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Banda larga: l’Italia s’è desta

Via libera del Ministero dello Sviluppo ai bandi per il completamento dell’infrastruttura di rete nazionale: sul piatto oltre 900 milioni di euro per azzerare il digital divide. Per quasi 8 milioni di italiani è la fine di un incubo

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Cavi di fibra ottica – Credits: Michael Smith/ Getty Images

Italia: pizza, spaghetti, mandolino e... digital divide. Per anni, troppi, c’è toccato sentire e ri-sentire il solito tormentone sull’inadeguatezza della nostra banda larga, incapace di garantire pari opportunità di accesso a Internet agli utenti tricolori. Un’Italia a due marce, anche nelle telecomunicazioni: da un lato chi è connesso, dall’altra chi è tagliato fuori dal mondo, o quasi.

I tempi, però, sembrano finalmente maturi per cancellare dallo Stivale tutte quelle piccole e grandi zone d’ombra che finora hanno condizionato lo sviluppo digitale. Il Ministro Corrado Passera ha infatti comunicato di aver avviato i bandi per l’azzeramento del digital divide e lo sviluppo della banda ultra-larga. Dal prossimo mese di marzo, in pratica, il nostro Paese potrà mettere mano agli oltre 900 milioni di euro (in parte provenienti dall’UE e in parte da privati) stanziati dell'agenda digitale europea e da quella nazionale per l’adeguamento dell’infrastruttura di rete.

Fondi che verranno destinati in parte per portare banda larga di base (Adsl da almeno 2 Mbps) ai 2,8 milioni di nostri connazionali che oggi ne sono ancora sprovvisti e, dall’altro, per realizzare servizi di connettività ad alta velocità (da 30 a 100 Mbps) nelle regioni meridionali, e in particolare in Basilicata, Campania, Calabria, Molise e Sicilia.

Le risorse maggiori (547 milioni provenienti perlopiù dai fondi europei e più precisamente dal Piano di azione e coesione) si concentreranno proprio su quest’ultimo fronte, come ha precisato lo stesso Ministro dello Sviluppo in un tweet:

Le Regioni del Centro-Nord non saranno comunque escluse dal processo di ammodernamento giacché potranno beneficiare dei nuovi fondi del bilancio 2014-2020 appena approvato dai 27 membri dell'UE.

I soldi per portare una connessione Internet di buona qualità nelle case di tutti gli Italiani, insomma, ci sono. Ma siamo davvero sicuri che finiranno nei posti giusti senza perdersi nei soliti gorghi della mala-gestione all’italiana?

Importanti rassicurazioni a riguardo ci arrivano dalla roadmap europea che obbliga i Paesi aderenti a utilizzare i fondi per la banda ultralarga entro il 2015 nonché i paletti fissati dal Piano Nazionale Banda Larga , avviato nel 2009 con l’obiettivo di "consentire agli 8,5 milioni d’italiani – che a fine 2008 si trovavano ancora nelle condizioni di divario digitale – di usufruire di una moderna infrastruttura di telecomunicazioni entro il 2013".

Un treno che va di corsa, dunque, e che l'Italia non può permettersi di perdere, anche in considerazione delle enormi opportunità che un piano di investimenti del genere porta in dote: si parla di circa 5000 nuovi posti di lavoro e un giro d’affari complessivo in grado di generare un incremento del PIL pari a circa 1,3 miliardi di euro.

Linfa vitale per un Paese che da oltre un anno e mezzo è alla ricerca disperata di idee (e risorse) per uscire dalla recessione.

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