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Brian Chesky, vi svelo il futuro di Airbnb

L'intervista esclusiva al co-fondatore e Ceo del colosso delle case, che a Panorama racconta come rivoluzionerà tutto il mondo dei viaggi

da Los Angeles

Incontrare Brian Chesky, il numero uno di Airbnb, impone una liturgia che mette piuttosto in soggezione: rimbalzi sull’orario dell’appuntamento, una dozzina di minuti a un bodyguard dalla stazza esagerata, due piani di scale e una nuova anticamera in un mezzanino semibuio e blindato. È il solito copione dell’inaccessibilità del leader, fedelmente riprodotto dal sito valutato dagli analisti 30 miliardi di dollari, la superpotenza in pectore del turismo in grado di affittare tre milioni di alloggi in quasi 50 mila città di 191 Paesi (oltre 230 mila soltanto in Italia). Una corazzata prossima a quotarsi in borsa, capace di scatenare mal di pancia plurimi: negli albergatori che denunciano di perdere fette di mercato, nei sindaci che vedono salire i canoni e scendere l’offerta per i residenti a vantaggio dei turisti, nei governi che non indovinano la via giusta per incassare le tasse da questo esuberante traffico di case. 

Eppure, il trentacinquenne Ceo (3,3 miliardi di patrimonio personale secondo Forbes), maglia nera larga su pantaloni in tinta, conserva ancora lo spirito del ragazzone ex squattrinato che nel 2008 lanciò la società con due amici affittando tre materassi a San Francisco per tamponare i buchi nei suoi conti: ripete i termini «sogno» e «passione» senza risultare troppo stucchevole, sfora la finestra stretta concessa per l’intervista mandando all’aria agenda e protocollo. 

Panorama lo incontra a Los Angeles, in esclusiva per l’Italia, durante «Airbnb Open», l’annuale convention in cui Chesky traccia il futuro dell’azienda: accanto agli alloggi, vendita di pacchetti completi. Presto biglietti aerei e servizi nelle stanze, dalla pulizia quotidiana alla consegna di cibo, da subito esperienze per i turisti organizzate e gestite da gente del posto, da cui il sito incassa una commissione del 20 per cento. Tra le varie al debutto, un corso di surf a Malibu, lezioni di burlesque a Londra o di ceramica a Tokyo, Miami vista dai pedali di una bici. Il senso è un’aggressiva metamorfosi: da affittacamere, Airbnb diventa tour operator a 360 gradi. 

Chesky, perché questa scelta?

Per differenziarci, per creare connessioni autentiche, indimenticabili, tra i viaggiatori e le comunità locali. Non il solito giro sull’autobus a due piani o altre proposte di massa, ma quello che gli abitanti di un luogo fanno davvero. 

La prospettiva di lungo periodo?  

Provvedere a un itinerario completo. Se sappiamo quando atterra il tuo aereo e dove alloggi, possiamo consigliare esperienze su misura: più prenoti con noi, più impariamo su di te.

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Chesky con gli altri due fondatori del sito: Joe Gebbia (a sinistra) e Nathan Blecharczyk (al centro) – Credits: Airbnb

«Amo condurre ricerche per conto mio, voglio prendere idee dappertutto»

Cominciate con dodici città. C’è Firenze. 

È stata una delle prime che ho visitato fuori dagli Stati Uniti e mi ha lasciato un ottimo ricordo. Sono certo che sapremo mostrare un suo lato meno consueto. Poi aggiungeremo Roma e Milano.

Anche il premier italiano Matteo Renzi è di Firenze. Su Twitter vi ha citati esplicitamente, bloccando il tentativo di fissare un’aliquota del 21 per cento per chi affitta tramite la vostra piattaforma.

Vogliamo pagare la nostra giusta quota di tasse, quando una legge esiste siamo felici di seguirla. Non bisognerebbe però dimenticare che in molti Paesi ci sono già le imposte legate alla proprietà di un immobile. Inoltre, penso sia importante che le città ricordino l’impatto positivo della nostra attività sul loro territorio.

Qui negli Stati Uniti, soprattutto a San Francisco o a New York (dove si rischia una grossa multa se la locazione è inferiore a un mese, ndr), a quanto pare lo hanno dimenticato. 

Quando abbiamo avviato questa compagnia era l’epoca della grande recessione. In molti, com’è successo a noi fondatori, non riuscivano a pagare l’affitto e siamo arrivati con una soluzione. Sono molto deluso da quanto tempo ci stia volendo, ma troveremo un accordo. 

Non sempre succede. L’Ue, per esempio, vuole che la Apple dia indietro all’Irlanda 13 miliardi di euro per intese fiscali illegittime. Anche la vostra sede europea è a Dublino. Qual è una via equa per evitare che chi fa profitto in un Paese paghi le tasse altrove, dove le aliquote sono più convenienti?

Penso che il problema riguardi da vicino compagnie quotate parecchio più grandi di Airbnb, che generano profitti enormi. Saranno loro a risolvere la questione con l’Unione Europea e, se lo faranno, probabilmente ci adegueremo.

Di sicuro vi riguarda la rabbia degli albergatori. Si sentono minacciati da voi.

Dal 2008 a oggi l’industria degli hotel ha visto crescere in modo significativo fatturati e profitti. Nessuno è riuscito a dimostrare che ogni prenotazione sul nostro sito equivale in automatico a una in meno per loro. Credo sia un ragionamento del tutto sbagliato.

Se non è sleale, esistono le basi per una concorrenza totale. L’italiana Federalberghi ha scoperto che alcune società gestiscono fino a 300 immobili pubblicando altrettanti annunci. Non esattamente il profilo del privato che affitta saltuariamente una stanza extra per far quadrare i conti.

Chiunque dia prova di poter provvedere a un’ospitalità personalizzata, di fornire un’esperienza dall’impronta locale, è benvenuto. Non applichiamo regole categoriche, accogliamo migliaia di professionisti sulla piattaforma. A cominciare dai bed and breakfast, anche in Italia, fino a piccoli boutique hotel. Non abbiamo niente contro le forme ricettive tradizionali, non dobbiamo essere dogmatici.

L’ultima volta che ha dormito in un albergo?

Di recente. Era un Four Seasons, sono andato a provare la loro offerta, a imparare. Amo condurre ricerche per conto mio, voglio prendere idee dappertutto.

Cosa manca a un ospite di Airbnb che invece trova in una struttura di quel livello?

Il cambio quotidiano degli asciugamani, uno shuttle che lo vada ad aspettare in aeroporto e lo riaccompagni alla partenza, la possibilità di noleggiare un’auto, un concierge a completa disposizione e un’altra decina di servizi. Oggi, almeno. Domani, staremo a vedere. (E per la prima volta dall’inizio dell’intervista, Brian Chesky si sbottona con un sorriso ammiccante e compiaciuto, quello di chi ha già deciso tutto).

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