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Prime music, ecco perché Amazon vuole inseguire Spotify

Presto Amazon potrebbe introdurre un servizio di streaming simile a Spotify nel suo pacchetto Prime. Una mossa volta a fidelizzare gli utenti Prime già esistenti e a sottrarne alla concorrenza

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– Credits: rielaborazione di un'immagine creative commons: eldeeem @ Flickr

Quando ha cominciato a circolare la voce che Amazon si fosse messa in testa di fare il suo ingresso nel mondo delle piattaforme di streaming musicale, in molti hanno alzato un sopracciglio pensando: eh, mettiti in fila. Ma naturalmente, Jeff Bezos non è uno a cui piace aspettare il suo turno, così, mentre lo streaming musicale entra nella sua era d’oro (solo nel primo trimestre del 2014 lo stream è aumentato del 34,7%), mentre Apple si svena per mettere le mani sul neonato Beats e Google lavora per trasformare YouTube in uno Spotify per i video , Amazon sembra pronto a includere un’offerta di streaming musicale nel suo pacchetto Prime.

Stando al report pubblicato ieri sera da Buzzfeed, il servizio si chiamerà Prime Music e consentirà ai 20 milioni di abbonati Prime di accedere a un vasto catalogo di brani musicali, a patto che siano stati pubblicati da almeno 6 mesi.

Una mossa insolita, probabilmente anche poco sostenibile nel lungo termine, ma che potrebbe servire ad Amazon per recuperare posizioni in una competizione che ha già superato da tempo il fischio d’inizio. In questo modo, infatti, Amazon va a operare contemporaneamente su due fronti: da un lato fidelizza gli utenti che già sono abbonati a Prime, allontanandoli da altre piattaforme di streaming on-demand (tipo Spotify) e assicurandosi un numero ancora maggiore di bersagli pubblicitari; dall’altro offre agli utenti che ancora non hanno sottoscritto l’abbonamento un motivo in più per farlo (nel pacchetto Prime statunitense infatti è già incluso lo stream di film e serie-TV, l’accesso istantaneo ai titoli Kindle e un servizio di spedizioni a costo zero).

Insomma, la strategia di fondo è chiara, e ha un obiettivo simile a quello di Google, Facebook, Apple e altri competitor: portare dentro il proprio steccato il maggior numero di utenti possibile, e fare in modo che non ne escano più. Giorno dopo giorno, i colossi del web come Amazon assumono sempre più la forma di ecosistemi autarchici, che promettono all’utente di occuparsi di tutti i suoi bisogni, senza che quello debba preoccuparsi di cercare altri servizi. In quest’ottica, la mossa di Amazon potrebbe rivelarsi decisiva.

Certo, rimangono da sciogliere una serie di nodi. Ad esempio: in Italia Prime ancora ha un prezzo dieci volte inferiore (9,99 euro all’anno) rispetto agli Stati Uniti (99 euro all’anno), ma se il pacchetto completo verrà davvero esteso anche nello Stivale è probabile che il prezzo della sottoscrizione italiana aumenti di conseguenza. Inoltre, per ora Amazon pare aver stretto accordi solo con Sony e Warner, e solo per una porzione dell’intero catalogo, e bisogna capire come questo influirà sull’esito dell’operazione.

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