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Ibm, ecco il cervellone Watson Health che sbarcherà a Milano

Il colosso informatico Usa investirà 135 milioni nel centro europeo dedicato alla ricerca e alla sanità dell'ex area dell'Expo di Milano

Ibm ha annunciato un accordo con il governo italiano per il lancio del primo Centro di eccellenza europeo di Watson Health. Verrà realizzato nei prossimi mesi alle porte di Milano nell'area che ospitava l'Expo 2015. L'accordo è stato annunciato proprio il giorno in cui il premier Matteo Renzi era in visita negli Stati Uniti. Una delle tappe in programma era la sede Ibm Watson di Boston. "Investiremo in questo progetto 135 milioni di euro" spiega a Panorama Enrico Cereda, Ceo di Ibm in Italia. "Oggi per l'Italia è un grande giorno. Insieme al governo puntiamo a realizzare un hub internazionale per promuovere la conoscenza nel campo della genomica, dei Big data, dell’invecchiamento della popolazione e dell’alimentazione". Il Centro Watson Health fa parte di una collaborazione a lungo termine fra Ibm e il Governo italiano. Nel corso dei prossimi anni verranno arruolati data scientist, ingegneri, ricercatori e progettisti per questo progetto. Si parla di almeno 600 nuovi posti di lavoro. "L'intento" spiega Cereda, "è sviluppare una nuova generazione di applicazioni e soluzioni sanitarie basate sui dati".

Come funziona

"Molti ospedali americani, primo tra tutti lo Sloan-Kettering cancer center, hanno adottato Watson come medico in corsia" racconta Cereda. Il cervellone di Ibm ha memorizzato milioni di referti medici, tac, immagini, lastre relative a decine di migliaia di pazienti malati di cancro.

"Watson aiuta i medici a formulare le diagnosi e a trovare le cure migliori confrontando alla velocità della luce il caso in esame con tutti quelli in archivio. È stato calcolato che a un dottore servirebbero 10 mila settimane per leggere e capire 10 milioni di casi di singoli pazienti: Watson lo fa in pochi secondi". 

Le applicazioni mediche per la salute spaziano in tutti i campi della medicina. "Watson, per esempio, potrà prevedere fino a tre ore in anticipo una crisi glicemica di un diabetico". Grazie ad un accordo con il colosso delle tecnologie biomediche Medtronic "potrà analizzare, tramite una app sullo smartphone del malato, i dati inviati dalla pompa insulinica e dal dispositivo che monitora il glucosio indossati dal paziente. Incrocerà queste informazioni con quelle relativi al movimento per mezzo di tracciatori indossabili o i geo-localizzatori di serie sugli smartphone. Dall’analisi in tempo reale di questi dati, potrà avvertire il diabetico prima che abbia una crisi".

"La creazione del Centro Watson Health in Italia ha una missione in più» spiega Cereda. È destinata a incoraggiare lo sviluppo di un ecosistema paneuropeo per affrontare le sfide dei sistemi sanitari e promuovere la ricerca e le start-up nel campo della tecnologia sanitaria. I data scientist, gli ingegneri e i programmatori di Ibm lavoreranno in collaborazione con organizzazioni di tutta Europa per creare una nuova classe di soluzioni basate sul cloud. Un mix di cognitive computing, scienze della vita e assistenza sanitaria. Il Centro offrirà l’accesso a risorse e tecnologie per accelerare la ricerca su nuove opzioni terapeutiche, favorire la medicina personalizzata e migliorare la gestione della salute pubblica generale, promuovendo nel contempo sistemi sanitari sostenibili.

L'era del cognitive computer

Siamo entrati nell’era del cognitive computing» spiega a Panorama.it Cereda. "Watson non è un computer come siamo abituati a pensarlo: è un sistema cognitivo. In pratica, apprende in modo simile agli umani, ma è molto più veloce. Per capire le sue potenzialità basta un dato: in pochi secondi è in grado di leggere l’equivalente di un milione di libri".

Come gli esseri umani, è in grado di parlare. Come tanti suoi simili raccontati da un’immensa letteratura e filmografia di fantascienza, può essere interrogato a voce. "Capisce moltissime lingue, giapponese e italiano incluse, ma non riconosce solo le parole del suo interlocutore» spiega Cereda. «Quando gli viene posto un quesito, cerca di capire quello che si vuole dire, cogliendo anche sottili sfumature lessicali. Fa differenti ipotesi e, alla fine del processo che dura un battito di ciglia, presenta le risposte in modo probabilistico utilizzando un linguaggio naturale e comprensibile".

