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Bitcoin, tutto quello che dovete sapere

Breve guida con le informazioni essenziali per capire cos'è e come funziona la moneta del momento

Di bitcoin si parla ovunque: il loro valore si flette o s’impenna (la seconda, più spesso); si moltiplicano i luoghi fisici che li accettano e, in parallelo, s’infiamma il dibattito su rischi e controversie della moneta virtuale. Eppure, spesso, si dà per scontato il punto di partenza: che cosa sono, come funzionano, come acquistarli e usarli in modo (ragionevolmente) sensato. Ecco una piccola guida pratica, senza tecnicismi, con le risposte alle domande più frequenti circa la valuta del futuro. O, almeno, del momento. Argomento, peraltro, a cui Panorama in edicola questa settimana dedica un ampio e approfondito servizio di otto pagine.

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Che cosa sono i bitcoin?
Lo dice il nome stesso. Sono monete di bit. Digitali. Non sono emesse da una banca centrale, sotto la bandiera di uno o una confederazione di stati, ma nascono sul web e vengono scambiati passando per il web. Anzi, per essere ancora più precisi, sono qualcosa di più completo: sono un sistema di pagamento a 360 gradi, analogo alle carte di credito o a Paypal.

Cosa posso farci?
Banalmente comprare beni e servizi su internet, in tutto il mondo, e sempre più spesso nella vita reale. Oppure tenerli da parte sperando che il loro valore aumenti ancora, sebbene si tratti di un investimento molto rischioso perché nulla esclude che le loro quotazioni possano crollare. Non esistono parametri chiari per prevedere quando ciò possa accadere: sono considerati una risorsa ad alto rischio.

Cosa determina il loro valore?
Le leggi della domanda e dell’offerta. Sono disponibili in quantità limitata, ne vengono coniati di nuovi a intervallo di tempo variabili ubbidendo a un preciso modello matematico (che si arresterà nel 2140 quando sarà raggiunta la quota di 21 milioni di bitcoin). In questo momento sono sulla bocca di tutti, ci sono tantissimi curiosi che decidono di fare un piccolo passo in questo mondo, oltre ai soliti speculatori. La domanda aumenta, il prezzo sale.

Curiosità a parte, perché piacciono tanto?
Per una serie di ragioni. La principale è perché sono anonimi. Chiariamo bene il punto: ogni transazione in bitcoin è registrata in modo pubblico sul web, per verificarne l’autenticità, la coerenza. Per evitare che qualcuno faccia il furbo. Tuttavia non è possibile sapere chi sono i due attori, le due persone coinvolte nella transazione. Al sistema interessa che X abbia sufficienti bitcoin per pagare Y e che Y li riceva senza intoppi. Non c'è un'autorità che deve vigilare sull'identità di X e Y. Ecco perché i bitcoin sono il sistema di pagamento principe nel mercato nero del web, dove si vendono droga, armi e altro materiale illegale. Ed è il motivo dell’iniziale diffidenza che ha accompagnato la diffusione di questa valuta.  

Dove si conservano i bitcoin?
Non sotto forma di banconote e monete tradizionali. È necessario scaricare un portafoglio elettronico sul computer o sul cellulare in cui tenerli. Oppure usare un servizio ospitato sul web, per disancorare il proprio portafogli da qualsiasi dispositivo fisico. Tra i più famosi c'è Bitcoin-Qt , su questa pagina sono presenti numerose alternative ed è spiegato passo dopo passo come fare. Una volta aperto il portafogli è possibile acquistare i bitcoin da un intermediario, qualcuno che ne ha tanti e vuole cederli (le alternative si sprecano), oppure accettarli in cambio della vendita di un prodotto o un servizio.

Come sono gestiti i bitcoin?
Tramite una tecnologia peer-to-peer. Per capirci, identica a quella con cui gli utenti si scambiano canzoni e film in rete. Non c’è un computer unico che li custodisce o li dispensa – come avviene, continuando con la stessa analogia, con i contenuti di iTunes presenti sui server Apple – ma tanti computer sparsi in giro per il mondo. È un sistema delocalizzato, con tanti piccoli centri. Il che dà il vantaggio di renderli sempre disponibili. Se un server è guasto o va offline, funzionano tutti gli altri.

Chi decide quali sono questi piccoli centri?
Nessuno. Anzi, ognuno di noi può decidere di entrare a fare parte del network mondiale, mettendo a disposizione il proprio pc e la propria connessione. Il che dà anche alcuni vantaggi: se la rete utilizza parte delle nostre risorse per coniare nuovi bitcoin (il cosiddetto mining) riceveremo una piccola ricompensa. Spesso sono spiccioli, e le probabilità sono sempre meno visto il boom del momento. Comunque, in caso dovesse succedere, è sempre meglio di niente.  

Come avviene una transazione?
Questo è forse il punto più complesso. Andiamo per ordine. Una volta scaricato il portafogli virtuale, all’interno del programma si trova un indirizzo, una lunga e complessa chiave alfanumerica. Pensatela come una casella di posta elettronica, ma faticosissima da leggere. Qualcosa come: 1SSOSHKSFH98EFSJK e simili. Ogni chiave è di una trentina di caratteri ed è univoca nel mondo bitcoin: non ce ne sarà mai nessuna uguale all’altra. Se qualcuno vuole mandarvi dei bitcoin, ha bisogno di questo indirizzo generato dal vostro portafogli per farveli arrivare. Se volete inviarli voi a qualcuno, avrete bisogno del suo indirizzo a cui mandarli e autorizzare il tutto con una password, una chiave personale che non bisogna comunicare a nessuno e dà il via libera al pagamento dal portafoglio virtuale. È una specie di firma su un assegno. Per essere ancora più didascalici, ecco un esempio pratico: se X vuole mandare i bitcoin a Y deve avere il suo indirizzo alfanumerico a cui inviarli. Lo inserisce nel suo portafogli virtuale, decide la somma da trasferire e «firma» con la sua password il trasferimento. Y riceve la transazione dall'indirizzo alfanumerico, non da un nome e un cognome. Ecco perché si parla di anonimato.    

Che garanzie danno questi indirizzi?
Proteggono il trasferimento di bitcoin sotto uno scudo robusto. Robustezza aumentata dalla password dei soggetti interessati e dalla potenza di calcolo della rete diffusa, il sistema peer-to-peer di cui sopra. C’è un meccanismo tecnico che serve ad autorizzare il pagamento, a sorvegliare sulla sua coerenza. L’utente non deve comunque preoccuparsi o fare nulla se non aspettare l’ok della transazione. Inoltre va detto che è possibile generare quanti indirizzi si vuole, anche uno per ogni transazione, il che è consigliabile per aumentare il livello di sicurezza del proprio portafogli.

Perché, i bitcoin non sono sicuri al cento per cento?
I bitcoin, come tutto ciò che è digitale e ha un valore, ingolosiscono gli hacker. Più di una volta sono riusciti a violare alcuni portafogli facendo razzia del loro contenuto. Inoltre questa moneta di bit è protetta da indirizzi alfanumerici e da password. Se non siamo attenti, se siamo così ingenui da custodirli in un luogo vulnerabile (per esempio in un file word sul desktop del computer dell’ufficio) e finiscono in mani sbagliate, così come succede con la carta di credito o i dati bancari, il nostro tesoretto digitale può essere prosciugato da chiunque in pochi istanti.  

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