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Bitcoin, così si guadagna illegalmente

Un gruppo di utenti utilizza tecniche illegali per guadagnare più del dovuto. Cosi danneggiano gli onesti e l’intera rete

Credits: antanacoins, Flickr

Il funzionamento dei Bitcoin è tanto semplice quanto funzionale. Ci si registra al sito, si sceglie un portafoglio da installare, sul computer o smartphone, e si comincia ad inviare o a ricevere moneta virtuale. Il sistema di generazione di Bitcoin non è direttamente controllabile e si basa sul concetto di “mining”, ovvero all'estrazione di moneta virtuale (con il rilascio di 25 Bitcoin per blocco  con la creazione di sei blocchi ogni ora). Ogni utente può estrarre solo un certo numero di Bitcoin e può farlo attraverso software specifici che si appoggiano sulla potenza del calcolo grafico di alcune schede video dedicate e non più sfruttando la CPU del proprio computer (che serviva ad aumentare la potenza della rete Bitcoin che con il tempo si è “potenziata” da sé).

Il secondo metodo per guadagnare moneta e quello di riceverla da altri utenti in possesso della chiave pubblica del destinatario, che è l’indirizzo Bitcoin univoco che il programma crea alla registrazione di un nuovo utente. Ogni scambio di Bitcoin viene inserito nella cosiddetta “blockchain”, ovvero una serie di  transazioni da verificare per far si che non capitano casi di Bitcoin utilizzati più di una volta: la teoria che sposa la pratica è che il portafoglio deve svuotarsi ogni qualvolta la transazione vada a buon fine, senza il rischio che uno stesso Bitcoin venga utilizzato più di una volta.

Ma cosa succede se il software viene raggirato, o peggio, il suo sistema si “rompe” alla fonte?

Secondo un articolo apparso sul sito arXiv , scritto dagli esperti informatici Ittay Eyal ed Emin Gun Sirer, si legge come il sistema Bitcoin potrebbe essere stato compromesso, e con lui tutta la sua rete. In atto ci sarebbe un attacco con cui un gruppo di “minatori” può ottenere ricavi superiori a quelli leciti, "saltando" la fila della blockchain e accaparrandosi più Bitcoin del dovuto. La creazione di questa sorta di lobby permette ai gruppi di porsi come utenti di maggioranza dell’intera rete, permettendoli di controllandone le principali attività. In questo modo si viene a creare quella centralizzazione della moneta che Bitcoin vuole assolutamente evitare. Con il controllo nelle mani di un unico soggetto (o di un gruppo ristretto), si può decidere chi può partecipare all'estrazione di Bitcoin (ordine nella blockchain), attivare determinati flussi di trasferimento fondi ed effettuare transazioni a volontà.

Il problema non è di tipo tecnico ma “etico”: il risultato della collaborazione di persone che cercano di guadagnare più soldi con i loro sforzi di data mining. Secondo i due ricercatori: “La saggezza popolare ha da tempo affermato che il sistema Bitcoin è protetto contro i gruppi di minatori collusi se la maggior parte è onesta. Il nostro lavoro dimostra che questa affermazione è sbagliata. Al momento, qualsiasi gruppo che utilizza questo attacco può riuscire a guadagnare un reddito sopra i limiti. In questo modo viene invalidata la teoria della maggioranza onesta: non c’è più la necessità che i 2/3 dei partecipanti ai nodi (blockchain) siano onesti, basta un numero molto inferiore”.

Le conseguenze di un attacco del genere sono molteplici. Si affaccia all'orizzonte un panorama dove i membri di un pool di estrazione “illegale” guadagnano maggiori entrate rispetto ai partecipanti onesti. Questi ultimi, soprattutto coloro che investono ingenti quantità di tempo e denaro sulla piattaforma, saranno spinti a unirsi ai gruppi criminali, vedendo in essi una maggiore possibilità di guadagno. Una volta avviato il processo, il gruppo di minatori illegali crescerà a dismisura, inglobando gran parte della rete.

La soluzione? Secondo Ittay Eyal ed Emin Gun Sirer è bloccare il valore di ogni singolo gruppo (pool) di utenti al di sotto del 25%  del valore totale dei Bitcoin. Entro questo limite si dovrebbe preservare il regolare flusso di moneta sulla rete Bitcoin ed evitare qualsiasi rischio di eccessiva centralizzazione della moneta. 

 
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