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Airbnb, dopo le case si prenotano le esperienze

La piattaforma lancia Trips, servizio per acquistare tour esclusivi organizzati da persone del posto. Presto venderà voli, noleggi di auto e altri servizi

da Los Angeles

Il futuro di Airbnb è dentro un quintetto d’icone, ognuna dal titolo telegrafico di una parola sola: «Case», «Esperienze», «Luoghi», «Voli», «Servizi». Solo la prima è ovvia e consueta, le altre raccontano l’evoluzione a breve e medio termine della più promettente potenza del turismo connesso, di questa perenne start-up (per spirito d’iniziativa, innanzitutto) valutata 30 miliardi di dollari.

Dopo aver reso normale abitare nell’appartamento di uno sconosciuto, la piattaforma è decisa ad accompagnarlo in ogni fase dei suoi viaggi, proponendogli cosa fare, come spendere al meglio il suo tempo; aiutandolo a trovare evasioni e svaghi in linea con i suoi gusti e le sue passioni. Da subito, in dodici città del mondo, Firenze tra le italiane per cominciare. Una cinquantina dall’anno prossimo, Roma inclusa. Più avanti, si propone di vendere anche biglietti aerei, darà modo di noleggiare un’auto, ordinare del cibo e altri comfort e trovarli all’arrivo direttamente nell’abitazione affittata. In poche parole, sarà un tour operator globale. Totale. Completamente virtuale.

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Le future applicazioni di Airbnb – Credits: Marco Morello

Ad annunciarlo davanti all’oltremodo entusiasta platea dell’Orpheum Theatre di Los Angeles, è stato il co-fondatore e ceo Brian Chesky. L’occasione è «Airbnb Open», l’annuale convention dell’azienda, che riunisce «host» da tutto il mondo, i padroni dei 3 milioni di case disponibili on line in 191 nazioni. Saranno loro i principali protagonisti e artefici del pacchetto «Trips», questa moderna versione delle gite che promette di far vivere una meta in modo autentico, lontano dai consigli un po’ affettati e logicamente standardizzati delle classiche guide cartacee o delle app che ormai affollano gli smartphone. Un turismo davvero su misura, a ciascuno secondo i suoi sogni.

La differenza del paradigma Airbnb avanza la possibilità di partecipare a cene organizzate dalla gente locale nelle loro abitazioni o di andare con loro in club di nicchia, sconosciuti a Lonely Planet e vari corollari; di imparare a fare surf da un campione scafato, esplorare a piedi i meandri di un quartiere o arricchire le sue pareti di murales. Di imparare a cucire un vestito da una stilista della zona e così via. A prezzi ragionevoli: Chesky promette che il 50 per cento delle proposte per più giorni costerà meno di 200 dollari (grosso modo, l’equivalente in euro). Quanto all’ingombro temporale, ci saranno autentici tour con pernottamento oppure singoli momenti che si concluderanno in poche ore.

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L'Orpheum Theatre di Los Angeles – Credits: Marco Morello

Certo, non è una rivoluzione. Siti come TripAdvisor (che ha acquisito lo specialista Viator), da anni propongono pacchetti d’esperienze da prenotare on line prima della partenza, con ovvio corollario di recensioni per capire se sono all’altezza o deludenti. Il passo in avanti di Chesky e compagni è «mettere al centro le persone, perché sono loro a fare la differenza». Un mantra ripetuto quasi allo sfinimento durante il keynote di un’ora scarsa, che significa: non è il solito servizio orchestrato da professionisti, non c’è l’algido tocco di una macchina oliata, ma tutto il calore, con le sue piacevoli sbavature, di chi condivide non più solo il suo appartamento ma attimi di vita quotidiana. Che, per i turisti, significa immersione pura e autentica nell’atmosfera della loro meta.

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Brian Chesky, ceo e cofondatore di Airbnb – Credits: Marco Morello

La nuova applicazione, che Panorama.it ha potuto testare in anteprima nel corso dell’evento di Los Angeles, è completa e allo stesso tempo immediata, intuitiva, come lo stile di Airbnb impone. Ha una sorta di timeline che raccoglie tutto quello che si è prenotato, dall’alloggio alle esperienze; integra una serie di chicche, come la possibilità di conoscere i migliori ristoranti nei dintorni della propria posizione e prenotarli con pochi tocchi. Dà persino conto degli eventi in corso in quel momento. Ma non i soliti, non il concerto di cartello o lo spettacolo quasi sold-out: semplicemente, può evidenziare che un gruppo di persone ha deciso di riunirsi in un bar per conoscersi e fare quattro chiacchiere. Rudimenti di social e di dating, in un colpo solo. Di nuovo, l’incursione dell’elemento umano nei meccanismi non sempre fluidi e spontanei della tecnologia.

Airbnb ha fatto arrabbiare, e abbastanza tremare, organizzazioni di albergatori di tutto il mondo, Italia inclusa. Ha diviso, subito freni e divieti. Ora, più di un mal di pancia si manifesterà tra tour operator tradizionali e on line, con ampi dintorni. Necessarie saranno le partnership, specie per la vendita dei biglietti aerei e dei noleggi auto, della consegna di cibo, cesti di frutta e mazzi di fiori nelle case, per esempio, ma è evidente che la piattaforma cercherà di fagocitare i classici soggetti di riferimento, se non inglobandoli, quantomeno tentando di sostituirsi a loro. Non ne ha fatto mistero lo stesso Chesky, che mostrando quelle cinque icone ha detto che c’è ancora spazio, volontà e margine per ampliarle di numero. Per diventare qualcosa d’altro, di più oltre le case.

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