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Come smascherare una bufala sul Web? Te lo dice Google Fact Check

L’etichetta delle "notizie verificate" di Google News ci aiuterà a distinguere le notizie veritiere da quelle meno affidabili. Ecco come funziona

Con la campagna presidenziale entrata nel vivo, qualcuno dalle parti di Mountain View ha sentito forte l’esigenza di provare a mettere ordine nel mare magnum delle notizie più o meno affidabili che circolano in Rete. Questo almeno è cio che si evince navigando nella versione statunitense e britannica di Google News, arricchitosi da qualche ora con una nuova categoria, quella delle cosiddette Fact Check, le notizie verificate. 

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Non si tratta, va detto, di una novità a livello assoluto. L'idea di una specie di marchio DOC per scremare le notizie affidabili da quelle dubbie è stato sdoganato già da tempo, soprattutto negli Stati Uniti, grazie al lavoro di alcuni siti specializzati (FactCheck.Org, PolitFact.com, OpenSecrets.Org, per citare i principali) che da qualche tempo si sono presi la briga di analizzare ai raggi X notizie e affermazioni, spesso a sfondo politico. Ma, è evidente, il fatto che la verifica ora passi direttamente da Google, e del suo straripante aggregatore di notizie, fa tutta la differenza del mondo.

La domanda però sorge spontanea? Chi si occupa, nello specifico, di leggere in profondità le notizie e affibbiare il “bollino” della verità? In parte, spiega la stessa Google sul suo blog, si seguirà lo schema ClaimReview, un modello ponderato che considera le credenziali relative a un testo e il rating della testata e del giornalista; in parte saranno gli stessi editori a qualificare la loro affidabilità selezionando il Fact Check fra le varie categorie presenti all’interno delle Informazioni sulle fonti di Google News.

Per quanto l’efficacia dei nuovi strumenti sia tutta da dimostrare, la notizia va senz’altro salutata positivamente. Si tratta, comunque, di un primo importante passo verso la messa a punto di un filtro qualitativo su larga scala che aiuti gli utenti a informarsi meglio. Molto però resta ancora da fare, soprattutto in ambito social, laddove più alta e la concentrazione di bufale. "Ora tocca a Facebook", titola provocatoriamente Techcrunch, sottolineando il ruolo altrettanto decisivo che hanno e avranno i media sociali nella divulgazione delle notizie.

Proprio il servizio di Mark Zuckerberg è stato oggetto nelle scorse settimane di un duro attacco da parte di media americani e britannici, che hanno puntato il dito contro la manipolazione dei trending topics. Ad avere la peggio lo staff di curatori editoriali deputato alla valutazione delle notizie di tendenza, rimosso in tronco perché ritenuto in qualche modo influenzabile. Meglio puntare su un algoritmo, più freddo ma anche più neutrale.

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