500 volte inferiore rispetto alla neonata creatura di Google. Gmail costruì le fondamenta del concetto di cloud. Perché di ogni messaggio si poteva conservare una copia, non andava persa per sempre dal server dopo che era stata scaricata. Si poteva recuperare su un computer in un’altra casa, in ufficio o dall’altra parte del mondo. E, molto in seguito, su qualsiasi telefonino o tablet.

Gmail ha contribuito a creare un flusso storico, un continuo. Un modo, in effetti, per riannodare i conti con il nostro passato. Un tempo, per ricordarti com’eri e confrontarlo con quello che sei diventato, potevi guardare vecchie foto, rileggere lettere scritte con una calligrafia sempre uguale a se stessa. Ora, per farti un’idea, puoi scorrere i messaggi che hai composto otto, sette, cinque anni fa. O solo semplicemente fare caso a chi li mandavi. A persone che sono uscite dalla tua vita. O che sono ancora lì, più presenti di prima.

Gmail è memoria e persistenza. Gioiosa e dolorosa, s’intende. Nostalgia che scalda il cuore e, anche, qualche goccia di rimpianto. È uscita dalla versione beta solo nel 2009, secondo le ultime statistiche ufficiali (ferme al 2012) ha quasi 450 milioni di utenti in tutto il mondo. È passata attraverso spinosissime polemiche sulle violazioni della privacy, legate al terrore sacro che qualcuno potesse e ancora possa leggere la nostra corrispondenza, visto che mentre invitiamo un’amica a un concerto, può apparire un piccolo messaggio che ci propone di acquistare i biglietti con un clic.

Nel tempo ha subito lievi restyling grafici, ha spezzettato gli elenchi dei messaggi per gestire i flussi di quelli che arrivano dai social, da quelli importanti, dalle promozioni. Ha affinato l’intuito dello spam e rinforzato i muscoli – offre fino a 15 giga gratuiti di archiviazione (condivisi con Drive, foto di Google+) contro il giga iniziale – ma nella sostanza, la formula, è quella degli esordi. E nonostante l’arrivo di documenti, mappe, telefonini con a bordo androidi e tutta l’enorme galassia di servizi accessori targati Mountain View, rimane uno dei più grandi regali che Google ci abbia mai fatto.

Tutto è iniziato l’1 aprile del 2004. Esattamente dieci anni fa. Per fortuna, non si trattava di un pesce d’aprile.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti