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Internet

Vi racconto come saranno le vacanze del futuro

Incontro con Darren Huston, numero uno di Priceline Group e Booking.com, le principali realtà mondiali del turismo on line

da Berlino

È probabile che il suo nome non vi dica nulla, ma almeno una volta gli sarete stati grati senza saperlo. Per esempio, quando all’estero avete potuto parlare con genitori apprensivi e fidanzati possessivi tramite Skype, senza spendere nemmeno un centesimo o giusto il costo di un bicchierone di caffè. Perché è merito di Darren Huston se la catena Starbucks, di cui è stato vicepresidente, offre una connessione internet gratuita senza fili nei suoi negozi da ormai oltre quindici anni. Oppure, dovete forse a lui quella vacanza lussuosa a prezzi tagliati, con il volo a qualche euro e l’albergo con il ribasso esagerato, generoso o comunque vantaggioso.

Questo affabile cinquantenne canadese dal sorriso autentico e costante è infatti il capo supremo di Priceline Group, colosso internazionale dei viaggi, terzo gigante globale dell’e-commerce preceduto soltanto, per volume d’affari, da Amazon e dalla cinese Alibaba. In borsa supera i 65 miliardi di dollari di capitalizzazione, sotto il suo cappello tiene brand che aiutano a comprare biglietti aerei, cene, auto e hotel con lo sconto e due o tre clic: da Kayak ad Agoda, da Opentable fino a Booking.com (vedi schede a parte), di cui Huston è anche amministratore delegato.

Sempre in volo tra Europa e Stati Uniti, incontra Panorama in una saletta foderata dai doppi vetri che riducono a un innocuo sottofondo il caos snervante dell’Itb, la fiera internazionale del turismo di Berlino. «La nostra missione è consentire alle persone di vivere le loro esperienze nel mondo» riassume. Poi si ferma, non scivola sugli slogan né tenta di reclamizzare un servizio: preferisce ragionare di futuro e, ancora prima, cedere alla nostalgia del passato.

Da giovanissimo, è stato un contadino: «Dalla terra» racconta «ho imparato la lezione più importante. Che non si arriva da nessuna parte senza il duro lavoro. È inutile cercare scorciatoie, in una fattoria se non ti dai da fare le cose non succedono». Ogni mattina si alzava alle 4:30, abitudine mai persa, tenuta viva anche nel settembre del 2011 quando fu chiamato a guidare Booking.com: «La cosa divertente è che non sapevo nemmeno cosa fosse. Era un nome che non avevo mai sentito, pensavo fosse legato al gioco d’azzardo». Con lui al timone, con la sua strategia di garantire sempre o quasi il prezzo più basso sul mercato e le cancellazioni gratuite oltre a un efficiente servizio clienti, è diventato il sito leader nella prenotazione dei soggiorni on line. Così, nel 2014, il manager è stato scelto per dirigere tutto il gruppo Priceline.

Sede-Booking

Un dettaglio della sede di Booking.com ad Amsterdam – Credits: Booking.com

Huston, che si è fatto le ossa da boss gestendo il pub della sua università in Ontario, non è nuovo a queste imprese, ispirato da maestri straordinari. In Microsoft, dov’è stato presidente per il Giappone e vicepresidente di tutta la società, era spesso al fianco di Bill Gates: «Quando veniva a Tokyo ero il suo Cicerone. Faceva tantissime domande, su tutto. Ammiravo la sua inesauribile curiosità, me l’ha trasmessa». Ha conosciuto Steve Jobs, che con la sua tecnologia ha contribuito a costruire la rete Wi-Fi di Starbucks e da cui ha preso il motto, rivedendolo appena. Il padre della Apple era un sostenitore dello «stay hungry, stay foolish», «sii affamato, sii folle»; Huston opta per un più prudente «stay hungy, stay humble», «sii affamato, sii umile». «Internet» spiega «è un’arena competitiva. Bisogna procedere veloci, la sazietà è pericolosa. Però il nostro successo dipende dai nostri partner, dalle compagnie aeree, dalle catene alberghiere, da chi noleggia le auto. Dobbiamo mantenere la loro fiducia, non possiamo montarci la testa».

«Dalla terra ho imparato la lezione più importante. Che non si arriva da nessuna parte senza il duro lavoro. È inutile cercare scorciatoie, in una fattoria se non ti dai da fare le cose non succedono»

A proposito di fiducia, non risparmia qualche frecciatina ai suoi rivali quando parla di recensioni. «Credo in quelle verificate» dice «e tutte le nostre lo sono perché abbiamo il controllo delle transazioni. Chi non soggiorna effettivamente in un hotel, chi non mangia in un ristorante, non può scriverle. Su altri siti s’incontra molta spazzatura». Quanto alle evoluzioni in corso nel mondo della tecnologia, non spreca entusiasmo per la realtà virtuale, preferisce spendere enfasi per l’intelligenza artificiale: «Potrà interagire con gli utenti con la voce, tramite messaggi scritti o persino ologrammi. Potremo chiedere una stanza vicino all’aeroporto con una piscina e ottenere subito una risposta coerente». Senza impazzire scorrendo decine di schermate cariche di proposte: «Oppure ottenere raccomandazioni su misura legate al nostro profilo da un assistente con una sua personalità specifica. Un ragazzo alla moda, naturalmente di bit, dispenserà consigli sui locali giusti a un teenager che vuole andare a Ibiza; un ricco professore inglese suggerirà a una coppia come vivere il loro tempo a Firenze. Saranno assistenti intercambiabili, a seconda dei desideri del momento».

Nelle sue varie vite precedenti, Huston è stato anche consulente per i temi ambientali del Governo canadese: «Ero giovane» ricorda «però mi confrontavo già con il Primo Ministro su quali politiche adottare. L’ho aiutato a porre le basi del Protocollo di Kyoto, soprattutto ho preso tantissimi aerei». Mentre la prima volta che ha fatto sul serio le valige è stato quando, a diciott’anni, venne a Trieste per studiare al Collegio del mondo unito dell’Adriatico. Zoppica se deve parlare la nostra lingua, «ma posso capire almost everything (quasi tutto, ndr)» scandisce mescolando italiano e inglese. «Mia madre» aggiunge ridendo «era contraria alla mia partenza. Non era mai stata in Europa, aveva paura della mafia. Per me, cresciuto in un contesto rurale, arrivare dall’altra parte del pianeta fu un’esperienza incredibile. Mi accorsi di quanto immenso fosse il mondo. Mi sentii un privilegiato».

Portando centinaia di migliaia di strutture, tratte aeree e ristoranti a confrontarsi sulla stessa arena digitale, ha creato concorrenza e abbassato i prezzi, contribuendo a rendere i viaggi più accessibili; ha allargato quel privilegio e in parallelo generato profitti per il suo gruppo. Come quando, tanti anni fa, cominciò accendendo il Wi-Fi e finì per vendere tonnellate di caffè.

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