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Dipendenza da internet: come riconoscerla e come intervenire

Federico Tonioni ha coordinato i seminari organizzati da Lega Serie A, Tim e il Centro Sportivo Italiano per migliaia di ragazzi

"Il problema non è il quanto, ma il come. Oggi tutti usano il telefonino compulsivamente, giovani e adulti, pure se con logiche e dinamiche differenti. Il confine tra benessere e malessere digitale è la capacità, meglio, il desiderio di stare con gli altri. Se scegli l'isolamento, se riduci in modo importante il tempo che trascorri con amici e parenti per vivere una realtà digitale parallela, hai bisogno d'aiuto. Perché significa che quella che era nata come una scelta consapevole è diventata una necessità troppo ingombrante per essere amministrata in autonomia".

È la convinzione del professore Federico Tonioni, responsabile al Gemelli di Roma del primo ambulatorio per la dipendenza da internet e coordinatore scientifico dei seminari che hanno coinvolto migliaia di ragazzi nell'ambito della quarta edizione della Junior Tim Cup, torneo di calcio a 7 Under 14 promosso da Lega Serie A, Tim e Centro Sportivo Italiano (CSI) che ha avuto la sua conclusione allo stadio Olimpico di Roma poche ore prima della finale della Coppa Italia tra Juventus e Milan. Internet, il falso problema.

 

"Negli adolescenti - spiega Tonioni a panorama.it - tutte le diagnosi di dipendenza da internet hanno origine da una distanza emotiva e affettiva tra genitori e figli. Una distanza che non è stata creata dal web, ma dalle modalità che i genitori hanno scelto per interagire con i loro figli. Ancora oggi, nel pieno della comunicazione digitale, questi ultimi sarebbero più felici di passare del tempo con il papà e la mamma piuttosto che giocare con i videogame. Perché ci siamo fatti sostituire da una consolle? Per convenienza".

Cosa è cambiato rispetto al passato?
"Da quando la comunicazione è diventata portatile per mezzo del telefonino, abbiamo la possibilità di essere sempre connessi con gli altri.

In ogni ora del giorno e della notte. Anche se non è necessario. Ad esempio, mia figlia parla spesso in ascensore con gli amici che ha visto di persona poco prima. E come lei, tantissimi altri. A differenza del passato, non c'è interruzione nel flusso di condivisione di fatti ed emozioni. E' cambiata la nostra capacità di stare da soli e di attendere. E se per gli adulti, sedotti da questa nuova forma di comunicazione, questo nuovo approccio al quotidiano può essere considerato una conquista, perché ci ha permesso di riposarci, per i più giovani il discorso è completamente diverso".

Tutta colpa dei genitori?
"I genitori devono smetterla di imporre regole troppo rigide ai propri figli. Il muro contro muro, per intendersi, non funziona mai, non porta a nulla. Al contrario, fa crescere la rabbia, che presto o tardi troverà i canali per uscire e manifestarsi. E l'ubbidienza fine a se stessa può provocare danni in divenire, meglio non abusarne. E' la trattativa che aiuta a conoscersi e a sviluppare un'armonia che fa bene a tutti, genitori e figli. Mai confondere l'autoritarismo con l'autorevolezza, sono due approcci alla materia molto diversi. I genitori devono inoltre imparare a chiedere scusa".

Come dovrebbero intervenire per aiutare i figli alle prese con la dipendenza da internet?
"Consiglio di non interrompere in modo brusco il contatto con la dipendenza, in qualunque forma essa si manifesti, attraverso il telefonino o i videogame. Perché se i ragazzi scelgono un gioco sparatutto è evidente che vogliano scaricare l'aggressività trattenuta. Un'aggressività che potrebbe veicolare, se contenuta e repressa, disturbi psicosomatici piuttosto fastidiosi, soprattutto nelle occasioni di socialità più o meno imposta, come la cena di classe. Ci vuole pazienza per risolvere questo problema, da parte di entrambe le parti, genitori e figli".

E quando è l'adulto a non riuscire a staccare gli occhi dallo schermo del telefonino o del pc?
"In questi casi, la dipendenza da internet è l'amplificazione di altre dipendenze. Su tutte, quella del gioco d'azzardo o dei siti porno. Per risolvere il problema, è necessario comprendere le ragioni che hanno scatenato tale esigenza. La solitudine e il deficit d'affetto, le cause più comuni".

Lo sport, l'antidoto più efficace contro il malessere digitale.
"Il movimento del corpo sta alla base di un buon sviluppo psico-fisico del bambino, che per sua natura ha bisogno di accumulare esperienze e giudizi. Una mamma ansiosa tenderà a limitare il suo entusiasmo, al contrario di una mamma più libera, che invece gli consentirà di scoprire la meraviglia. Se c'è sport, non c'è dipendenza. Perché significa che il rapporto mente-corpo è conservato e operativo. Quando si veicolano emozioni attraverso una chat di internet manca il contatto tattile, l'entusiasmo dello scambio reale, e si può creare quella dissociazione che col tempo può provocare una dipendenza".

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