La sfida al telequiz

Watson ha fatto la sua prima apparizione pubblica nel 2011. Ha partecipato a Jeopardy, un quiz show molto famoso negli Stati Uniti, sconfiggendo in diretta tv Brad Rutter e Ken Jennings, i campioni storici della trasmissione. Da quel giorno sono passati poco più di 5 anni e da esperimento di laboratorio, Watson e il cognitive computing sono diventati il cuore della strategia Ibm. Grazie a queste capacità di elaborazione dati, il colosso americano che quest’anno compie 105 anni, può proporre ai suoi clienti «un sistema per aumentare a dismisura l’intelligenza umana» spiega Cereda. Una cosa che da un lato riesce ad accelerare il business di chi «assume» Watson nella sua azienda. Dall’altro migliora la vita di ciascuno di noi.

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Il super computer Watson – Credits: Ibm

Una nuova era per la salute

Watson Health rende disponibili ai medici e agli altri operatori sanitari le funzionalità di cognitive computing avanzate di IBM Watson per fornire un’assistenza di qualità. Consente di rendere anonime, condividere e combinare queste informazioni con una vista aggregata di altri dati sanitari. Una mole immensa di dati che il cervellone di Watson Health elaborerà con il suo plotone di computer nel cloud e permetterà ai ricercatori medici, per esempio, di identificare nuovi farmaci, o personalizzare le opzioni terapeutiche per i pazienti oncologici.

"Questa nuova era nella salute non si realizzerà grazie solo a sforzi solitari" spiega spiega Deborah DiSanzo, General manager per Ibm Watson Health. "Richiederà il lavoro di numerosi esperti, uniti in un ecosistema in cui vi sia un’agevole condivisione delle idee verso l’obiettivo di migliorare e salvare vite in tutto il mondo".

Non solo in campo medico

Ma Watson non è solo ad uso medico. La sua capacità cognitiva ha innumerevoli applicazioni. Watson è un vero divoratore di informazioni che accumula nella sua immensa memoria custodita in quella che i più tecnologici chiamano cloud, la nuvola di internet. Niente di etereo, ma una schiera di potentissimi server a loro volta ospitati in centri Ibm protetti da muri di cemento armato e sofisticati sistemi di sicurezza sparsi in varie parti del mondo.

Watson ha una fame di dati inesauribile che sazia grazie agli accordi strategici che Ibm ha stretto con tantissime società, prime tra tutte quelle hi-tech. Alcuni esempi? "Pochi sanno che Watson è in grado di leggere i flussi di tutti i post di Facebook e tutti i cinguettii che vengono pubblicati su Twitter" spiega Cereda, che precisa, per chi dovesse vedere la sua privacy a rischio, che Ibm ha accesso solo ai contenuti pubblicati, ma non conosce chi ne sia l’autore.

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Enrico Cereda, ceo di Ibm Italia – Credits: Ibm

Anticipare le tendenze

"Analizzando i flussi social, Watson è in grado di anticipare le tendenze prima che lo diventino. Ci sono aziende nel mondo della moda che utilizzano Watson come sfera di cristallo. Per sapere quello di cui si parla, cosa è di tendenza e cosa invece sta già diventando obsoleto". 

Oggi, con l’internet delle cose, miliardi di oggetti sono connessi alla rete e generano flussi di dati: aerei e auto sono pieni di sensori così come elettromestici, smartphone, tablet e navigatori satellitari. Ci sono poi tutti quegli accessori indossabili per misurare le prestazioni fisiche dal braccialetto Fitbit al Watch della Apple. L’elenco è infinito. "The Weather Company è una società appena acquisita da Ibm" racconta Cereda per fare un esempio. "Ha la 4° app mobile più visitata negli Stati Uniti e 2,2 miliardi di sensori metereologici sparsi in tutto il mondo che consentono di fornire, ogni giorno, oltre 15 miliardi di previsioni atmosferiche con la precisione di 10 metri. Watson permette alle compagnie assicurative che ce lo chiedono di fornire servizi unici e in tempo reale, come per esempio inviare un messaggio sul telefonino di una persona alla guida, che lo avvisi dell’arrivo di una tempesta di neve, proprio lì dove si trova". L’unicità di Watson sta proprio nel suo essere cognitivo: "Nella capacità di analizzare, organizzare e dare un senso a miliardi di informazioni" spiega Cereda. "Le banche lo usano per consigliare i giusti investimenti monitorando milioni di parametri contemporaneamente. Le istituzioni per gestire la sicurezza". Watson può aiutare a prevenire gli attentati, riconosce le immagini e i flussi video, nota i movimenti sospetti e li segnala.

"Per noi, l’uomo è al centro di tutto" commenta Cereda. "La potenza cognitiva e computazionale di Watson non servono a sostituire l’elemento umano, ma sono utili alla persona per prendere la miglior decisione, nel minor tempo possibile".

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