olivetti tes 501
Internet

1976-2016: 40 anni di innovazione targata Italia

Dal floppy al cloud, la tecnologia che ci portiamo dietro è cambiata e così il nostro paese (non sempre in meglio). Ma il futuro è roseo

Nel 1976 Steve Jobs, Steve Wozniak e Ronald Wayne fondavano, a Cupertino, la Apple Computer. Nello stesso anno, in New Mexico, viene installato il primo super computer della storia, conosciuto come Cray-1. E l’Italia? Tutta assopita nelle canzonette di San Remo e ancora dietro agli idoli stranieri? No, per nulla, visto che sempre nel 1976 in un stabilimento di Scarmagno, in provincia di Torino, arriva il primo sistema di scrittura Olivetti dotato di display e floppy: il TES 501.

Checché se ne dica, il nostro paese è sempre stato fucina di talenti e innovazione. Oggi, più di ieri, c’è la sensazione di dover guardare costantemente all’estero per realizzare le proprie idee, soprattutto per mancanza di risorse e di quella spinta che il mondo delle startup chiama incubazione. Ma ci sono evidenze di un’inversione di rotta, con un panorama di piccole, medie e grandi imprese che hanno imparato a guardare la folla e i bisogni reali delle persone per innovare il modo in cui viviamo la quotidianità. Si pensi alla possibilità di acquistare il biglietto del tram dal cellulare, oppure saltare la fila in Posta prenotando un ticket online e scaricando dalla rete gli esami del sangue piuttosto che andare presso l’ospedale.

Il contesto sta cambiando, con gli ultimi 10 anni che proseguono ad un passo spedito più veloce dei primi 30. Lo hanno raccontato i partecipanti di #SiamoForty, una giornata evento che ha messo al centro del dibattito il ruolo della tecnologia in Italia negli ultimi 40 anni, dal 1976 al 2016, l’arco di tempo che racchiude l’attività nel settore ICT di Data Manager, organizzatrice dell’appuntamento.

Idealmente, gli ultimi 40 anni hi-tech in Italia possono essere divisi in tre sezioni temporali: il passato, il presente e il futuro. È indubbio che alcune tecnologie appartengano oramai alla storia e siano cadute in disuso. Un esempio? Proprio i floppy disc o i CD-Rom, messi da parte in favore di soluzioni “liquide” come il cloud e i server. Ma gli anni hanno anche visto nascere prodotti che ancora oggi, con le dovute trasformazioni, ci portiamo dietro: telefonini, personal computer, fax e tanto altro. Poi il futuro, quella sorta di porta semi aperta che lascia intravedere qualcosa ma che nasconde ancora tante soprese. Le principali sono l’Internet delle Cose, la realtà aumentata e quella virtuale. Di questo ne hanno parlato, tra gli altri, Roberto Vacca, Giuseppe Mastronardi, Paolo Crovetti (CIO di Brembo) e Massimo Rosso (CIO di RAI).

“Bisogna far capire a chi prende le decisioni che siamo nel 21esimo secolo e quindi abbiamo bisogno di servizi degni di quest’epoca. Se voglio pagare una bolletta devo poterlo fare sempre online, così come una multa o la disdetta di un canone. Purtroppo le cose non vanno sempre così ed è probabilmente colpa di una burocrazia che tiene ancorata l’Italia alle ultime posizioni in Europa circa l’adozione di tecnologie digitali. Si pensi che negli USA è del 57% la media delle persone che fa acquisti online, da noi circa il 29%, un gap solo in parte sociologico” – ha spiegato Stefano Quintarelli, in collegamento streaming da Roma.

Infrastrutture, antenne, aggiornamento dei cavi. Sono solo alcune delle necessità di cui l’Italia ha bisogno per agganciare i paesi più avanzati. Non basta dunque avere idee geniali o la forza di inventarsi qualcosa di nuovo, che migliori la produzione in azienda ma anche le esperienze dei turisti che visitano le nostre città, o dei stessi residenti che vogliono spostarsi con i mezzi pubblici da un punto all’altro. Abbiamo tra le mani delle Ferrari (smartphone, tablet, notebook) che sono costrette a viaggiare su strade statali con limiti molto bassi, ovvero ci sono i mezzi ma non le connessioni adeguate.

Sarà sempre così? Una volta eravamo la patria dell’adozione del 3G e della telefonia mobile, oggi siamo indietro nel continente, ma ci sono degli spiragli. Il centro ricerca di Ericsson è in prima fila, in Italia, per lo sviluppo della rete 5G, grazie al supporto della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, che ha messo a disposizione il proprio Centro per le Tecnologie Fotoniche, una camera bianca da 12 milioni di euro, voluta dalla Regione Toscana per la realizzazione dei chip fotonici. Un esempio da seguire.

 

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