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Internet sarà in ogni cosa

Nel 2020 ci saranno 50 miliardi di oggetti connessi alla Rete. E Cisco scommette: prepariamoci a una rivoluzione culturale, oltre che tecnologica, che porterà opportunità per gli innovatori e le imprese. Anche nel nostro Paese

– Credits: altermark @Flickr

Che Internet sia una risorsa centrale del Pianeta è ormai fuori di dubbio. Tanto che ci viene quasi difficile pensare a quando non eravamo connessi.

Rimaniamo persino sorpresi nello scoprire che esiste ancora un buon 68% della popolazione terrestre che non è ancora raggiunta dalla Rete. Ma è solo questione di tempo. Entro 4 anni quasi la metà della popolazione mondiale sarà su Internet, con una crescita del traffico IP tre volte maggiore rispetto al 2012.

Ma il vero boom riguarderà le cose più che le persone. Ad oggi – spiega una ricerca Cisco – solo l’1% degli oggetti che possono essere messi in Rete è effettivamente connesso. Ma il numero è destinato ad aumentare drasticamente nei prossimi anni: 15 miliardi di dispositivi connessi entro il 2015, addirittura 50 miliardi nel 2020.

In men che non si dica arriveremo a quello che Cisco definisce l’Internet of Everything, Internet in ogni cosa. Una trasformazione radicale del modo di concepire e vivere la Rete, pari a quelle che nell’epoca recente ci ha portato dall’email all’e-commerce fino ai social network. Nell’era dell’ l’Internet of Everything, ad esempio, non dovremo più cercare un parcheggio. Sarà la Rete a informarci su dove e come parcheggiare la nostra vettura, sfruttando una rete di sensori sul campo collegata ad un'architettura centrale. 

UN’OPPORTUNITÀ DA COGLIERE
Automazione industriale, energia, retail, trasporti, sanità, città intelligenti: sono questi i settori che prima degli altri conosceranno l’Internettizzazione delle proprie strutture, ma la lista delle applicazioni è praticamente senza fine. Si può dire che ovunque ci sia un dato da gestire, allora lì ci sarà una connessione. 

Cosa comporterà tutto questo in termini di innovazione e business? Le cifre parlano di un giro d'affari (reale e potenziale) da svariati zeri: 1, 4 trilioni di dollari nell’anno corrente, 14,4 trilioni entro il 2020. Ma che ha bisogno di un grande sforzo infrastrutturale da parte di tutti gli attori della filiera affinché tutte le opportunità vengano sfruttate. E qui casca l’asino, almeno in quei Paesi – vedi l’Italia – dove la crisi economica ha ridotto enormemente la possibilità di effettuare investimenti, sia nel pubblico che nel privato.

Il futuro rimane però luminoso spiega Flavio Bonomi, vice president e responsabile dello svilluppo IoE di Cisco: "Ciò che sta succedendo stimola innovazioni, nuovi richieste che poi avranno impatto sul modo in cui facciamo IT". Chiarisce Agostino Santoni, Amministratore Delegato di Cisco Italia “E’ un passaggio chiave in ottica di innovazione e competitività. Come in una rete l’informazione decisiva da gestire può arrivare in un dato momento dall’ultimo e più piccolo dei sensori, così una idea decisiva può arrivare da qualsiasi cittadino e dal più giovane degli impiegati: perdere l’opportunità lavorarci a causa di una struttura inadeguata al dialogo è un rischio che non ci si può permettere”.

VERSO UNA RETE DISTRIBUITA
In questo senso, gli sforzi di Cisco Italia per la trasformazione tecnologica ma anche culturale del paese si stanno orientando verso due obiettivi ben precisi: da un lato sostenere la creazione delle infrastrutture di Rete a banda ultralarga puntando su imprese, persone, start up che hanno risorse, prodotti, progetti che possono rispondere a esigenze di mercato ancora irrisolte; dall’altro sviluppare soluzioni e sistemi per migliorare la Rete. Per renderla cioè più sicura, agile, sensibile al contesto, una Rete capace di trasferire all’utente le corrette policy di accesso ad informazioni e applicazioni e che sia quasi “consapevole di se stessa, che sappia cioè auto-configurarsi, auto-ottimizzarsi, auto-ripararsi, auto-proteggersi e gestire le domande massive di dinamicità, automazione e gestibilità dei nuovi modelli di utilizzo (vedi il cloud); capace infine di garantire scalabilità di calcolo, di storage, di networking; capace di integrare programmabilità, applicazioni aperte, funzioni di analisi in grado di trasformare dati grezzi in informazioni pronte all’uso.

"Stiamo rendendo le reti programmabili", spiega Paolo Campoli CTO Head of SP Architectures di Cisco Italia, aggiungendo: "vogliamo separare l'intelligenza dal trasporto, astrarre la complessità della rete".

L’utente della strada percepirà questa rivoluzione copernicana? Dal punto di vista tecnico probabilmente no, visto che buona parte della trasformazioni avverrà dietro le quinte. Ma ne avvertirà sicuramente i benefici, nella vita di tutti i giorni.

 
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