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CISPA, Anonymous invoca per oggi uno sciopero di Internet

Quasi 400 siti hanno già abbassato le serrande in segno di protesta, nel frattempo in Rete monta la polemica contro CISPA. Il secondo sciopero della Rete è iniziato, ma a differenza di quello contro SOPA, questo non avrà l'appoggio dei colossi del web

Cispa blackout

– Credits: Mataparda @ Flickr

Tenetevi pronti, nella giornata di oggi è previsto un blackout parziale di Internet. Niente paura, non è in corso una cyber-guerra, e nemmeno ci sono stati problemi con i data center di Google, si tratta piuttosto di una sorta di sciopero, una calata di serrande volontaria che potrebbe coinvolgere centinaia di siti web. L’obiettivo? Protestare contro l’approvazione di CISPA da parte del congresso USA.

Ad annunciare il blackout è stato il collettivo hacker Anonymous che, nella giornata di ieri, ha lanciato una vera e propria campagna volta a sensibilizzare l’opinione pubblica in Rete sui pericoli che il provvedimento di legge approvato dalla Camera dei Deputati statunitense settimana scorsa può rappresentare per la privacy degli utenti.

Al momento, già 373 siti web hanno risposto alla chiamata sostituendo temporaneamente i propri contenuti con un messaggio che illustra i pericoli connessi a CISPA e le ragioni per opporvisi attivamente. Non solo, alcuni account Facebook e Twitter (come quelli di Occupy Wall Street e dello stesso Anonymous) verranno oscurati per l’intera giornata di oggi.

Parallelamente a questo blackout volontario, ci si attende che le polemiche in Rete oggi raggiungano il calor bianco. Per seguire l’evolversi della giornata (o perché no, dire la propria) via Twitter gli hashtag di riferimento sono #stopCISPA e #CISPAblackout . Chi invece vuole far sentire la propria voce ma non ha nemmeno tempo di leggere o postare un tweet, può appiccicare un twibbon alla foto profilo di Facebook o Twitter.

Il traguardo non dichiarato di Anonymous sarebbe infatti quello di replicare il successo dello sciopero che il 18 gennaio 2012 aveva ingessato parte della Rete in segno di protesta contro SOPA. All’epoca più di 7000 siti avevano partecipato alla proposta, tra cui anche esponenti eccellenti come Mozilla, Wikipedia, Reddit e lo stesso Google. Questa volta, però, le premesse non sono altrettanto floride. Se l’anno scorso la protesta contro SOPA e PIPA aveva incassato l’appoggio di diversi colossi del Web, CISPA può vantare al contrario il sostegno di compagnie come Intel, McAfee, Oracle e IBM. In un primo momento, anche Facebook e Microsoft si erano dichiarati a favore della proposta di legge oggi tanto vituperata, salvo poi fare retromarcia in zona Cesarini. Google, invece, non ha ancora preso una posizione precisa sulla faccenda.

Perché accade ciò? Cos’ha di diverso CISPA rispetto a SOPA da giustificare un atteggiamento così pilatesco da parte di siti e aziende che l’anno scorso non avevano esitato a battersi il petto?

Semplice: Sebbene entrambi i disegni di legge pongano seri problemi per la privacy, SOPA metteva sul banco degli imputati qualunque sito avesse contribuito (anche indirettamente) alla diffusione di materiale coperto da copyright, CISPA invece si concentra sui singoli utenti, inducendo di fatto ai portali web e ai social network a consegnare alle autorità dati sensibili sui propri utenti, ricevendo in cambio una protezione di fronte a qualsivoglia accusa di aver calpestato quel diritto alla privacy che nelle loro condizioni d’uso viene invece esplicitamente difeso.

In sostanza, se con SOPA i grandi colossi del Web rischiavano di finire alla sbarra, con CISPA ottengono addirittura una protezione ulteriore da parte del governo. Per questo è piuttosto improbabile che siti come Google o Facebook decidano di unirsi al coro di chi protesta a gran voce contro quello che, a detta degli esperti di privacy online, l’ennesimo tentativo di raccogliere informazioni sui cittadini sfruttando la loro attività in Rete.

La scorsa settimana, CISPA ha passato la prima fase di valutazione da parte della Camera dei Deputati, incassando 288 voti a favore e 127 contrari. Ora la palla passa al Senato, che non ha mai dimostrato un particolare interesse ad approvare questo particolare disegno di legge. Nel caso in cui anche il Senato approvi, l’ultimo baluardo rimane l’annunciato veto da parte di Barack Obama, che tuttavia richiederebbe un supporto di 2/3 dei rappresentati di Camera e Senato, ed è pertanto tutt’altro che scontato.

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