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Internet

Fake News: Google le combatte cambiando l’algoritmo di ricerca

Ecco come i risultati che puntano a siti poco autorevoli o non verificati vengono penalizzati, per rendere la lettura più genuina e trasparente

Il fine ultimo di Project Owl, progetto interno di Google, è far navigare gli utenti su siti affidabili, evitando le fake news e i contenuti offensivi, lasciando però a tutti la stessa libertà di ricerca e clic.

Lo fa modificando l’algoritmo che ordina i risultati mostrati ad ogni curiosità digitata, privilegiando i portali più autorevoli e quelli verificati, piazzando i dubbi in fondo alle pagine che contengono i link. Penalizzare dunque e non eliminare, perché, nel bene e nel male, anche il fasullo fa parte della memoria collettiva.

Perché l’algoritmo è cambiato

La novità, spiegata sul blog della società americana, si è resa necessaria per avviare un processo di pulizia del web, nell’ottica di rendere sempre più le bufale e gli articoli farlocchi un triste ricordo. Del resto gli altri colossi della rete, come Facebook (qui le regole offerte dal social e il relativo decalogo) e Wikipedia, si sono attivati concretamente per mettere in atto varie iniziative di lotta al falso su internet. Proprio quest’ultima ha lanciato Wikitribune, una piattaforma su cui pubblicare solo notizie genuine e provenienti da fonti valide, sia con il supporto di giornalisti che dei volontari, da sempre colonna portante dell’enciclopedia libera.

Come agisce l'algoritmo sui risultati

Quello che fa il nuovo algoritmo perfezionato da Project Owl è:

  • creare una nuova classifica dei risultati per ogni parola chiave ricercata;
  • analizzare i puntamenti più frequenti degli utenti (dove concretamente finiscono le persone con il cliccare dopo una ricerca);
  • migliorare la funzione di auto-completamento che compare quando si comincia a digitare un testo nella barra di Google;
  • restituire un’anteprima delle parole chiave prediligendo le pagine che le trattano realmente e non quelle che usano le cosiddette Featured Snippets (i neretti evidenziati nei link mostrati già al centro di alcune vicende legali) solo per attrarre navigatori.


Gli ultimi due punti riguardano funzionalità prettamente tecniche che sono il risultato dei precedenti, in cui l’intervento umano torna ad essere fondamentale (un po' come accade sul software Full Fact).

L’uomo è ancora essenziale

Il ranking dei siti mostrati nei risultati cambia anche (ma non solo) per opera di quelli che Google chiama valutatori, individui reali che affiancano i responsabili nell'esaminare la qualità dei risultati, per identificare le aree dove c’è bisogno di un maggior intervento. Questi si rifanno alle Guide Linea della Classificazione, aggiornate a marzo del 2017.

Siamo tutti aiutanti

Ma tramite una nuova opzione presente nella fase di auto-completamento, ogni utente diviene valutatore quando clicca su Segnala previsione inappropriata in fondo alla barra di ricerca veloce. Così, come accade per i contenuti offensivi pubblicati su Facebook, si da una mano alla pulizia della rete, indicando i suggerimenti violenti, sessisti, denigratori o semplicemente inutili, che compaiono, non di rado, quando si comincia a scrivere il proprio testo.

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